Ricorsi entro 60 giorni dall'estratto di ruolo

Sentenza tributaria

Il ricorso contro la cartella di pagamento non notificata, conosciuta dall'estratto di ruolo, deve essere proposto entro 60 giorni dal rilascio del documento da parte del concessionario. Ogni impugnazione di un atto tributario, infatti, deve rispettare a prescindere il requisito di tempestività del ricorso, stabilito dall'articolo 21 del dlgs n.546/92; requisito di tempestività che deve essere provato, per regola generale, dallo stesso ricorrente con riguardo alla data di avvenuta conoscenza dell' atto enunciativo della pretesa tributaria. È il principio che si legge nella sentenza n.13584/17 della Corte di cassazione, che ha così bocciato il ricorso proposto da un contribuente contro una cartella di pagamento conosciuta attraverso l' estratto di ruolo, con impugnazione avvenuta a distanza di sette mesi dalla data riportata sull'estratto medesimo. Nella pronuncia in commento viene richiamato il principio stabilito dalle sezioni unite con la nota sentenza n. 19704/2015 (impugnabilità del ruolo e della cartella conosciuti attraverso l'estratto rilasciato dal concessionario), con un ulteriore precisazione in merito alle modalità di proposizione del ricorso. Sebbene l'atto impugnato non sia l'estratto di ruolo, bensì la cartella conosciuta attraverso di esso (di cui si sostenga la mancata notifica), l'impugnazione deve comunque soggiacere al termine di cui all'articolo 21 del dlgs n.546/92, in base al quale «il ricorso deve essere proposto a pena d'inammissibilità entro sessanta giorni dalla data di notificazione dell' atto impugnato». Nel caso della cartella non notificata, quindi, tale termine decorre dalla data di effettiva conoscenza della pretesa tributaria che deve individuarsi, nella specie, nella data indicata sull'estratto di ruolo. La prova della tempestività dell'azione, spiega la Cassazione, è comunque demandata al contribuente e il termine di decorrenza in caso di mancata notifica dell'atto non può che individuarsi nel momento di «avvenuta conoscenza dell'atto enunciativo della pretesa». La Suprema Corte ha dunque rigettato il ricorso per cassazione proposto dal contribuente, confermando la decisione del giudice di seconde cure, che aveva ribaltato il decisum della Commissione provinciale, rilevando la tardività del primo ricorso perché proposto oltre 60 giorni dal rilascio dell'estratto di ruolo. Le spese di giudizio sono state compensate, stante la sopravvenienza nel corso di causa dell'orientamento di legittimità da cui sono stati tratti gli elementi per la soluzione giuridica adottata. Nicola Fuoco () Orbene, posto questo principio, resta che la facoltà di impugnazione deve essere esercitata, secondo regola generale, nel rispetto del termine previsto di 60 giorni ex art. 21 cit.; sicché l'avvenuta conoscenza dell'atto esplica effetto in ordine non soltanto alla determinazione in capo al contribuente della legittimazione a impugnare, ma anche al termine di esercizio di tale legittimazione. Tanto più considerato che né la tipologia non direttamente impositiva dell'atto impugnato, né le modalità non notificatorie della sua conoscenza da parte del contribuente, sono in grado di mutare, mediante l'ipotetica configurazione, in realtà non prevista dall'ordinamento, di un'azione, sempre proponibile, di accertamento negativo del debito tributario, la natura prettamente impugnatoria del processo di cui l'atto viene a costituire l'oggetto precipuo; con conseguente applicabilità delle modalità generali di introduzione del giudizio di impugnazione, a cominciare appunto dal termine decadenziale di proposizione. È dunque evidente che tale termine debba essere osservato per il solo fatto che l'impugnazione venga proposta; e indipendentemente dalla sua facoltatività in tutti quei casi nei quali si ritenga comunque la permanenza, in capo al contribuente, del diritto di impugnare anche il primo atto impositivo in senso stretto che gli venga successivamente notificato. In definitiva, assodato che, per ragioni di tutela del contribuente e di buon andamento della p.a. (valori che presuppongono entrambi la sollecitazione tempestiva, e non esperibile sine die, della verifica giurisdizionale), ogni atto adottato dall'ente impositore che porti a conoscenza del contribuente una specifica pretesa tributaria, con esplicitazione delle sue concrete ragioni fattuali e giuridiche, e anche senza necessità che si manifesti in forma autoritativa, è impugnabile davanti al giudice tributario, per quanto non incluso nell'elenco di cui all'articolo 19 dlgs 546/92, è tuttavia necessario che l' impugnazione così proposta risponda alla disciplina generale che le è propria. In primo luogo, essa dovrà dunque rispondere al requisito di tempestività ex art.21 dlgs 546/92; requisito la cui sussistenza deve essere provata, per regola generale, dallo stesso ricorrente con riguardo alla data di avvenuta conoscenza dell'atto enunciativo della pretesa tributaria contestata. Nella specie, tale data è stata dallo stesso T. individuata in quella (19 febbraio 2009) di rilascio di stampa dell'estratto di ruolo; a fronte di un'impugnazione da lui proposta circa sette mesi dopo. (da Italia Oggi Sette del 19 giugno)