Il rapporto CENSIS sull’Avvocatura

2/2018 MAGGIO - AGOSTO

di Dario Lolli

Com’è noto Cassa Forense, con l’intento di effettuare un’indagine conoscitiva sulla realtà e l’evoluzione del mondo forense, anche allo scopo di avere uno strumento altamente qualificato per ottimizzare il proprio ruolo nei diversi settori di intervento, unica tra le Casse professionali ed unica tra gli Organismi istituzionali dell’Avvocatura, ha commissionato al CENSIS uno studio di ricerca , basato su un programma triennale di lavoro, per analizzare le condizioni attuali, le prospettive della professione ed il suo ruolo nella fase congiunturale che si va attraversando, nonché la percezione e le attese degli avvocati nei confronti della loro Cassa professionale. Ciò ovviamente, non solo con la finalità di adeguare e calibrare i propri interventi nel campo del welfare, più strettamente attinente al suo ruolo istituzionale, ma anche per offrire a tutti coloro che vivono ed operano nel mondo dell’Avvocatura, o a suo stretto contatto, uno strumento conoscitivo di grande utilità per avere consapevolezza delle sue fase evolutive. Il terzo step del programma, elaborato nell’aprile scorso, è stato presentato in Roma in occasione della convention sulla previdenza organizzata da Cassa Forense nella giornata del 21 giugno 2018.

La rilevazione effettuata dal CENSIS ha raggiunto un campione di 11.338 avvocati, che hanno inteso rispondere ad un questionario articolato e relativo alla condizione professionale attuale ed in prospettiva, e si articola in quattro principali sezioni relative ad una valutazione di contesto basata sui dati strutturali e le dinamiche di reddito, sulle prospettive nello svolgimento della professione, sulle condizioni generali del ruolo dell’Avvocatura nel mondo giudiziario e nella società.

1. Sinteticamente può dirsi che l’analisi dei dati strutturali fa emergere una tendenza oramai ventennale di riduzione del tasso di crescita e dei nuovi ingressi nella professione, la progressiva femminilizzazione con una forte e costante crescita della proporzione di donne tra gli iscritti agli albi, la forte componente di professionisti localizzati nelle regioni meridionali, la progressiva perdita del potere di acquisto dei redditi, il “raffreddamento” delle dinamiche di crescita e lo stretto legame delle stesse rispetto agli andamenti del ciclo economico, le forti disparità di reddito su base geografica, un notevole gap di genere circa il reddito tra donne e uomini, le difficoltà per i giovani di acquisire in tempi brevi un livello di reddito che garantisca autonomia economica e prospettive di consolidamento L’analisi delle dinamiche di lungo periodo, relativa agli andamenti dei numeri di iscritti alla Cassa dal 1988 al 2017, evidenzia che vi è stata una crescita notevole sino all’anno 2000, da quando è iniziata una progressiva inversione di tendenza con una parabola discendente che va via via consolidandosi nei periodi più recenti. Complessivamente tra il 1995 ed il 2017 il numero di iscritti agli albi è cresciuto di poco meno di 160.000 unità (con tasso complessivo di periodo pari al 192%), ma tale crescita ha riguardato in misura nettamente maggiore le donne, che sono cresciute di quasi 95.000 unità (tasso complessivo pari al 452%) rispetto all’incremento degli uomini in misura di 64.700 unità (tasso di crescita 104%), tanto che attualmente le donne rappresentano il 47,8% degli iscritti (nel 1995 erano il 25%) Altro aspetto di rilievo attiene alla distribuzione geografica degli avvocati sia in valori assoluti che in termini relativi rispetto alla popolazione residente. Complessivamente il numero di avvocati in Italia ogni mille abitanti è pari a 4, ma tale proporzione varia notevolmente, dall’1,4 della Valle D’Aosta al 6,8 della Calabria. In tutte le regioni del Mezzogiorno, compreso il Lazio e l’Abruzzo il numero degli avvocati rispetto alla popolazione residente è superiore alla media nazionale. L’inversione di tendenza si manifesta anche nell’andamento del numero degli studenti iscritti alle lauree magistrali in giurisprudenza, in netta diminuzione nel periodo 2010/2017 (dal 5,5% al 4,9% uomini e dal 3,3% al 2,8% donne) con 3,9 mila immatricolazioni in meno per gli studenti maschi e 6,5 mila in meno per le studentesse donne nello stesso periodo. Profili degli di nota emergono anche dalle dinamiche e distribuzioni del reddito, poiché nel periodo considerato dall’indagine si è realizzata una riduzione progressiva del reddito medio nazionale, il cui andamento peraltro è correlato a quello dei livelli del PIL pro-capite, ma si registra comunque la presenza di forti differenziazioni della distribuzione geografica del reddito, laddove i livelli reddituali della provincia di Bolzano e della regione Lombardia (aree con il reddito più alto) sono 4 volte superiori a quelli registrati in Calabria e Molise (aree a reddito più basso). Vi è poi un gap di genere testimoniato dal fatto che il reddito medio delle professioniste donne è inferiore del 58% rispetto a quello dei colleghi uomini e la presenza di difficoltà delle nuove generazioni che non riescono a raggiungere un livello di reddito che possa loro garantire stabilità ed autonomia economica prima dei 45 anni. Di particolare interesse sono le dinamiche dei tassi di variazione annua dei redditi che hanno una tendenziale crescita, anche se con alcune eccezioni, nel periodo tra il 1996 ed il 2007, mentre successivamente, dal 2008 al 2014 si registra una costante riduzione dei redditi dichiarati, che sono tornati a salire, sia pur di poco, nel 2015 per poi di nuovo appiattirsi nel 2016.

2. Il secondo ambito di ricerca ha riguardato i risultati dell’indagine svolta tra gli avvocati quanto alla condizione attuale ed alle prospettive di sviluppo della professione, i giudizi e le opinioni sulle recenti innovazioni normative, le percezioni relative alla diffusione o meno di fenomeni di discriminazione ed il grado di soddisfazione dei servizi di Cassa Forense. La ricostruzione ha preso le mosse dalla condizione attuale dell’avvocato, osservata dal punto di vista organizzativo, rilevando come la composizione degli studi sia ancora in larga parte incentrata sulla figura del titolare (40%), quale unica persona che lavora nello studio, mentre solo il 27% sono le strutture che coinvolgono da 4 a 9 persone ed il 23% strutture costituite da 2-3 persone. Il profilo dell’attività professionale è ancora incentrato sull’assistenza giudiziale (64,6%, in lieve diminuzione rispetto al 66% del 2015 e del 2017), cui si aggiunge il 29,2% del fatturato riconducibile ad attività di consulenza (era il 28,2 nel 2017), in un mercato che è prevalentemente locale (con il 73,1% del fatturato, in lieve diminuzione rispetto al 75% del 2017), seguito da quello regionale (12%) e da quello nazionale (circa 13% ed in crescita rispetto al dato precedente). Quanto alla distribuzione del fatturato per tipologia di clientela si conferma la preponderanza di quello generato per servizi erogati a persone fisiche (49,7% in diminuzione rispetto al 51,7% precedente), seguito dalle p.m.i. (23,6% anche esso in diminuzione di 3 punti), dalle grandi aziende (7,8%), enti pubblici (7,1%), scambio di servizi tra avvocati (6,1%). Nel 2017 l’andamento del valore economico delle prestazioni è aumentato per il 25,9 % degli avvocati, ma ciò che desta maggiori preoccupazioni è la quota di avvocati che dichiara di aver subito un ridimensionamento delle proprie entrate, che è ancora molto consistente (40,9%) La distribuzione per area geografica evidenzia le maggiori difficoltà nelle aree meridionali con un saldo negativo (-25,9) decisamente molto più accentuato rispetto al Nord-Ovest (- 7,3) ed al Nord-Est ( - 5,5), mentre il Centro si attesta su posizione intermedia (- 15,7) Vi sono comunque rispetto alla precedente indagine timidi segnali di miglioramento, ma nonostante ciò le valutazioni riguardanti la condizione lavorative sono prevalentemente poco positive: il 34,1% degli avvocati denuncia una situazione abbastanza critica, seppure tale da garantire una certa sopravvivenza, mentre coloro che ritengono che la situazione sia molto critica sono il 28% e quindi complessivamente il 62,2% degli avvocati si esprime in termini negativi. Il fronte di coloro che esprimono giudizi positivi è rappresentato dal 13,3% tra cui coloro che ritengono (12,2%) che la propria situazione sia migliorata nonostante la crisi e coloro che registrano forti miglioramenti (1,2%). Il restante 24,5% dichiara che la propria situazione è sostanzialmente immutata. Il sentimento della professione è stato ricostruito sulla base delle risposte in merito alla previsione a due anni della propria condizione professionale. Così se da un lato risulta inferiore la percentuale di chi prevede un miglioramento della propria condizione nei prossimi due anni (29,3% a fronte del precedente 36,8%), dall’altro, nel confronto con l’indagine precedente la situazione sembra migliorare quanto al mantenimento dei livelli attuali di reddito, che al loro miglioramento. Sostanzialmente atteggiamento più positivo quanto ad aspettative di miglioramento esprimono le donne ed i giovani, mentre previsioni più pessimistiche sull’attuale condizione professionale esprimono i più anziani, nel senso che le aspettative positive diminuiscono al crescere dei livelli di reddito.

3. Nell’indagine condotta quest’anno sono stati inseriti dei quesiti tendenti a rilevare le opinioni sulle innovazioni normative che riguardano la professione, dall’esercizio in forma societaria, all’obbligo di preventivo scritto, di assicurazione, all’equo compenso. In proposito si registrano significative differenze di opinione a seconda del genere e dell’età degli intervistati. Complessivamente il 58,7% degli intervistati esprime opinioni, di fatto, poco favorevoli all’esercizio della professione forense in forma societaria in particolare per il timore che il socio non professionista possa condizionare ai suoi fini l’attività professionale e per la possibile estensione dei conflitti di interesse. Differenze di opinione emergono quanto alla possibilità di far decadere l’incompatibilità tra professione forense e lavoro dipendente o parasubordinato, poiché il 47% si esprime circa la opportunità di regolare la figura del collaboratore di studio senza far perdere la natura di libero professionista. E’ evidente che vi è una maggiore tendenza a prefigurare una situazione che assicuri maggiori garanzie per i collaboratori nella opinione delle donne (32%) e dei giovani con meno di 40 anni (46,7%). Quanto ai giudizi sull’introduzione dell’obbligo di fornire preventivo scritto le opinioni più diffuse sono quelle non favorevoli (55,3%), anche se vi è una notevole proporzione di coloro che ritengono l’innovazione utile per migliorare la consapevolezza da parte dei clienti (44,7%) Riguardo all’equo compenso, nel complesso la maggioranza degli intervistati concorda con il fatto che l’equo compenso sia uno strumento utile a garantire il professionista da clausole vessatorie, ma le differenze emergono nella distribuzione delle risposte per sesso ed età perché concordano con questa affermazione solo il 45,7% delle donne e solo il 38,2% dei giovani con meno di 40 anni. L’atteggiamento degli avvocati quanto all’obbligo di assicurazione per la responsabilità civile si attesta al 53% in senso positivo diviso tra coloro che condividono la misura (32%) e coloro che ritengono che non modifichi una situazione già esistente data la diffusione già presente tra i professionisti (21%), mentre il restante 47% lo ritiene un dispositivo inutile o dannoso. L’indagine sulle condizioni professionali degli avvocati si è poi sviluppata attraverso alcune domande sui criteri che guiderebbero i clienti nella scelta del legale ed ai motivi della progressiva caduta di prestigio. Il criterio maggiormente indicato è quello della fidelizzazione (38,5%), seguito da quello della competenza (28,5% delle indicazioni). Differenze emergono allorchè le risposte vengono distribuite per genere ed età, perché gli avvocati più anziani (oltre 50 anni) attribuiscono il primo posto alla competenza (36,9%), criterio segnalato in misura significativamente inferiore tra i giovani sotto i 40 anni (18,9%) e le donne (25,5%). I giovani inoltre tendono ad indicare il prestigio (al 10,1%) e l’anzianità professionale (al 17,7%) in misura di gran lunga superiore rispetto ai più anziani (tra cui le indicazioni raggiungono rispettivamente il 2,5% ed il 9,9%). Riguardo alle valutazioni sulle ragioni della perdita di prestigio della professione, i giudizi risultano piuttosto concordi, poiché per il 76% degli avvocati la causa è prevalentemente indicata nella diffusione di comportamenti opportunistici messi in atto da numerosi professionisti a ciò indotti dalla progressiva riduzione dei redditi. Il giudizio differenziato sulla percezione delle proprie condizioni professionali emerge allorchè si misura il grado di soddisfazione, espresso in termini di coerenza con le proprie aspettative. Ben il 71% degli avvocati dichiara che la propria condizione attuale è mediamente (41%) o molto (27%) al di sotto delle aspettative, mentre coloro che le ritengono confermate (24%) o superate (5%) costituiscono il 29% del campione degli intervistati. Quanto alla predisposizione a consigliare o meno la carriera forense, nel complesso solo il 2% non avrebbe dubbi nel dare un tale consiglio ai giovani, mentre il 30% dichiara che sconsiglierebbe in maniera risoluta una tale scelta. Tra le opinioni intermedie prevale quella che consiglierebbe di intraprendere la carriera solo se si è fortemente motivati (44%), mentre altri (23%) dichiarano che, pur non sconsigliando la scelta metterebbero comunque “in guardia” il potenziale nuovo avvocato dalle difficoltà che si potrebbero incontrare. Il CENSIS ha inteso quest’anno anche verificare se, ed in che misura, a giudizio degli avvocati vi siano fenomeni discriminatori in base al genere, condizioni di disabilità ed orientamenti sessuali. Il linea di massima le percentuali di coloro che percepiscono l’esistenza di diffusi fenomeni discriminatori è generalmente bassa per disabilità e sesso. Cresce tra le donne (24%) la percezione di atteggiamenti discriminatori nei loro confronti da parte di altri colleghi e di clienti. Nell’ultima sezione del questionario vi era una indagine sul grado di soddisfazione dei servizi erogati online da Cassa Forense e sul livello di conoscenza, utilizzo e soddisfazione dei programmi di finanziamento e bandi promossi dalla Cassa ed altri nazionali ed europei. Dai dati emerge un soddisfacente grado di utilizzo dei servizi, che risultano usati almeno una volta dal 91% del campione, con una percentuale del 67% di coloro che si dichiarano soddisfatti, contro una porzione decisamente modesta degli insoddisfatti (7%), mentre il 26% non ritiene ancora di essere in grado di esprimere un giudizio. Bisognerà invece potenziare le attività di comunicazione perché risulta ancora elevata la proporzione di avvocati che non è a conoscenza o non ha mai partecipato a bandi (84%), anche perché la loro utilità è evidente, posto che la percentuale di soddisfazione tra coloro che avendo partecipato hanno ottenuto agevolazioni o sostegno è particolarmente alta (92%), ed a questa quale si contrappone solo una piccola quota di insoddisfatti (5%).

4. L’ultima parte del report di ricerca illustra i risultati dell’indagine effettuata presso la popolazione italiana circa i giudizi e le opinioni sul prestigio, caratteristiche e condizioni lavorative della professione di avvocato. Orbene, quasi la metà (45,9%) ritiene che il prestigio della professione negli ultimi anni sia sostanzialmente rimasto invariato, anche se va sottolineato che la percentuale di coloro che ritengono che sia diminuito è maggiore (32,5%), rispetto a coloro che ritengono che sia aumentato (21,9%). Entrando nel merito della caduta dell’attività professionale la maggioranza (44%) ritiene che la perdita di attrattiva derivi dal fatto che si tratta di una professione che costringe per troppo tempo ad una condizione di precarietà, ed a ciò vanno aggiunti coloro che (21%) ritengono che la professione non garantisce più adeguati sbocchi professionali. La combinazione di questi elementi determina quindi la percezione che la professione forense sia considerata generalmente troppo precaria e meno sicura rispetto al passato e ciò la porta ad attrarre sempre meno i giovani. Da ultimo l’indagine ha focalizzato ulteriori aspetti del rapporto professionista/cliente, in primo luogo con riguardo agli elementi che incidono sulla scelta del legale di fiducia. Anzianità professionale (con il 68,7%), e prestigio con il (67,7%) sono i criteri che raccolgono il maggior numero di indicazioni, seguiti dall’immagine (46,9%), e dall’età (39,6%). Ciò diverge dall’opinione degli avvocati, che invece tendono a posizionare l’anzianità professionale agli ultimi posti di un’ideale classifica dei criteri di scelta da parte dei clienti. Dall’analisi emerge poi un atteggiamento complessivo piuttosto diffuso nei confronti degli avvocati che può essere definito in termini di una “fiducia condizionata” in particolare quando si fa riferimento al riconoscimento della trasparenza e condivisione delle linee di difesa e dalla possibilità di valutare, anche sul piano economico, il grado di professionalità e l’impegno profuso per conseguire il miglior risultato possibile a giudizio del cliente Al termine di questo breve sunto su uno studio che merita ben altri approfondimenti, ritengo più utile per i lettori riportare pedissequamente le considerazioni finali del rapporto CENSIS, come ulteriore spunto di riflessione:

1. Progressiva riduzione del livelli di attrattività della professione con tassi di crescita e di ingresso di giovani, sempre più ridotti.

2. Tendenza alla femminilizzazione: le donne costituiscono attualmente il 47,6% dell'insieme del professionisti (nel 1989 erano il 10,5%) considerando che i tassi di crescita delle donne avvocato sono costantemente più elevati rispetto a quelli degli uomini, nel medio periodo (5-7 anni) la componente femminile potrebbe diventare maggioritaria.

3. Alta incidenza degli avvocati residenti al Sud e nelle Isole dove, peraltro, i redditi sono mediamente del 30-35% inferiori rispetto alla media nazionale.

4. Costante contrazione dei livelli di reddito e del potere d'acquisto del professionisti il cui andamento è correlato a quello del ciclo economico generale.

5. Presenza di forti sperequazioni di reddito tra uomini e donne (le donne guadagnano quasi il 60% in meno rispetto agli uomini) tra giovani e anziani (un avvocato che ha un età inferiore ai 35 anni guadagna circa Il 70% in meno rispetto a uno che ne ha tra 45 e SO).

6. Conseguentemente si raggiunge un reddito medio-alto (in media di 41.000 euro l'anno di imponibile IRPEF) all'età di 45-50 anni: a 40-45 per gli uomini a 55-60 per le donne.

7. Nelle percezioni sull'attuale condizione dei professionisti intervistati prevalgono i giudizi critici (tra coloro che percepiscono una situazione molto critica con un peggioramento delle proprie condizioni e chi dichiara una condizione di "resistenza" si concentra oltre il 62% dei giudizi espressi).

8. Soltanto il 14% ha percepito un miglioramento della propria condizione;

9. Le percezioni di criticità si accentuano tra le donne e i giovani.

10. Tuttavia nel confronto con le indagini precedenti la situazione è In lieve miglioramento.

11. Le aspettative più diffuse sul futuro sono di ·un mantenimento delle posizioni, ma giovani e donne esprimono minore pessimismo di rispetto a uomini in età più avanzata; (nel complesso coloro che hanno attese di miglioramento sono in proporzione leggermente superiore 1-2% rispetto ai pessimisti).

12. Riguardo alle recenti innovazioni normative i giudizi sono piuttosto articolati:

12.1. Prevalgono le opinioni negative sull'introduzione dell'obbligo di preventivo e di assicurazione obbligatoria (va segnalato che nell'indagine sulla popolazione l'introduzione dell'obbligo di preventivo è giudicata positivamente)

12.2. Emerge un alto livello di accordo sull'utilità dell'introduzione dell'equo compenso (ma l'opinione degli avvocati più giovani è più tiepida);

12.3. I giudizi sulla possibilità di introdurre condizioni contrattuali maggiormente garantiste per i collaboratori sono polarizzate: da un parte gli uomini con maggiore anzianità nella professione che sono meno favorevoli e dall'altra donne e giovani, al contrario, più favorevoli.

13. Si nota una certa divergenza di opinioni tra professionisti e clienti potenziali (dalle interviste alla popolazione) riguardo i criteri di scelta del legale di fiducia; in particolare i cittadini pongono ai primi posti della graduatoria l'anzianità nella professione mentre gli avvocati tendono a considerarlo un fattore poco influente.

14. Non emergono particolari criticità in tema di diffusione di comportamenti discriminatori, ma una buona proporzione di donne dichiara una certa diffusione di discriminazioni di genere.

15. Nel complesso il giudizio di soddisfazione sulla propria condizione, in confronto alle aspettative iniziali di ingresso nella professione, è prevalentemente negativo.

16. Conseguentemente ben il 30% dei professionisti sconsiglierebbe incondizionatamente a un giovane di intraprendere la professione forense.

17. Anche i cittadini confermano un calo di prestigio della professione di avvocato.

18. Si sottolinea il fatto che l'avvocatura attrae sempre meno giovani e appare sempre meno sicura nel garantire costanza di reddito e certezza degli sbocchi professionali.

19. Tra i cittadini si può, in qualche modo, ipotizzare l'esistenza di un atteggiamento complessivo piuttosto diffuso nei confronti della attività dei professionisti forensi che può essere definito nei termini di "una fiducia condizionata", sensibile soprattutto a fattori come la trasparenza, la condivisione delle linee di difesa, l'informazione.

20. Importante, secondo gli italiani, condizionare la valutazione economica della prestazione all'impegno e alla diligenza dimostrati dall'avvocato.