Professione legale, liquidazione del compenso

Recenti sentenze della Corte di cassazione individuano spiragli sulle parcelle difficili

Tra date rilevanti ai fini della liquidazione del compenso e valore delle cause, si apre per il legale una sorta di ombrello che gli consente di rivolgersi alla controparte in caso di inadempienza del proprio cliente. Ci sono tre recentissime sentenze della Cassazione che diventano per la quotidianità della professione legale una sorta di vademecum, da un lato perché hanno come tema comune l' onorario dell' avvocato e dall' altro perché fanno luce sia sulle norme da applicare per la liquidazione del compenso e sia offrono all' avvocato (ed al giudice) una chiara linea guida su come comportarsi in caso di domande di diverso valore, alcune determinato altre indeterminato. Onorario: è rilevante la data di liquidazione del compenso. Circa l' onorario dell' avvocato è noto che le previsioni tariffarie vengano determinate alla luce di due decreti ministeriali, il n. 127/2004 e il n. 140/2012, ebbene, i giudici della seconda sezione civile della Corte di cassazione, con la sentenza n. 4949 dello scorso 27 febbraio, hanno affermato che andrà ad applicarsi una previsione piuttosto che un' altra anche in base alla data in cui avverrà la liquidazione del compenso. Nella stessa sentenza gli Ermellini, commentando l' art. 41 del dm n. 140 del 2012, in ossequio anche ad un orientamento dettato dalle sezioni unite, hanno ribadito che tale articolo dovrà leggersi nel senso che «i nuovi parametri debbano trovare applicazione ogni qual volta la liquidazione giudiziale intervenga in un momento successivo alla data di entrata in vigore del predetto decreto e si riferisca al compenso spettante a un professionista che, a quella data, non abbia ancora completato la propria prestazione professionale, ancorché tale prestazione abbia avuto inizio e si sia in parte svolta in epoca precedente, quando ancora erano in vigore le tariffe professionali abrogate (Cass. S.u. n. 17405/2012)». È, altresì, ovvio che, come osservato anche dai giudici di Piazza Cavour, il presupposto per l' applicazione dei nuovi parametri dovrà ricollegarsi, oltre che all' intervento della liquidazione in epoca successiva all' entrata in vigore del menzionato dm n. 140/2012, anche alla ulteriore circostanza che alla stessa data, il professionista non abbia ancora completato la propria prestazione professionale. L' avvocato può rivolgersi alla controparte per il pagamento. Ed ancora a febbraio di questo anno, precisamente il 17, sempre la seconda sezione civile della Cassazione, con la sentenza n. 4250, in tema di solidarietà del compenso professionale, ha affermato che l' avvocato ha facoltà di rivolgersi alla controparte per il pagamento dei propri compensi se non sarà stata espressamente prevista l' esclusione con sottoscrizione dei difensori. Nella stessa sentenza è stato anche citato il principio dettato dalla Cassazione medesima, secondo il quale affinché possa sussistere l' obbligazione solidale ed il difensore possa richiedere il pagamento degli onorari ed il rimborso delle spese nei confronti della parte avversa al proprio cliente, si renderà necessaria la definizione del giudizio con una transazione (o con un accordo equivalente) che vada a sottrarre al giudice la definizione del giudizio e la pronuncia in ordine alle spese. Inoltre il fatto che la ratio dell' articolo 68 rd 1578/33 consista nell' intento di prevenire il rischio che il credito professionale dell' avvocato possa essere vanificato da comportamenti elusivi delle parti non significa che detto intento elusivo faccia parte della fattispecie costitutiva dell' obbligazione solidale di ciascuna delle parti in causa per la soddisfazione dei crediti professionali dei difensori delle altre parti.È stato, quindi, richiamato quanto affermato dalla giurisprudenza della Cassazione (nn. 13047/09 e 13135/06), secondo cui: «L' art. 68 del rdl 27 dicembre 1933, n. 1578, modificato dalla legge 22 gennaio 1934, n. 36, stabilendo che tutte le parti, le quali abbiano transatto una vertenza giudiziaria, sono tenute solidalmente al pagamento degli onorari degli avvocati, è operante - in ragione della latitudine della formula normativa e della sua finalità, diretta a evitare intese tra le parti indirizzate a eludere il giusto compenso e il rimborso delle spese ai loro difensori - anche nel caso di accordo (che assume, nei riguardi del professionista, la valenza di un presupposto di fatto ai fini, appunto, dell' ottenimento degli onorari e delle spese), stipulato con o senza l' intervento del giudice o l' ausilio dei patroni, dalle parti stesse, le quali abbiano previsto semplicemente l'abbandono della causa dal ruolo o rinunciato ritualmente agli atti del giudizio (come nella specie, con derivante estinzione del processo), e prescinde, perciò, dalla persistenza del ministero difensivo». Come comportarsi tra più domande di diverso valore. Ed, infine, con una sentenza dello scorso 16 febbraio, la n. 4187, sempre i giudici della seconda sezione civile della Cassazione hanno affermato che, per quanto riguarda la determinazione dello scaglione per la liquidazione degli onorari degli avvocati, nel caso in cui vengano proposte più domande, alcune di valore indeterminabile ed altre di valore determinato, bisognerà considerare di valore indeterminabile l' intera causa, solo ed esclusivamente nel caso in cui ponendo in atto tale criterio venga agevolato il riconoscimento di compensi maggiori rispetto al cumulo delle domande di valore determinato. Opinare diversamente, a parere degli Ermellini, e cioè reputare che debba sempre applicarsi il criterio di liquidazione previsto per le controversie di valore indeterminabile, anche nel caso in cui ciò non rechi alcun vantaggio al professionista, «porterebbe alla conclusione, del tutto priva di razionalità e giustificazione, secondo cui l'attività professionale connotata da maggiore complessità (in quanto contemplante la necessità di approntare difese, oltre che per le domande di valore determinato, anche per quella di valore indeterminabile) sarebbe compensata con una somma inferiore rispetto a quella riconoscibile per l'attività difensiva relativa alle sole domande di valore determinato». Inoltre, sempre nella stessa sentenza, i giudici hanno evidenziato come nel caso di contestazione relativa all' effettuazione delle prestazioni di redazione della comparsa (consultazioni col cliente e trasferte) non si metta in discussione l'esistenza del rapporto professionale, né l' esistenza del credito, ma soltanto la quantificazione di quest' ultimo, in relazione alle specifiche attività compiute dall' avvocato. (da Italia Oggi sette del 13/03/2017)