Alla Cassazione più margini nelle decisioni

Sezioni unite. Lettura della riforma

Alla fine la Corte di cassazione sceglie la linea più innovativa. E chiarisce che l'annullamento senza rinvio è sostanzialmente possibile in tutti i casi in cui non è necessario procedere a nuovi accertamenti di fatto. Anche procedendo in questo modo alla rideterminazione della pena, quando necessario. In questo senso si sono pronunciate ieri le Sezioni unite, con un orientamento che per ora è disponibile solo con l'informazione provvisoria n. 25, in attesa di motivazioni che arriveranno solo tra qualche tempo. Davanti alle Sezioni unite era arrivato un contrasto, sia pure potenziale, sull'interpretazione della norma introdotta, anche per ragioni di economia processuale, da pochi mesi, nell'agosto, con la riforma del processo penale. La legge n. 103 del 2017 ha infatti riscritto l'articolo 620 lettera l) del Codice di procedura penale in una prospettiva di ampliamento dei poteri della Cassazione, prevedendo che l'annullamento senza rinvio può essere pronunciato se la Corte ritiene di potere decidere, non essendo necessari ulteriori elementi di fatto, di rideterminare la pena sulla base delle decisioni del giudice di merito o, ancora, di adottare tutti i provvedimenti necessari, e, comunque in tutti i casi in cui è superfluo un rinvio. La Cassazione, in una prima pronuncia, ha letto la norma sostanzialmente depotenziandone la portata innovativa, come una conferma cioè dell'orientamento consolidato secondo il quale il presupposto perché la Corte possa procedere alla rideterminazione della pena è la semplice possibilità di correggere la decisione senza sostituire giudizi di merito, incompatibili con le attribuzioni della Cassazione stessa. Un'altra interpretazione però è possibile, ed è quella poi seguita dalle Sezioni unite. Quella cioè che, esclusi accertamenti di fatto, questi sì incoerenti con la fisionomia della Cassazione, dà la possibilità alla Corte di intervenire tutte le volte che ha sul tavolo gli elementi per la decisione. Non solo sul fronte della rideterminazione della pena, peraltro. In questo senso viene sposata la linea più innovativa, quella che, per esempio, proprio sul fronte della precisazione della pena, intende lasciare spazio alla Cassazione quando l'accertamento già compiuto nella sentenza impugnata fornisce dati tali da permettere un giudizio. Un potere che è certo espressione di discrezionalità (come peraltro si è fatto notare essere conseguente per l'utilizzo nella riforma del verbo «ritenere»), ma di una discrezionalità che non si spinge sino a compiere nuove verifiche di fatto ma è piuttosto collegata ai parametri già acquisiti nella pronuncia di merito. (da Il Sole 24 Ore del 1/12/2017)