Tribunale di Torre Annunziata, 15.11.2019

3/2019 SETTEMBRE - DICEMBRE

TRIBUNALE DI TORRE ANNUNZIATA, 15.11.2019, Giud. Verasani, Pinto (Avv. Renditiso, De Angelis) c. Cassa Forense (Avv. Ingangi).

Avvocato – Previdenza – Pensione di vecchiaia anticipata – Coefficienti di riduzione – Computo annualità.

Nel caso di età pensionabile fissata in 68 anni per il biennio 2017/2018, nel conteggio per la riduzione del coefficienti, si applica lo scaglione biennale del pensionamento al quale si accede in virtù del momento reale in cui l’interessato compie il 68 anno di età.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con ricorso iscritto al R.G. in data 08.11.2018 l’avv. Ferdinando Pinto adiva il Giudice del Lavoro del Tribunale di Torre Annunziata chiedendo accertarsi la erroneità dei criteri di calcolo adottati dalla Cassa Forense per la determinazione della pensione di vecchiaia anticipata, riconosciutagli con decorrenza 1 agosto 2017, la legittima applicazione del coefficiente di riduzione pari al 14,76% e la conseguente condanna della convenuta a corrispondergli la differenza fra quanto liquidatogli e l’importo risultante dal sollecitato ricalcolo, oltre interessi e rivalutazione dalle scadenze dei singoli ratei al soddisfo.

A fondamento della opposizione il ricorrente valorizzava una determinata “lettura” delle disposizioni regolamentari asseritamente ineludibile, da cui discenderebbe - appunto - la denunciata erroneità del criterio di calcolato adottato e, di conseguenza, il minore importo dell’assegno pensionistico in erogazione dall’agosto 2017. Si costituiva ritualmente la Cassa Forense che resisteva nel merito alla domanda attorca chiedendone il rigetto. Stante la natura delle questioni sollevate, di origine giuridico- interpretativa ed a sponda documentale, il Giudice mandava prontamente la controversia in decisione. Alla udienza del giorno 15.11.2019, in esito alla discussione delle parti, sfociata nelle richieste in epigrafe richiamate, cd alla conseguente fase camerale, veniva, quindi, emessa la presente sentenza a motivazione contestuale.

La domanda attorea si fonda su una non condivisibile interpretazione delle disposizioni regolamentari che governano la materia. Assume nella buona sostanza il ricorrente che avendo avanzato istanza di pensione anticipata in riferimento ad un trattamento a decorrenza agosto 2017, e quindi al compimento del 65° anno di età di esso avv. Pinto, i parametri di riferimento da valorizzare ruoterebbero intorno alla previsione secondo cui per l’anno 2017 l’età pensionabile resta fissata in anni 68.

Discenderebbe da tale premessa che gli anni da considerare ai fini del calcolo dell’anticipazione, e dell’applicazione del conseguente coefficiente di riduzione, sono tre e non cinque come ritenuto dalla Cassa resistente: 68-65. Ragion per cui il coefficiente individuato (= 24,60%) sarebbe errato proprio perché riferibile ad una anticipazione di cinque anni. Nel caso di specie, a fronte di una anticipazione di soli tre anni, si sarebbe dovuto privilegiare il diverso e minore coefficiente del 14,76%. Con conseguente lievitazione dell’assegno pensionistico mensile.

Le disposizioni che perimetrano la materia in contesa sono quelle “regolamentari” di cui alla delibera del Comitato dei Delegati 26 giugno 2015, approvata con “Ministeriale” del 30 maggio 2016 G.U. n. 143 del 21 giugno 2016. In particolare, secondo l’art. 2, comma J 0, del Regolamento la pensione di vecchiaia viene corrisposta, per quanto di attuale interesse: -- a coloro che, a decorrere dall’1 gennaio 2017, abbiano maturato 68 anni di età e almeno 33 anni di effettiva iscrizione e contribuzione alla Cassa; -- a coloro che, a decorrere dall’1 gennaio 2019, abbiano maturato 69 anni di età e almeno 34 anni di effettiva iscrizione e contribuzione alla Cassa; -- a coloro che, a decorrere dall’1 gennaio 2021, abbiano maturato 70 anni di età e almeno 35 anni di effettiva iscrizione e contribuzione alla Cassa.

L’interessato, inoltre, può chiedere di anticipare il conseguimento del trattamento pensionistico a partire dal compimento del 65° anno di età, fermo restando il possesso dei requisiti di iscrizione e contribuzione appena precisatì. In tal caso è prevista una riduzione dell’importo dell’assegno pensionistico nella misura dello 0,41% per ogni mese di anticipazione rispetto al requisito anagrafico stabilito dal comma 1° dell’art. 2 (Art. 4, comma 8°). Ora, l’equivoco di fondo che si annida nella prospettazione attorea è addirittura palese. Il ricorrente poteva vantare al 2017 il compimento del 65° anno di età, essendo nato il 16 luglio 1952. Non poteva evidentemente vantare il requisito dei 68 anni anagrafici, valorizzabile a decorrere dal 16 luglio 2020.

Consegue che la disposizione invocata non è quella corretta, l’istante non possedendo nel 2017 il requisito anagrafico previsto per il tipo calcolo perorato. E lo stesso deve ripetersi per l’eventuale opzione immediatamente successiva in quanto al compimento del 69° anno di età (16 luglio 2021) il ricorrente non sarebbe più rientrato nello scaglione dei pensionamenti gennaio 2019/dicembre 2020. Insomma. L’età pensionabile fissata in 68 anni per il biennio 2017/ 2018 non produce gli effetti indicati dall’avv. PINTO perché nel conteggio deve necessariamente privilegiarsi lo scaglione biennale del pensionamento al quale si accede in virtù del momento reale in cui l’interessato compie il 68° anno di età. Nel caso di specie, al 16 luglio 2020 - anno in cui l’istante compie 68 anni - sarà decorso il biennio gennaio 2017/dicembre 2018 che perimetra(va) la vigenza del requisito di anzianità di 68 anni. Così come al 16 luglio 2021 sarà decorso il biennio gennaio 2019/dicembre 2020 che perimetra la vigenza del requisito di anzianità di 69 anni.

Ragion per cui, correttamente la Cassa ha conteggiato cinque anni di anticipazione applicando il conseguente coefficiente di riduzione. Ciò, evidentemente, perché lo scaglione esatto di riferimento è quello 2021/2022 che prevede un’età pensionabile di 70 anni; quella che il ricorrente compie il 17 luglio 2022.

Di qui l’operazione algebrica eseguita dall’ente convenuto: 70-65=5.

La domanda attorea va, pertanto, rigettata.

Le spese di lite, liquidate come da dispositivo, restano a carico della parte soccombente.