Depenalizzazione, vale il contestato

Sentenza della Corte di Cassazione sulla revoca della condanna

La depenalizzazione dell'omesso versamento di ritenute previdenziali e assistenziali si applica anche alle condanne definitive. E il giudice dell'esecuzione chiamato a revocare la sentenza a carico del datore di lavoro non può rivisitare il giudizio di merito: se dunque l'ammontare dei contributi omessi è ampiamente sotto la soglia di rilevanza penale il giudice nella sua indagine deve tenere conto soltanto della contestazione specifica. Non conta, ad esempio, che all'imputato sia stata contestata l'omissione di un sola mensilità, mentre il tetto di 10 mila euro riguarda l'intero anno: non può essere il datore a dover dimostrare la propria non colpevolezza, ma spetta al pm contestare eventuali ulteriori mensilità rimaste inevase che fanno scattare il superamento della soglia di punibilità. È quanto emerge dalla sentenza 4206/18, pubblicata il 30/01/2018 dalla terza sezione penale della Cassazione. Sbaglia il giudice dell' esecuzione a non revocare il decreto penale di condanna sul rilievo che l'opponente non prova il mancato superamento della soglia di punibilità con riferimento alle altre mensilità dell' anno: la condanna, infatti, si riferisce al solo mese di dicembre e l'importo delle ritenute non versate ammonta a meno di 3.700 euro. È vero: il reato di omesso versamento delle trattenute previdenziali e assistenziali non è stato affatto abrogato ma risulta soltanto ridotto l'ambito di operatività della norma incriminatrice, con la soglia di rilevanza penale fissata a 10 mila euro per tutti i 12 mesi. E non è affatto detto, osservano tuttavia gli Ermellini, che al giudice dell' esecuzione sia consentita una verifica estesa all'intera annualità cui si riferisce la mensilità evasa. Ma anche a volerlo ritenere possibile bisogna comunque seguire lo schema procedimentale ex articolo 666, comma quinto, Cpp: serve dunque una ricognizione sostanziale del quadro probatorio già acquisito, andando a caccia di elementi che erano irrilevanti al momento della sentenza di condanna ma sono divenuti determinanti per la decisione sull'imputazione contestata alla luce della riforma che è sopravvenuta. Insomma: depenalizzazione sì, ma senza inversione dell' onere della prova. (da Italia Oggi del 31/01/2018)