I numeri dell’Avvocatura 2019

1/2020 GENNAIO-APRILE

di Giovanna Biancofiore

Come di consueto la Cassa Forense provvede a raccogliere una serie di dati statistici al fine di rilevare alcune tra le più significative caratteristiche demografiche ed economiche degli avvocati italiani.

A fornire il dato sono gli archivi informatici della Cassa Forense che costituiscono un utile contenitore di informazioni da cui desumere molti indizi su una professione che cambia. I dati raccolti, e qui in parte, divulgati confermano alcune delle tendenze già rilevate negli ultimi anni.

In primis è parso interessante verificare come è mutata numericamente la categoria forense nell'ultimo ventennio.

La popolazione degli avvocati residenti in Italia al 1° gennaio 2020 è salita a oltre 245 mila professionisti, circa duemila in più rispetto all’anno precedente, con un aumento dell’8 per mille sul saldo tra nuove iscrizioni e cancellazioni dagli ordini professionali, come si evince dalla Tabella 1.

I dati riportati nella Tabella 1 fanno emergere come gli avvocati italiani, negli ultimi venti anni, sono più che raddoppiati passando da un numero di circa 120.000 professionisti presenti negli anni duemila, a oltre 245.000 nel 2019.

Tuttavia, l’incontrollato e abnorme aumento del numero di avvocati in Italia sembra essere un fenomeno ormai appartenere al passato. Negli ultimi anni si è notato, infatti, una contrazione della dinamica di crescita degli avvocati. Difatti, i dati indicano che il tasso medio annuo di crescita dell’ultimo triennio 2017-2019 mostra livelli estremamente contenuti e comunque inferiori all’1%, mentre nei primi anni 2000 i tassi di crescita medi superavano il 6% con punte massime dell’8 - 9%. L’avvocatura cresce pertanto in maniera molto contenuta, per non dire che si trova in situazione di stazionarietà, forse a causa di una professione che attira sempre meno le giovani generazioni ma soprattutto in conseguenza di un inesorabile calo demografico della popolazione italiana.

Tuttavia gli avvocati crescono, per il momento, più 21 della popolazione italiana che invece registra un decremento numerico e quindi oggi in Italia sono presenti in media oltre 4 avvocati ogni mille abitanti. Una proporzione degna di nota se confrontata con quelle degli altri paesi europei! Il rapporto legali/cittadini è ancora molto variabile a livello territoriale a dimostrazione che l’Italia non è unica ma un mosaico di realtà: si passa da quasi sette avvocati ogni mille abitanti presenti in Calabria a meno di due in Trentino Alto Adige e in Valle d’Aosta, come ben evidenziato nel Grafico 1

Gli avvocati italiani sono, inoltre, sempre più anziani. La categoria degli avvocati, al pari della popolazione italiana, sta progressivamente invecchiando, come si rileva dal grafico che segue in cui si riporta l’andamento dell’età media degli avvocati iscritti alla Cassa Forense distinta per genere come si rileva dal Grafico 2.

Negli ultimi venti anni l’età media di coloro che svolgono la professione e non sono ancora pensionati è aumentata in media di circa 4 anni ed è passata dai 38 anni ai 44 anni per le donne (aumento di sei anni) e dai 44 anni ai 48 anni per gli uomini (aumento di quattro anni).

Complice del fenomeno anche il progressivo innalzamento dell’età pensionabile introdotto nelle recenti riforme della Previdenza Forense ma soprattutto la contrazione delle nuove generazioni di avvocati che si iscrivono agli albi. Le donne, comunque, sono sempre più protagoniste dell’avvocatura italiana dal punto di vista numerico ma un po' meno dal punto di vista reddituale.

La Tabella 2 mostra che il numero di uomini e donne iscritti alla Cassa Forense è ormai molto vicina al pareggio, su un totale di 245.00 avvocati 117.500 sono donne e 127.500 sono uomini, ma se ci soffermiamo alla distribuzione per classi di età con riferimento ai soli iscritti non pensionati, si rileva una distribuzione esattamente al cinquanta per cento, mentre si rileva che nelle classi al di sotto dei cinquantanni il genere femminile abbia ormai di lunga “sorpassato”, dal punto di vista numerico, quello maschile. 

Con riferimento alla distribuzione territoriale malgrado il sud abbia il maggior numero di avvocati esercenti, il numero di donne è ancora oggi più basso rispetto a quello degli uomini così come si evince dalla Tabella 3.

La regione con maggior concentrazione di donne è quella umbra con quasi il 54% sul totale di avvocati iscritti, segue il Piemonte e l’Emilia Romagna con circa il 52%, invece la regione con minore rappresentatività femminile è la Campania con appena il 43% di donne avvocato sul totale degli iscritti all'albo. Invece gli ordini più al femminile sono Busto Arstizio e Rieti con quasi il 61% di avvocati donne. Il reddito medio e il monte reddito professionale prodotto dall'avvocatura mostra una progressione in lieve crescita.

Dopo anni di contrazione, il reddito prodotto nel 2018 25 risulta in crescita rispetto all’anno precedente; il monte reddito si attesta a circa 8,9 miliardi (era 8 miliardi e 500 milioni nel 2017) mentre il reddito medio si attesta a 39.449 euro (era 38.599 euro nel 2017).

I valori reddituali medi sono molto lontani e di molto inferiori a quelli dichiarati negli anni 2006 o 2007, che in moneta attuale si attestano in media a circa 48.000 euro per ciascun iscritto all’albo. Il reddito prodotto dall’avvocatura è tuttavia distribuito in maniera estremamente eterogenea all’interno della categoria, in particolare se analizziamo il dato rispetto alla distribuzione territoriale o per genere ed età del professionista. (Tabella 5)

Entrando nel merito dell’analisi, risulta in primis che, un numero non trascurabile di iscritti agli Albi non ha ricavato nulla dallo svolgimento della propria attività professionale ed ha pertanto dichiarato reddito pari o inferiore a zero, questi costituiscono il 6,9% degli iscritti, pari a 15.581 professionisti; ben 58.105 professionisti invece, pari al 25,8% dei dichiaranti, hanno prodotto un reddito inferiore al limite minimo stabilito per accedere ad agevolazioni contributive (pari a euro 10.300).

Numero esiguo è invece rappresentato da coloro che dichiarano redditi superiori al tetto pensionistico (per l’anno 2018 euro 98.050) pari a 17.634 professionisti circa il 7,8% degli iscritti, i quali però, producono quasi il 50% del totale della ricchezza prodotta circa 4.273 milioni di euro su un totale di 8.888 totale del monte reddito ai fini Irpef. Medesime considerazioni possono essere fatte sul volume d’affari, la cui distribuzione per fasce viene riportata nella Tabella 6.

Tuttavia, malgrado le donne avvocato siano ormai numericamente al pari con i loro colleghi uomini, la stessa parità non si confermare per i loro redditi. Rimane marcata la differenza di guadagno tra i due sessi, come si evince dalla Tabella 7.

A fronte di un reddito medio di categoria pari a 39.473 euro, agli avvocati di sesso maschile se ne attribuisce in media 53.681 euro, mentre alle donne circa 24.378 euro. Resta pertanto confermata, per le donne, un guadagno di circa il 40% rispetto a quanto dichiarato dai colleghi uomini. Tale percentuale è variabile al variare dell’età e si riduce ulteriormente nelle età più avanzate.

Rimane elemento da approfondire la presenza di una differenza anche nelle età più giovani (al di sotto dei 35 anni) dove la componente femminile, come visto, risulta essere anche più numerosa. Le medesime osservazioni possono essere svolte per il fatturato ai fini IVA. Anche dal punto di vista territoriale esiste un enorme differenza tra redditi dichiarati da avvocati residenti nelle regioni del sud e avvocati residenti nelle regioni del nord, come si evince dalle distribuzioni riportate nelle Tabelle 8 e 9.

Per completezza riportiamo qualche informazione circa le pensioni erogate da Cassa Forense 

Alla data del 31.12.2019 erano in corso di erogazione circa 30.000 trattamenti previdenziali con un importo annuo medio di 28.015 euro; quasi il 50% dei trattamenti è rappresentato da pensioni di vecchiaia, per la maggior parte erogate a professionisti di sesso maschile, di importo annuo medio pari a 39.172 euro.

Le pensioni di anzianità sono un numero abbastanza contenuto, pari a 1461 trattamenti, a riprova del fatto che a causa della necessità di cancellarsi dall'albo per poter accedere a questo trattamento, gli avvocati considerano il pensionamento per anzianità una modalità di uscire dallo stato di attività ancora poco utilizzato. I pensionati in cumulo sono coloro che hanno avuto accesso al pensionamento riunificando periodi contributivi presso la Cassa Forense e presso altri enti previdenziali, il numero è molto contenuto perché trattasi di una modalità di pensionamento del tutto nuova ma l’importo della quota a carico della cassa non è di trascurabile entità.

I pensionati che hanno invece avuto diritto a una pensione calcolata con il criterio contributivo, perché non avevano maturato un numero di anni di anzianità di iscrizione e contribuzione utile per accedere alla pensione di vecchiaia ordinaria, sono circa 1.741 con un importo medio annuo molto basso di poco superiore a 5.300 euro a causa del criterio di calcolo basato sui contributi versati più penalizzante del criterio retributivo con cui vengono calcolati gli altri trattamenti. Le pensioni a superstiti (indirette e reversibilità) superano le 10.000 unità con un importo medio di circa 16.00 euro per le indirette e 19.000 per le reversibilità, la maggior pare erogate a vedove degli avvocati deceduti.

 Si riporta infine anche la distribuzione territoriale dei trattamenti previdenziali erogati.

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In conclusione, restano dunque confermate alcune tendenze e i potenziali cambiamenti della categoria forense già osservati negli ultimi anni e in precedenti pubblicazioni: oggi gli avvocati costituiscono una professione numericamente stazionaria, sempre più anziana e sempre più donna. Notevoli sono le differenze delle capacità di guadagno tra professionisti: se si esercita la professione in una regione del nord in media si guadagna di più se la si esercita al sud, ad età più avanzata corrisponde, in media, un reddito professionale più elevato, se svolgi la professione e sei donna hai in media minori capacità reddituali di un tuo collega uomo.

Nell’ambito di queste tendenze, anche al fine di mitigare le differenze, rilevate tra soggetti che svolgono la medesima professione ma con potenzialità a volte molto diverse, andrebbero messi a punto interventi per sostenere le aree più deboli di una professione che cambia.