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VIA BADOERO

QUARTIERE OSTIENSE

Il quartiere prende il nome dalla via che l’attraversa e che, pur non essendo ormai più la principale della zona, rappresenta una grossa porzione di storia della città.

La Via Ostiense costituiva infatti la comunicazione tra Roma e il mare, ovvero con Ostia antica, in alternativa alla Via Portuense, che conduceva a Portus, l’odierna Fiumicino e il porto alternativo di Roma quando Ostia cominciò a insabbiarsi. Il primo grande insediamento industriale a Roma fu creato proprio nel quartiere Ostiense, grazie anche al porto fluviale che sostituì i vetusti approdi di Ripa Grande e Ripetta. Sorsero una centrale elettrica, gli stabilimenti della Società Romana Gas, officine, fabbriche, distillerie, tipografie e officine del vetro. Vi fu anche convogliato l’afflusso delle merci che giungevano a Roma dai paesi viciniori, mediante l’istituzione dei Mercati Generali, proprio lungo la Via Ostiense, che si sovrapposero ai luoghi istituzionalmente deputati al commercio, come l’Emporium del Testaccio, Piazza Navona e Campo de’ Fiori, San Giorgio al Velabro e il Portico d’Ottavia.

Una zona di taglio così prettamente industriale presupponeva un contiguo settore insediativo atto a ospitare gli operai che, sempre in maggior quantità, affluivano a Roma per prestare la propria opera nelle fabbriche sorte all’inizio del secolo. L’Istituto Case Popolari si diede quindi a costruire nella zona definita Garbatella, che deve il suo nome alla presunta amenità del luogo o, in alternativa e secondo una diceria popolare, a un’ostessa di rinomata bellezza che allietava i romani nelle loro gite fuori porta, quando sul posto c’erano solo campagna e taverne.

La zona è quindi un prodotto del ventennio, anche se il primo nucleo, costituito da 204 alloggi, viene costruito tra il 1920 e il 1922. Si trattava, allora, di una serie di villette a schiera: un sobborgo operaio, o borgata-giardino, sul modello di quelli costruiti nelle città industriali in Inghilterra.

Il regime punta molto sulle caratteristiche intensive del quartiere, e in sei anni costruisce altri 1.200 alloggi distribuiti in palazzine di due o tre piani, secondo il concetto della "casa rapida", in economia e con non più di sei mesi necessari per la sua costruzione; sorgono anche quattro alberghi suburbani atti ad alloggiare gli sfollati delle demolizioni del centro, e in seguito convertiti in servizi collettivi.

L’ultimo esperimento, il regime lo attua nel 1929, con la costruzione di un modello di villetta di pregio con uno stile architettonico definito "barocchetto" romano; sorgono tredici abitazioni di questo tipo, su due piani, e sono il prologo del passaggio del quartiere da sobborgo a insediamento urbano intensivo, soprattutto dopo la costruzione del EUR.


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