Il processo online al Tar vince la sfida dopo un anno

Il sistema boccia solo il 7% di ricorsi - Resta la copia di cortesia

Il primo anno del processo amministrativo telematico si chiude con un progressivo calo degli atti rifiutati dal sistema: a gennaio dello scorso anno, quando il Pat ha debuttato, si era partiti con il 21,5% di ricorsi e documenti collegati che non erano riusciti ad arrivare a destinazione. Cifra che già il mese successivo era scesa al 14% per finire, a dicembre scorso, per assestarsi intorno al 5,8 per cento. Un segnale che il processo elettronico presso Tar e Consiglio di Stato comincia a girare. «Non ci sono stati grossi problemi né tecnici né organizzativi - commenta Mario Torsello, segretario generale della giustizia amministrativa - e questo grazie alla collaborazione di magistrati, personale amministrativo e avvocati. Anche la giurisprudenza ha fatto la sua parte offrendo interpretazioni antiformalistiche con decisioni consapevoli della novità della riforma». Debutto non facile La partenza del Pat non è stata facile. Per ben quattro volte, infatti, è stata rimandata. Alla fine il processo online ha debuttato a gennaio dello scorso anno. Come già accaduto per la giustizia civile, anche per quella amministrativa il rito telematico punta a eliminare del tutto il ricorso alla carta, con l’obiettivo di risparmiare tempo e denaro. Tutto, infatti, deve avvenire online: dal deposito del ricorso da parte dell’avvocato alla trattazione del fascicolo nelle cancellerie. Per vedere il traguardo completamente raggiunto bisognerà, però, attendere. Già nel primo anno di vita del Pat, infatti, era stato previsto che, insieme al deposito telematico del ricorso (che è quello che ha valore legale), l’avvocato depositasse una cosiddetta copia di cortesia cartacea del fascicolo. Obbligo che avrebbe dovuto aver termine a fine 2017 e che, invece, la legge di bilancio (legge 205/2017, articolo 1, comma 1150) ha prorogato al 31 dicembre 2018. Dunque, la carta continuerà a circolare ancora per quest’anno. Di contro, dallo scorso primo gennaio cessa il doppio canale, quello che per tutto il 2017 ha riservato due distinte procedure a ricorsi vecchi e nuovi. Le regole del Pat, infatti, hanno iniziato a essere applicate solo alle cause depositate a partire dal 1° gennaio 2017, mentre quelle precedenti hanno continuato a viaggiare su carta. Da quest’anno, invece, anche i vecchi fascicoli dovranno diventare telematici. Se, per esempio, ci sarà bisogno di presentare atti integrativi a un ricorso nato sulla carta perché precedente al 2017, dovranno essere inviati online. Il bilancio Nel primo anno sono stati inviati al Pat poco più di 290mila atti: 268mila - quasi 59mila ricorsi e oltre 209mila tra scritti difensivi e altri documenti - sono arrivati al destinatario, mentre 22mila sono stati respinti dal sistema (il 7,7% su base annua). «Dopo il primo mese - sottolinea Dante D’Alessio, responsabile del servizio per l’informatica della giustizia amministrativa - gli errori, comunque rimediabili, si sono, tuttavia, attestati su percentuali fisiologiche. L’intero sistema si è dimostrato affidabile e non ci sono state significative interruzioni dei servizi». Anche per questo la giustizia amministrativa ha ricevuto agli inizi di dicembre il premio Agenda digitale, conferito dall’Osservatorio Agenda digitale della School of management del Politecnico di Milano. Il bilancio del Pat è positivo anche per i legali. E questo nonostante - segnala Umberto Fantigrossi, presidente dell’Una (Unione nazionale avvocati amministrativisti) - «il sistema resti complesso e abbia trasferito sugli studi parte del carico di lavoro delle cancellerie, imponendo agli avvocati uno sforzo importante per la formazione del personale e la gestione della pratica, la cui iscrizione a ruolo è diventata più lunga e complessa. Ora, però, si iniziano a vedere i vantaggi, ma restano significativi margini di semplificazione delle procedure». Antonello Cherchi (da Il Sole 24 Ore del 8/1/2018)