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La vasta pianura compresa tra la città Leonina e Monte Mario è stata, nel corso dei secoli, teatro di un’infinità di cortei militari; essa costituiva infatti il settore dove si accampavano le truppe d’Oltralpe che si accingevano ad assalire il Vaticano o Castel Sant’Angelo, o semplicemente quelle al seguito dell’imperatore, del re o del condottiero in attesa di un qualche genere di investitura da parte del papa o di sfilare per le vie della città in trionfo.

Denominata nella tarda antichità e nell’Alto Medioevo Prati Neroniani, perché vi erano ubicate le vestigia del circo di Nerone, la zona fu in seguito nota come Prati di Castello, rimanendo priva di strutture edilizie per tutto il lungo periodo della Roma papalina. Nel XIX secolo, tuttavia, essa venne interessata da un progetto urbanistico, ma l’amministrazione pontificia, dopo mezzo secolo di tentativi, accantonò qualsiasi velleità costruttiva in considerazione della scarsità di vie di comunicazione con la sponda opposta del Tevere: allora, infatti, l’unico ponte esistente nel settore nordoccidentale dell’Urbe era ponte Sant’Angelo, antistante il castello omonimo e già nel Medioevo descritto da Dante come particolarmente trafficato.

Con l’avvento dell’amministrazione sabauda si inaugura l’urbanizzazione della zona, che procede di pari passo con la costruzione di una serie di ponti (ponte Margherita, ponte Umberto e ponte Cavour). Il quartiere sorge intorno all’asse principale, la via intitolata al tribuno Cola Di Rienzo, personaggio simbolo dell’anticlericalismo; nel 1888 viene inglobato nel rione XIV-Borgo e nel 1921 diventa il XXII rione. Il ventennio fascista riempie gli ampi spazi lasciati vuoti dall’impegno edificatorio di fine secolo, delineando un quartiere la cui identità scaturisce dalla tipologia estremamente variegata degli abitanti: in esso, nuovi venuti si sovrappongono e si frammischiano ai romani di tante generazioni, e famiglie di medio-alta estrazione sociale si alternano ad artigiani, commercianti, burocrati, ovvero alla borghesia in ascesa. La caratterizzazione del quartiere si completa nel dopoguerra, quando proliferano gli uffici e assumono centralità le sedi giudiziarie.


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