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PATRIMONIO IMMOBILIARE FUORI ROMA
VILLA CARMIGNANI
Nel 1979 l’ultima discendente di una illustre famiglia toscana,
l’avvocato Giuliana Carmignani, lasciò alla Cassa la sua villa a Collesalvetti,
piccolo comune in provincia di Livorno,nonché un terreno all'isola d'Elba, in località Capoliveri.
Le fortune dei Carmignani sono legate
alla notorietà acquisita nella prima metà del XIX secolo da Giovanni,
illustre giurista, a lungo professore all’Università di Pisa, in contatto con pressochè tutti i più importanti
esponenti della cultura e della politica nel periodo a cavallo tra l’Illuminismo e il Romanticismo.
Anche il fratello Vincenzo si guadagnò una certa fama, conseguendo tra l’altro la carica di responsabile
della manutenzione dei monumenti della Piazza dei Miracoli di Pisa.
Anche la generazione successiva si fece ben valere, dando a Pisa negli ultimi anni del secolo un sindaco,
Giuliano, combattente della II Guerra d’Indipendenza. Successivamente,
le sorti della dinastia furono tenute in auge da un nipote di quest’ultimo, Giovanni
- sindaco di Collesalvetti -, che sposò una Sella, Adele, dalla quale nacque Giuliana, morta appunto nel 1979 senza eredi.
Divenuta all’inizio del secolo una delle famiglie più ricche della Toscana,
con decine di poderi di proprietà, la famiglia Carmignani abitava abitualmente
in un palazzo sul lungarno Pisano, distrutto nel maggio 1944 dai tedeschi che,
in ritirata, fecero saltare i ponti e tutto ciò che gli era adiacente.
A quell’epoca la famiglia, che aveva perso in un bombardamento Adele, si era trasferita a Collesalvetti
da circa un anno, ma non aveva trovato la pace neanche in campagna. Il 19 giugno 1943, infatti,
il regime aveva requisito la villa al fine di trasferirvi la Regia Conservatoria delle ipoteche di Livorno
"onde sottrarre detto ufficio ad eventuali distruzioni per incursioni nemiche".
Poco dopo l’armistizio, il 23 novembre, nella villa si insediarono i tedeschi, utilizzandola come stazione per la posta militare.
Al centro del parco fu installata un’officina.
Venne poi il turno degli alleati, che occuparono la proprietà il 18 luglio 1944,
usandola per l’acquartieramento delle truppe e prolungando la loro permanenza per oltre un anno;
dai documenti risulta che, alla fine, tutte le finestre erano prive di vetri, gli impianti elettrici erano scomparsi,
una cospicua parte degli alberi era stata tagliata per favorire le comunicazioni interne al parco e per il riscaldamento
della truppa.
Nel dopoguerra la casa costituì l’abitazione dell’avvocato Giuliana, rimasta sola con la sorellastra,
che morì tre mesi prima di lei. Non avendo eredi diretti – non si era mai sposata – la Carmignani lasciò alla Cassa la proprietà
, individuando nell’Ente un istituto in grado di riportare la villa agli antichi fasti.
La proprietà si compone della ottocentesca casa padronale, di una dipendenza distaccata dal corpo principale definita
limonaia, di una cappella gentilizia, di una casa colonica, e di un terreno di oltre dieci ettari,
distribuito tra bosco ceduo, seminativo e prato.
La costruzione, la cui genesi si può ascrivere alla prima metà del XIX secolo – la casa padronale risulta in
una mappa catastale del 1817 -, rappresentò una sorta di "casa di campagna" per la dinastia Carmignani fino alla
seconda guerra mondiale, quando le vicende particolarmente drammatiche della famiglia la costrinsero a trasferirvisi
in pianta stabile.