La crisi

Con legge 24 dicembre 1969 n. 991 le pensioni vengono pressocchè raddoppiate (150.000 e 220.000 mensili agli infra e ultrasettantenni), ma senza un corrispondente incremento della contribuzione.

Viene introdotto, per chi fruisca della pensione di anzianità e mantenga l’iscrizione all'albo, un contributo a fondo perduto di 50.000 lire all'anno.

La sproporzione tra gli aumenti delle erogazioni e quelli degli introiti determina una grave crisi della Cassa che arriva a sospendere il pagamento delle tredicesima mensilità di pensione e addirittura ad iniziare la liquidazione del patrimonio accantonato.

Solo nel 1975, con la legge 319, i contributi soggettivi furono aumentati considerevolmente, divisi per scaglioni di reddito e con percentuali che variavano dall'8 al 20% (per redditi superiori a 20 milioni di lire). Veniva introdotto un contributo minimo di Lit. 300.000 ed erano ulteriormente aumentati i contributi indiretti.

Le pensioni rimasero uguali (150.000 e 220.000 mensili agli infra e ultra settantenni, ma per questi ultimi veniva ridotta a 150.000 se non si cancellavano dagli albi).

Molti avvocati non gradirono questa riforma non pagarono il contributo o pagarono il minimo o importi comunque diversi da quelli dovuti.

La stessa legge 319/75 aveva però modificato il sistema di elezione del Comitato dei Delegati che, prima nominati dai Consigli degli Ordini, venivano ora eletti direttamente dagli iscritti.

Il nuovo Comitato avviò la vera riforma della Cassa che trovò attuazione legislativa cinque anni dopo.