Sul distacco decide la corte Ue

Emersi rilievi sulla disciplina Iva

Con l'ordinanza della Corte suprema di cassazione n. 2385/2019, la disciplina Iva italiana in materia di prestito del personale (es. distacco del personale, somministrazione di lavoro) è attualmente al vaglio della Corte di giustizia europea. Per comprendere appieno il contenuto di detta ordinanza e le sue ragioni, appare utile soffermarsi sulla disciplina nazionale del prestito del personale. In tale categoria, figura il distacco del personale regolato dall'art. 30, comma 1, digs n. 276/2003. Secondo tale norma, il distacco si verifica quando taluni lavoratori subordinati vengono "prestati" dal proprio datore che li ha assunti e che li retribuisce a svolgere la loro attività in favore di altro soggetto, rimanendo, in capo al datore di lavoro, la responsabilità del trattamento economico e normativo a favore dello stesso lavoratore. Ai fini dell'applicazione di tale disciplina, bisogna tener conto di due distinte condizioni: la temporaneità del distacco e l'interesse del distaccante. Sul regime fiscale, il trattamento Iva applicabile alle operazioni di distacco varia a seconda dell'ammontare determinato e pattuito tra distaccante e distaccato. Se è stato previsto il solo ribaltamento dei costi del personale tra il distaccante ed il distaccatario, le operazioni di distacco e prestito del personale sono escluse dal campo di applicazione dell'Iva (art. 8, comma 35, 1. n. 67/1988). Per importi inferiori o superiori, l'operazione è rilevante ai fini dell'imposta. La seconda forma di prestito del personale è il contratto di somministrazione di lavoro. Tale istituto è regolato dall'art. 30 e ss., digs n. 81/2015 che lo definisce come il contratto, a tempo indeterminato o determinato, con il quale un'agenzia di somministrazione autorizzata, ai sensi del digs n. 276/2003, mette a disposizione di un utilizzatore uno o più lavoratori suoi dipendenti, i quali, per tutta la durata della missione, svolgono la propria attività nell'interesse e sotto la direzione e il controllo dell'utilizzatore. Si tratta di una fattispecie complessa, composta, da un lato, dal contratto di somministrazione che è un contratto tipico di natura commerciale stipulato tra l'Agenzia di somministrazione e l'impresa utilizzatrice e, dall'altro, dal contratto di lavoro subordinato ("contratto di lavoro somministrato") fra Agenzia somministratrice e lavoratori da somministrare. Per quanto concerne il regime fiscale, l'art. 26-bis, 1. n. 196/1997 stabilisce che la base imponibile delle somministrazioni di lavoro deve essere individuata nel margine tra il corrispettivo richiesto, oneri retributivi e previdenziali. Nel contratto di somministrazione, l'impresa utilizzatrice si impegna a rimborsare gli oneri retributivi e previdenziali che l'agenzia fornitrice è tenuta a corrispondere al lavoratore, posto che l'agenzia medesima abbia effettivamente sostenuto tali costi. Tali somme sono escluse dalla base imponibile Iva allo scopo di evitare che la retribuzione del dipendente, per sua natura estranea al campo di applicazione dell'Iva, resti assoggettata al tributo. Sarà assoggettato ad Iva il solo "margine di intermediazione", ovverosia le somme addebitate dall'agenzia, a titolo di corrispettivo della prestazione di somministrazione di lavoro, nei confronti dell'impresa utilizzatrice. Fatte tali premesse e venendo all'ordinanza di rimessione alla Corte di giustizia, la Cassazione ha sollevato dubbi di incompatibilità tra il trattamento Iva nazionale del prestito di personale e le norme europee ai fini Iva, per le seguenti ragioni. Nella specie, muovendo dall'art. 6, dir. n. 77/388 (art. 24, dir. n. 2006/112/Ce), secondo cui "Si considera «prestazione di servizi» ogni operazione che non costituisce cessione di un bene ai sensi dell'art. 5»." la Suprema Corte di Cassazione ha affermato che "La nozione di «prestazione di servizi», ai sensi della din Iva, dev'essere interpretata indipendentemente dagli scopi e dai risultati delle operazioni di cui trattasi." Sulla nozione di "corrispettivo", invece, è stato precisato che "La valutazione se il pagamento di una remunerazione avvenga come corrispettivo di una prestazione di servizi è una questione di diritto dell'Unione, la quale deve essere risolta indipendentemente dalla valutazione operata nel diritto nazionale.". È quindi irrilevante la qualificazione di una corresponsione di somme come rimborso e non già come corrispettivo. Una prestazione di servizi è effettuata a titolo oneroso, secondo la normativa europea Iva, soltanto se esiste tra il prestatore e il beneficiario un rapporto giuridico nel corso del quale vengono scambiate prestazioni reciproche. Si attende, quindi, che su tale delicato aspetto si pronunci definitivamente la Corte europea dalla cui interpretazione, come visto, discenderanno effetti rilevanti sulle operazioni di prestito del personale, qualora dovessero essere ritenute rilevanti ai fini Iva (da Italia Oggi del 14/05/2019).