Processo penale, meno appelli

Ridotta la possibilità di impugnazione per gli imputati e il pubblico ministero

Si riduce l'area dei provvedimenti impugnabili. Sia per il pubblico ministero sia per gli imputati. Il Consiglio dei ministri, come anticipato sul Sole 24 Ore del 28 settembre, ha approvato i primi decreti legislativi di attuazione delle deleghe penali contenute nella legge in vigore dal 4 agosto scorso. Il decreto legislativo sulle impugnazioni, che si fonda sui lavori della Commissione ministeriale istituita dal ministro Orlando e presieduta da Domenico Carcano, punta a deflazionare il numero dei procedimenti che gravano sugli uffici giudiziari e a semplificarne i procedimenti sia in appello sia in Cassazione, in attuazione del principio della ragionevole durata del processo. La razionalizzazione del sistema delle impugnazioni, sottolinea il ministero della Giustizia, insieme alla rimodulazione della prescrizione contenuta nella stessa legge, rende concreta la prospettiva che il processo possa concludersi con un accertamento definitivo di colpevolezza o di innocenza entro i 18 mesi di sospensione della prescrizione previsti per ciascuna fase di impugnazione. Nel provvedimento viene, inoltre, ridotta la legittimazione all'impugnazione di merito: al pubblico ministero sarà precluso l'appello delle sentenze di condanna, ossia delle sentenze che hanno riconosciuto la fondatezza della pretesa punitiva, salvo in alcuni specifici casi (ad esempio, sentenza di condanna che modifica il titolo del reato o che esclude l'esistenza di aggravanti a effetto speciale); al tempo stesso all'imputato sarà precluso l'appello delle sentenze di proscioglimento pronunciate con le più ampie formule liberatorie. Nel dettaglio, sono specificati i casi nei quali è ammesso l'appello del pubblico ministero contro le sentenze di condanna: se hanno, per esempio, modificato il titolo di reato o escluso l'esistenza di una circostanza a effetto speciale o stabilito una pena di specie diversa da quella ordinaria del reato. Per l'imputato, invece, trattandosi di condanne, nessun limite; limite che invece scatta quanto ai proscioglimenti rendendo non più impugnabili quelli con le formule perché il fatto non sussiste o l'imputato non lo ha commesso. Intenzione del decreto è di circoscrivere il potere d'impugnazione nei limiti in cui le pretese delle parti, legate all'esercizio dell'azione penale per il pubblico ministero e al diritto di difesa per l'imputato, sono soddisfatte. Viene estesa l'inappellabilità, già stabilita per le sentenze di condanna alla sola ammenda, anche alle sentenze di proscioglimento o di non luogo a procedere relative a contravvenzioni punite con la sola pena dell'ammenda o con una pena alternativa. Previsione giudicata opportuna non solo per finalità di riduzione dei carichi di lavoro ma anche per restituire coerenza complessiva al sistema. Stabilita anche l'inappellabilità delle sentenze di non luogo a procedere relative a contravvenzioni punite con la sola pena dell'ammenda o con pena alternativa. Con la riforma si legittima il procuratore generale ad appellare esclusivamente in caso di inerzia del pubblico ministero di primo grado. Inerzia verificatasi già nella fase delle indagini preliminari, con conseguente avocazione da parte del procuratore generale, o successivamente, quando il pubblico ministero trascura di impugnare nei termini, così manifestando acquiescenza. Dell'appello incidentale sarà poi titolare il solo imputato e non il Pm. Giovanni Negri (da Il Sole 24 Ore del 3/10/2017)