Tribunale di Roma 15.11.2018 n.8804

3/2018 SETTEMBRE - DICEMBRE

Tribunale di Roma 15.11.2018 n.8804, Giud. Antonioni, Omissis c. Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Forense; Agenzia delle Entrate Riscossione

Previdenza e Assistenza Sociale – Contributi – Cartella di pagamento - Notifica tramite posta – Legittimità

Avvocati - Previdenza – Iscrizione Cassa Forense – Nuova disciplina della l. n.247 del 2012

Avvocati – Previdenza – Avvocato che esercita attività professionale anche in un altro Stato Membro dell’Unione Europea – Disciplina applicabile – Onere della prova

 

In tema di notificazione a mezzo del servizio postale della cartella esattoriale emessa per la riscossione di contributi previdenziali può essere eseguita anche mediante invio, da parte dell’esattore, di lettera raccomandata con avviso di ricevimento, senza necessità di redigere una apposita relata di notifica. A decorrere dal 2 febbraio 2013 la nuova disciplina dell’ordinamento della professione forense di cui alla l.n.247 del 2012 ha previsto che l’iscrizione all’Albo comporta la contestuale iscrizione alla cassa. Per l’avvocato iscritto ad un Albo forense che esercita l’attività professionale in modo concorrente o esclusivo in un altro Stato Membro dell’Unione Europea, si applicano i Regolamenti Comunitari n.883/2004 e n.987/2009 per la determinazione della legislazione previdenziale applicabile. Invocando l’applicazione della normativa comunitaria, l’avvocato deve però fornire la prova di trovarsi nelle condizioni indicate dalle norme comunitarie e che la sua attività possieda i requisiti ivi previsti.

FATTO E DIRITTO

Con ricorso ritualmente notificato alle controparti Omissis Giangiacomo, premesso di essere iscritto all’Ordine degli Avvocati di Roma e di esercitare Ai professione di “solicitor for England and Wales”, cioè avvocato, in In-ghilterra e Galles, proponeva opposizione avverso la car-tella di pagamento n. 09720160218453526000, notificatagli il 18.1.2017 da Equitalia s.p.a., con la quale gli veniva richiesto il pagamento di complessivi € 883,88 a titolo di contributo soggettivo, contributo di maternità, oneri di riscossione e spese di notifica, lamentando: 1) “violazione di legge, falsa, erronea applicazione di norme giuridiche in materia eli corretta redazione emissione e notifica della cartella di pagamento”, non essendo stato allegata il ruolo, non essendo indicato chi gli avrebbe conferito esecutività, non essendo stata ritualmente notificata la cartella; 2) “falsa, erronea applicazione di norme giuridiche, carenza di motivazione, per non essere possibile arguire se l’an e il quantum dei pretesi pagamenti fossero stati correttamente determinati e comunque liquidi ed esigibili”; 3) “falsa, erronea applicazione di norma giuridiche concernenti i requisiti dell’avvocato onerato del versamento dei contributi minimi alla Cassa Forense” per essere esercitata la “parte sostanziale” della propria attività in un altro Stato Membro dell’Unione Europea e per non essere comunque dovuto il contributo di maternità; 4) “carenza di motivazione” in ordine agli importi richiesti a titolo di omessi versamenti a seguito di Mav suppletivi.

Si costituiva in giudizio la Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Forense la quale, preliminarmente eccepita la decadenza dall’impugnazione con riguardo ai vizi formali della cartella, deduceva la dovutezza delle somme ingiunte chiedendo il rigetto dell’opposizione; in via riconvenzionale - ove ritenuta la fondatezza di taluna delle doglianze in ordine alla forma del titolo - chiedeva la condanna del Omissis al pagamento delle somme indicate nel medesimo, accertatane la legittimità in ogni caso della richiesta.

A sua volta costituitasi in giudizio Equitalia Servizi Riscossione s.p.a., eccepito il proprio difetto di legittimazione passiva quanto al merito della pretesa creditoria, resisteva alla domanda chiedendone il rigetto. La causa era istruita documentalmente e decisa all’udienza di discussione odierna mediante pubblica lettura della sentenza. Preliminarmente devesi dare atto del superamento di ogni questione relativa alla procura alle liti sollevata dalla difesa del Omissis - nella propria memoria depositata a seguito della proposizione della domanda riconvenzionale - sulla scorta, tra l’altro, dell’esibizione, all’odierna udienza, dell’originale dell’atto in questione da parte della difesa della Cassa resistente. Quanto al merito, giova in questa sede precisare, in linea generale, che il vigente sistema eli tutela giurisdizionale  per le entrate previdenziali - ed in genere per quelle non tributarie - prevede le seguenti possibilità di tutela per il contribuente: a) proposizione di opposizione al ruolo esattoriale per motivi attinenti al merito della pretesa contributiva ai sensi dell’art. 24, comma 6°, del d. lgs. n. 46 del 1999, ovverosia nel termine di giorni quaranta dalla notifica della cartella di pagamento, davanti al giudice del lavoro; b) proposizione di opposizione ai sensi dell’art. 615 c.p.c. per questioni attinenti non solo alla pignorabilità dei beni, ma anche a fatti estintivi del credito sopravvenuti alla formazione del titolo (quali ad esempio la prescrizione del credito, la morte del contribuente, l’intervenuto pagamento della somma precettata) sempre davanti al giudice del lavoro nel caso in cui l’esecuzione non sia ancora iniziata (art. 615, comma 1°, c.p.c.) ovvero davanti al giudice dell’esecuzione se la stessa sia invece già iniziata (art. 615, comma 2°, e art. 618 bis c.p.c.); c) proposizione di una opposizione agli atti esecutivi ai sensi dell’art. 617 c.p.c., ovverosia “nel termine perentorio di venti giorni dalla notifica del titolo esecutivo o del precetto” per i vizi formali del titolo (quali ad esempio quelli attinenti la notifica e la motivazione) ovvero della cartella di pagamento, anche in questo caso davanti al giudice dell’esecuzione o a quello del lavoro a seconda che l’esecuzione stessa sia già iniziata (art. 617, comma 2° c.p.c.) o meno (art. 617, comma 1° c.p.c.): il suddetto termine, originariamente di cinque giorni, è stato elevate a venti giorni per effetto delle modifiche apportate dal d. l. 14 marzo 2005 n. 35, convertito in legge 14 maggio 2005 n. 80 (cfr. Cass. 18 novembre 2004, n. 21863). Nella specie, a fronte della ricezione da parte del Omissis dell’atto impugnato in data 18.1.2017 e del depo-sito del ricorso in data 27.2.2017, ogni doglianza relativa a vizi formali della cartella esattoriale (di cui al primo, al secondo e al quarto motivo di impugnazione, relativi alla mancata allegazione del ruolo, alla omessa indicazione del soggetto che ha conferito esecutività al medesimo, alla notifica della cartella e alla carenza di motivazione) deve dichiararsi inammissibile, stante la tardività, in relazione ai detti vizi, dell’opposizione, proposta oltre il termine di gg. 20 dalla notifica e, dunque, l’intervenuta decadenza dalla medesima.

È appena il caso di sottolineare che si tratta di censure prive di pregio dacché, in primo luogo, la cartella non è un atto amministrativo ma un documento riproduttivo del ruolo che a sua volta non è un atto amministrativo ma un atto esecutivo autoformato. II fatto costitutivo dei crediti previdenziali è costituito dai fatti dai quali deriva l’obbligo di contribuire e non dagli atti posti in essere dall’Ente e dal Concessionario allo scopo di riscuoterli. Pertanto ne l’uno ne l’altro atto richiedono alcuna motivazione (essendo al più richiesta come per gli avvisi di addebito ex art. 30 legge n.122/2010, l’indicazione della “causale” del credito). In merito alla notifica tramite raccomandata con avviso di ricevimento si ricorda che la medesima è disciplinata dall’art. 26, comma 1, del D.P.R. 602/73 e sulla legittimità di tale forma di notifica delle cartelle si sono da ultimo espresse, tra l’altro, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione chiarendo come “in tema di notificazione a mezzo del servizio postale della cartella esattoriale emessa per la riscossione di imposte la notificazione può essere eseguita anche mediante invio, da parte dell’esattore, di lettera raccomandata con avviso di ricevimento, nel qual caso si ha per avvenuta alla data indicata nell’avviso di ricevimento sottoscritto dal ricevente o dal consegnatario, senza necessità di redigere un’apposita relata di notifica, rispondendo tale soluzione al disposto di cui al DPR 29 settembre 1973, n. 602, art. 26 ...” (cfr. Cass. SS.UU. 19071/16). Nel merito il ricorso è infondato. L’iscrizione alla Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense, costituita in forma di Fondazione, è obbligatoria per tutti gli avvocati che esercitano la libera professione con carattere di continuità. Prevede infatti il comma 8 dell’art. 21 I. 247/2012 che “L’iscrizione agli Albi comporta la contestuale iscrizione alla Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense”. II successivo comma 9, invece, prevede che “La Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense, con proprio regolamento, determina, entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, i minimi contributivi dovuti nel caso di soggetti iscritti senza il raggiungimento di parametri reddituali, eventuali condizioni temporanee di esenzione o di diminuzione dei contributi per soggetti in particolati condizioni e l’eventuale applicazione del regime contributivo”. Dal 2 febbraio 2013, pertanto, la nuova disciplina dell’ordinamento della professione forense (di cui alla l 27/2012) ha previsto che l’iscrizione all’Albo comporta la contestuale iscrizione alla Cassa Nazionale di previdenza e assistenza Forense e quindi, l’iscrizione, già prevista obbligatoriamente per tutti gli iscritti agli albi che esercitino la professione con carattere di continuità, cioè raggiungano prefissati limiti di reddito o di volume di affari professionali, viene fatta coincidere con il momento dell’iscrizione agli Albi, a prescindere da tali parametri reddituali (art. 21, co. 8, l. 247/2012).

A carico degli iscritti sono previsti i seguenti contributi; 1) soggettivo di base e modulare; 2) integrativo); 3) di maternità. Il regolamento di attuazione dell’art. 21 artt. 8 e 9 della legge 247/2012, emanato a norma del comma 9 della 1. 247/2012 ed entrato in vigore il 21.8.2014, prevede, all’art. 1, che “1) A decorrere dall’entrata in vigore del presente Regolamento, o dalla data di iscrizione all’Albo, se successiva, l’iscrizione alla Cassa è obbligatoria per tutti gli avvocati iscritti agli Albi professionali forensi, fermo restando il disposto di cui all’articolo 4 della Legge n. 141/1992. 2) L’iscrizione viene deliberata d’ufficio dalla Giunta Esecutiva della Cassa, con la decorrenza di cui al comma 1, non appena sia pervenuta comunicazione dell’iscrizione in un Albo forense. 3) Dell’avvenuta iscrizione alla Cassa deve essere data immediata comunicazione al professionista, unitamente all’indicazione dei termini per avvalersi dei benefici di cui all’art. 3 ed, eventualmente, dell’art. 4 del presente Regolamento. 4) L’iscrizione alla Cassa è obbligatoria, ai sensi del primo comma, anche per gli iscritti agli Albi forensi che siano contemporaneamente iscritti in altri Albi professionali. Tuttavia, essi sono tenuti al versamento dei contributi soggettivi e integrativi solo sulla parte di reddito e di volume d’affari relativi alla professione di avvocato, fermo in ogni caso l’obbligo a corrispondere i contributi minimi. 5) L’iscrizione alla Cassa è obbligatoria, ai sensi del primo comma, anche per gli iscritti agli Albi forensi che svolgano funzioni di giudici di pace, di giudici onorari di Tribunale e di sostituto procuratore onorario di udienza. In tal caso, i contributi soggettivi ed integrativi saranno calcolati anche sulle indennità derivanti da tale incarico con modalità e termini stabiliti dal Consiglio di Amministrazione, fermo in ogni caso l’obbligo a corrispondere i contributi minimi. 6) Per gli iscritti ad un Albo forense che esercitino l’attività professionale in modo concorrente o esclusivo in un altro Stato Membro della Unione Europea, si applicano i Regolamenti Comunitari n. 883 del 29/4/2004 e n. 987 del 16/9/2009 per la determinazione della legislazione previdenziale applicabile.” Sulla scorta della richiamata normativa, permanendo la sua iscrizione all’Albo, appare del tutto legittima l’iscrizione del ricorrente alla Cassa, avendone la resistente dimostratine i presupposti. Nella specie, tuttavia, il Omissis invoca, a sostegno della propria tesi in ordine alla non dovutezza dei contributi richiesti dalla Cassa, l’art. 13 del Regolamento Comunitario n. 883 del 29.4.2004 il quale, rubricato “Esercizio di attività in due o più Stati membri”, prevede, al comma II relativo alle attività svolte in forma autonoma, che “La persona che esercita abitualmente un’attività lavorativa autonoma in due o più Stati membri è soggetta: a) alla legislazione dello Stato membro di residenza se esercita una parte sostanziale della sua attività in tale Stato membro; oppure b) alla legislazione della Stato membro in cui si trova il centro di interessi delle sue attività, se non risiede in uno degli Stati membri nel quale esercita una parte sostanziale della sua attività”. II successivo comma 5 prevede poi che “Le persone di cui ai paragrafi da 1 a 4 sono trattate, ai fini della legislazione determinata ai sensi di queste disposizioni, come se esercitassero l’insieme delle loro attività subordinate o autonome e riscuotessero l’insieme delle loro retribuzioni nello Stato membro in questione”.

L’art. 14 del Regolamento Ce n. 987/2009 richiamato dall’art. 21 l. 247/2012, al comma, 3 precisa che “...Per persona «che esercita abitualmente un’attività lavorativa autonoma» si intende una persona che svolge abitualmente attività sostanziali nel territorio dello Stato membro in cui è stabilita” e al comma 8 “Per stabilire se una parte sostanziale delle attività sia svolta in un dato stato membro, valgono i seguenti criteri indicativi: …b) per l’attività autonoma, il fatturato, l’orario di lavoro, il numero di servizi prestati e/o il reddito). Nel quadro di una valutazione globale, una quota inferiore al 25% di detti criteri è un indicatore del fatto che una parte sostanziale delle attività non è svolta nello Stato membro in questione”. Orbene ritiene il Tribunale che sia fondata l’obiezione della Cassa in relazione al difetto di allegazione e prova, da parte del ricorrente, dei presupposti per la sua “sottrazione” alla normativa nazionale ed all’applicazione di quella comunitaria, che in base al principio dell’onere della prova, incombeva sui Omissis a fronte dei dimostrati presupposti per la sua iscrizione alla Cassa medesima. Invocando l’applicazione, nei suoi confronti, della normativa comunitaria di cui ai Regolamenti 883/2004 3 987/2009, il ricorrente ben avrebbe dovuto dimostrare di trovarsi nelle condizioni indicate dalle norme comunitarie richiamate e che la sua attività possedesse i requisiti ivi previsti in maniera inequivoca. Lo stesso, tuttavia, si è limitato a documentare il proprio titolo di “solicitor for England and Wales” per gli anni 2013-2014 e 2014-2015 (cfr. all. 8 e 9 del ricorso) senza tuttavia nulla neppure dedurre in ordine al proprio fat-turato o al proprio reddito all’estero. Dal canto suo la Cassa aveva - senza esito alcuno - sollecitato, al fine dell’apprezzamento delle ragioni del Bausone (e quindi della determinazione del Paese in cui veniva esercitata la parte sostanziale della sua attività) l’invio, da parte dello stesso, del modello A 1 sottoscritto dall’Ente Inglese ovvero le dichiarazioni dei redditi pro-dotti negli anni 2015-2015 in Inghilterra, unitamente ad una attestazione d’iscrizione presso un ente previdenziale del regno Unito (cfr. all. 8 difesa resistente).

In difetto di allegazione, ancor prima di che di prova, di qualsivoglia elemento che consenta di apprezzare la sottrazione del ricorrente al pagamento dei contributi richiesti dalla Cassa con la cartella di pagamento oggi impugnata, l’opposizione sul punto deve ritenersi evidentemente infondata. Neppure in ordine agli importi richiesti trova riscontro l’opposizione del Omissis. A1 proposito deve evidenziarsi che la Cassa ha determinato sta il contributo minimo che quello di maternità secondo i criteri di cui alla legge 247/2012 e relativo regolamento (richiamando peraltro, quanto al contributo di maternità, l’art. 7 del Regolamento di attuazione dell’art. 21/VIII-IX della L. 247/2012, deliberato dal Comitato dei Delegati in data 31.1.2014), tutti indicati nella comunicazione di avvenuta iscrizione alla Cassa indirizzata al Omissis (cfr. all. 5 fascicolo resistente) nell’am-bito della quale era chiaramente specificato - ancorché non necessaria - la modalità di corresponsione delle somme richieste (tramite MAV elettronico in quattro rate - febbraio, aprile, giugno e Settembre 2015 - da generare e stampare a cura del contribuente medesimo).

Alla luce della esposte considerazioni, pertanto, il ricorso deve essere integralmente respinto. Sulla scorta della proposizione della domanda riconvenzionale soltanto in via subordinata, la stessa deve ritenersi assorbita nel rigetto del ricorso.

La condanna dell’opponente alla rifusione delle spese di giudizio nei confronti della cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Forense nonché della Agenzia Entrate Riscossione (già Equitalia Servizi di riscossione s.p.a.), liquidate come in dispositivo, segue la soccombenza.