Il condono non salva dalle Entrate

La pronuncia della Cassazione

Il condono tombale non mette in salvo le agevolazioni indebitamente fruite dai controlli del fisco. L'azienda che ha esposto in dichiarazione dei redditi crediti d' imposta non spettanti non può invocare l'adesione alla sanatoria. Viceversa, risulterebbe violata la ragione stessa del condono, che è quella di fare cassa per l' erario e di deflazionare il contenzioso. Così si sono espresse le sezioni unite civili della Cassazione nella sentenza n. 16692/17, depositata il 06/07/2017. Il caso vedeva coinvolta una società campana, raggiunta da una contestazione dell' Agenzia delle entrate per aver impropriamente utilizzato il tax credit per le assunzioni previsto dalla legge n. 388/2000. A parere dell'ufficio, l'impresa aveva avuto un numero di dipendenti sempre inferiore alla media occupazionale del periodo storico di riferimento necessaria per far scattare il diritto al beneficio. In sede giudiziale la società contribuente eccepiva l' adesione al condono tombale (ex legge n. 289/2002), che a suo giudizio avrebbe impedito all' amministrazione finanziaria l'esercizio dei poteri di accertamento sulle annualità coperte dalla definizione agevolata. Giunta fino al grado di legittimità, la questione veniva rimessa dalla sezione tributaria della Cassazione alle sezioni unite. Ciò in quanto, nonostante la tesi maggioritaria della giurisprudenza fosse dell' avviso che il condono tombale elidesse i soli debiti fiscali (non operando quindi sugli eventuali crediti), lo scorso anno si era fatto largo un orientamento opposto. Nelle sentenze nn. 3112, 16186 e 16187 del 2016, infatti, gli ermellini avevano affermato che il condono comportasse altresì la preclusione nei confronti del dichiarante e dei soggetti coobbligati «di ogni accertamento tributario». Quest' ultima tesi viene però respinta dalle sezioni unite. Per sua natura, infatti, «il condono incide sui debiti tributari dei contribuenti e non sui loro crediti», si legge nella decisione resa ieri, «la preclusione di ogni accertamento non può che concernere, allora, il solo debito tributario». La totale decadenza dei poteri di rettifica dell' ufficio «colliderebbe in maniera frontale con le finalità del condono, indirizzate a reperire risorse di bilancio e non già a perseguire finalità transattive e di compensazione di ragioni di credito e debito», conclude la suprema corte. (da Italia Oggi del 07/07/2017)