Sequestro in studio legale: via solo il corpo del reato

La pronuncia della Cassazione

Al legale sottoposto a indagine fiscale non può essere sequestrato un rilevante quantitativo di documenti, tale da pregiudicare la sua attività di difensore. La misura è legittima solo su cose che sono il corpo del reato. Tuttavia, la perquisizione può scattare anche a casa del coniuge. Con la sentenza n. 28069 del 7/6/2017 la Cassazione ha fissato una serie di paletti in relazione alle perquisizioni e ai sequestri negli studi professionali. Un primo dato certo fornito dagli Ermellini è a proposito del sequestro di un rilevante quantitativo di atti e documenti relativi alla attività professionale svolta dall' indagato, è che, non essendo emerso che gli stessi costituissero corpo di reato, e non era, di conseguenza, consentito il sequestro. Tale sequestro, scrive la Cassazione, ha determinato una indebita ingerenza nella attività difensiva, attraverso la privazione della disponibilità di detti atti e documenti, e, quindi, finisce per pregiudicare il libero svolgimento di tale attività, senza una reale necessità per l' accertamento dei reati per i quali si proceda; non sono state assoggettate a sequestro cose costituenti corpo di reato, come richiesto dall' art. 103, comma 2, cod. proc. pen., con la conseguente illegittimità del sequestro di detti atti e documenti, dal cui esame avrebbero potuto essere tratti gli elementi necessari per la prosecuzione delle indagini e degli accertamenti tributari, senza la necessità di disporne il sequestro, incidente sul celere, tempestivo, e ordinato svolgimento della attività. (da Italia Oggi dell'08/06/2017)