Responsabilità professionale: nell'accertamento del nesso causale vige la regola della preponderanza dell'evidenza

La pronuncia della Cassazione

Con una recente sentenza (25112 del 24 ottobre 2017) la Corte di Cassazione è tornata a occuparsi di un tema assai delicato in merito alla responsabilità professionale, ovvero della colpa per omissione e dei suoi riflessi sulla causalità e prova del danno. Il caso riguardava l'omessa riassunzione, da parte di due legali, del giudizio di rinvio disposto dalla Cassazione, concernente un ricorso per licenziamento illegittimo, con conseguente prescrizione del diritto vantato dal loro assistito. In primo grado, a seguito della domanda di quest'ultimo, il Tribunale aveva accertato la responsabilità per negligenza dei professionisti, rigettando tuttavia la richiesta di risarcimento del lavoratore «per mancanza di prova in ordine ai danni» lamentati. In appello, la responsabilità degli avvocati veniva confermata, con condanna dei legali al pagamento, in solido , di oltre 170mila euro. Secondo il giudice la prova del danno derivato al lavoratore dall'omessa riassunzione del giudizio di rinvio poteva ricavarsi, secondo il criterio del «più probabile che non», dal tenore della sentenza rescindente che, pur demandando al giudice del rinvio il compito di procedere a un nuovo esame della questione relativa alla legittimità del licenziamento, aveva «fissato dei paletti che rendevano del tutto improbabile la soccombenza del lavoratore». La Suprema corte, nel confermare le statuizioni del giudice d' appello, si è soffermata in particolar modo sulle norme in tema di causalità, sancendo un importante principio di diritto, valido tanto per gli avvocati quanto per i dottori commercialisti. La Corte, dopo avere ricordato l'orientamento (tra le tante, si veda la sentenza 20 ottobre 2014,n. 22225) secondo cui nell'accertamento del nesso causale in materia di responsabilità civile vige la regola della preponderanza dell'evidenza o del «più probabile che non» - a differenza che nel processo penale, ove vige la regola dell'«oltre il ragionevole dubbio» - ha precisato che tale criterio va tenuto fermo anche nei casi di responsabilità professionale per condotta omissiva. Il giudice, infatti, accertata l'omissione di un'attività dovuta in base alle regole della professione praticata, nonché l'esistenza di un danno che probabilmente ne è la conseguenza, può ritenere, in assenza di fattori alternativi, che tale omissione abbia avuto efficacia causale diretta nella determinazione del danno. Sul punto, secondo la Corte occorre, tuttavia, distinguere tra l'omissione di condotte che, se tenute, sarebbero valse a evitare l'evento dannoso, dall'omissione di condotte che, viceversa, avrebbero prodotto un vantaggio. Sebbene in entrambe le ipotesi possano ricorrere gli estremi della responsabilità civile, solo nella prima l' evento dannoso si è effettivamente verificato. Con la conseguenza che, nell'altro caso, «il danno deve costituire oggetto di un accertamento prognostico»; il vantaggio patrimoniale che il danneggiato avrebbe tratto dalla (omessa) condotta altrui, infatti, non si è realmente verificato e non può, pertanto, essere oggetto di accertamento empirico. Ciò premesso, la Corte ha precisato che nel caso di responsabilità professionale per omessa impugnazione ricorre la seconda ipotesi, dal momento che l'esito del giudizio che si sarebbe dovuto intraprendere e rispetto al quale il professionista ha lasciato decorrere i termini, «non può essere accertato in via diretta, ma solo in via presuntiva e prognostica». Responsabilità per colpa L' affermazione della responsabilità per colpa implica una valutazione prognostica positiva circa il probabile esito favorevole dell' azione giudiziale che avrebbe dovuto essere proposta e diligentemente seguita. In questi casi «l' accertamento del nesso causale si estende - con i medesimi criteri probabilistici - anche alle conseguenze dannose risarcibili sul piano della causalità giuridica»; cioè al mancato vantaggio che il cliente avrebbe conseguito. Di tale danno non può richiedersi una «prova rigorosa e certa», incompatibile con la natura di un accertamento ipotetico, in quanto riferito a un evento che non si è verificato. Nei casi di responsabilità per omessa impugnazione, il criterio probabilistico può essere utilizzato anche per il calcolo delle conseguenze dannose risarcibili. (da il Sole 24Ore del 06/12/2017)