L'avvocato che eserciti anche il lavoro di insegnante part-time ha diritto ad una sola indennità di maternità

La pronuncia della Cassazione

L'avvocato che eserciti anche il lavoro di insegnante part-time ha diritto ad una sola indennità di maternità. Così la Cassazione con la sentenza 515/2018, che si inscrive nel novero di una serie di recenti pronunce in tema di previdenza per gli avvocati. Vediamole nel dettaglio. L'avvocato che eserciti anche il lavoro di insegnante part-time ha diritto ad una sola indennità di maternità. Lo hanno affermato i giudici della Corte di cassazione con la sentenza n. 515 dello scorso 11 gennaio. La Corte d'appello aveva rigettato l'impugnazione proposta dall'avvocata Tizio iscritta all'Albo degli avvocati e anche insegnante scolastico di ruolo part-time, avverso la sentenza di primo grado che aveva disatteso la domanda della stessa di corresponsione, da parte della Cassa forense, dell' indennità di maternità, a seguito del parto, motivato dalla circostanza che tale indennità era già stata erogata dall' Inpdap in virtù del rapporto di lavoro con il Miu. La Corte territoriale rilevava che il Dlgs. n. 151 del 2001, art. 71 nel richiedere all'iscritta alla Cassa di dichiarare l' inesistenza di altro trattamento per maternità implicava la impossibilità di un cumulo delle prestazioni e che la prestazione non potesse essere concessa alla lavoratrice che avesse percepito il trattamento da parte di altro Ente in virtù di altro rapporto di lavoro autonomo o dipendente. Per la cassazione di tale decisione propone ricorso l' avvocata Tizia. Già la Cassazione (Cass. n. 22023/2010) in relazione proprio all' indennità di maternità dovuta alle libere professioniste, ha osservato che la determinazione del sistema indennitario «rientra nella discrezionalità del legislatore che è libero di modulare diversamente nel tempo e a seconda delle categorie di lavoratrici madri, il livello di tutela della maternità con misure di sostegno legate a fattori di variabilità incidenti ora sulla salvaguardia del livello di reddito delle fruitrici dell' indennità ora ad esigenze di bilancio, tenuto conto dell' incidenza quantitativa delle erogazioni che, per quanto riguarda la professione legale, è mutata rispetto ai primi anni di applicazione della legge». Secondo gli Ermellini la finalità della norma è in piena evidenza quella di evitare il cumulo di prestazioni da parte di più enti previdenziali per lo stesso evento e cioè la situazione di maternità, come peraltro previsto anche per altre prestazioni di natura assistenziale o previdenziale. E inoltre, secondo i giudici di piazza Cavour non è neppure automaticamente estensibile al caso sottoposto alla loro attenzione, la giurisprudenza formatasi in gran parte in ordine alle prestazioni di maternità godute in relazione ad una singola professione o ad un singolo rapporto di lavoro autonomo o subordinato, poiché, nel caso di specie, si discute del vantato cumulo tra prestazioni per maternità provenienti da enti diversi per tipologie di lavoro diverso (professionale e di dipendenza pubblica). (da Italia Oggi Sette del 22/01/2018)