Più chance per patteggiare

Spazio anche ai reati emersi in corso di processo

Più chance per patteggiare la pena. Si può concordare la sanzione anche per i reati emersi e, quindi, contestati nel corso del processo. La Corte costituzionale (sentenza 82/2019, depositata l'11/4/2019) ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 517 del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede la facoltà dell'imputato di richiedere al giudice del dibattimento l'applicazione della pena, a norma dell'articolo 444 codice procedura penale, relativamente al reato concorrente emerso nel corso del dibattimento e che forma oggetto di nuova contestazione. Per comprendere la portata della pronuncia occorrono alcune informazioni. Nel sistema processuale penale italiano ci sono due filoni principali. Il primo è quello del dibattimento con tutte le garanzie difensive. Il secondo è quello dei cosiddetti riti alternativi, in cui c'è uno scambio tra l'imputato e la pubblica accusa: l'imputato lucra sconti di pena e, in contropartita, rinuncia alle garanzie del dibattimento; così si risparmiano risorse nel celebrare (si deflaziona) il dibattimento e perciò l'imputato merita un premio. Siccome lo sconto è giustificato dalla rinuncia al dibattimento, la legge prevede termini stringenti, entro i quali l'imputato può chiedere di fruire degli sconti di pena. Si tratta, ovviamente, di termini posti nella fase iniziale del processo. La sentenza in esame, come altre in passato, si occupa della situazione in cui l'imputato non ha avuto la possibilità di scegliere un rito abbreviato nei termini iniziali, e questo perché il pubblico ministero ha formulato l'accusa (si chiama «contestazione») a processo ormai avviato. Le sentenze hanno distinto i casi in cui il Pm formula una contestazione «patologica» da quelli in cui la contestazione successiva è «fisiologica». Nella prima ipotesi (patologica) il Pm aveva tutte le informazioni, fin dalle indagini, e per un suo ritardo non ha fatto le contestazioni al momento del rinvio a giudizio. Nella seconda ipotesi (fisiologica), invece, solo nel corso del processo emergono fatti da cui deriva l'esigenza di una nuova contestazione. Le sentenze della Consulta, che si sono succedute dalla fine degli anni 90, hanno consentito agli imputati di poter chiedere, oltre i termini, il patteggiamento, in caso di nuove contestazioni patologiche (ritardo imputabile al Pm). La sentenza in esame consente di chiedere il patteggiamento, oltre i termini ordinari, anche nel caso di nuova contestazione fisiologica. Nel caso specifico il processo è iniziato con l'accusa di illecita detenzione di tre fucili, ma durante il dibattimento è emerso che uno dei fucili aveva la matricola abrasa e, quindi, il pubblico ministero ha formulato le nuove contestazioni di detenzione e ricettazione di arma clandestina. In relazione a questa nuova contestazione fisiologica, per effetto della pronuncia in commento, ora l'imputato può chiedere il patteggiamento. In questi casi, si aggiunge, l'utilità della deflazione del dibattimento rimane in secondo piano in omaggio al favor rei. (da Italia Oggi del 12/04/2019 - Antonio Ciccia Messina ©Riproduzione riservata).