Bilancio consuntivo 2017

1/2018 GENNAIO - APRILE

di Cinzia Carissimi

Il bilancio di esercizio 2017 si è chiuso con il risultato di 915 milioni di euro contro i 1.011 milioni di euro del 2016, registrando una diminuzione del 9,5%. In realtà, ad un lettore più esperto, non sfuggirà che il confronto deve essere epurato dall’eccezionalità episodica registrata nel 2016, ovvero lo smobilizzo del fondo straordinario di intervento iscritto nel conto economico tra le insussistenze del passivo per 135 milioni di euro, per rendere la comparazione omogenea. Così facendo, l’utile del 2016 della gestione ordinaria è di 876 milioni confrontato con i 915 milioni dell’esercizio appena concluso evidenzia una crescita del 4,5%, crescita che risulta ancora più significativa se si considera che il Fondo oscillazione titoli ha avuto nel 2017 un incremento del 46% per effetto delle oscillazioni negative delle borse internazionali.

Per rimanere in termini di raffronto con il bilancio con-suntivo 2016 si evidenziano le variazioni percentuali di alcune delle voci di maggior interesse ricordando, per quanto pleonastico, che per la corretta interpretazione dell’impatto economico in termini di valore assoluto, la percentuale va contestualizzata all’importo di riferimento (es. la variazione percentuale delle pensioni dell’1,7% pur essendo irrisoria implica una variazione di 14 milioni di euro mentre ad esempio la variazione percentuale del costo degli Organi Collegiali del 29%comporta un incremento di circa 800 mila euro):

  • a livello di costi si è registrato principalmente:

- un incremento del 1,7% delle pensioni;
- un decremento delle indennità di maternità dell’8,5%;
- un incremento del 53% dell’assistenza erogata agli iscritti (benché circa 28 milioni siano stati accantonati ad apposito fondo);
- un incremento del 29% del costo degli Organi Collegiali conseguente principalmente alla rideterminazione delle indennità approvate dal CDD il 16.12.2016;
- un incremento di circa il 49% dei compensi professionali principalmente ascrivibili a due eventi non pre-vedibili: spese di difesa per contenziosi istituzionali pervenuti a seguito dell’iscrizione a ruolo dei contributi non versati e accertamenti sanitari agli iscritti per l’applicazione dell’assistenza indennitaria prevista de Nuovo Regolamento dell’Assistenza;
- un decremento del costo del personale del 3,2% per effetto del progetto “incentivi all’esodo e ricambio generazionale”;
- un decremento del 27,5% per le utenze varie ascrivibili principalmente ai ribassi ottenuti in seguito all’adesione CONSIP e all’uso della PEC;             

 - un incremento del 11% dei servizi vari;
- un decremento del 18% sugli oneri finanziari;
- oltre i delta dei fondi appostati secondo prudenza si sottolinea che i costi di funzionamento della sede nonostante l’aumento delle attività in gestione sono rimasti sostanzialmente stabili in ossequio alla politica di con-tenimento dei costi attuata dagli Organi Collegiali (complessivamente circa 27 milioni di euro).

  • a livello di ricavi si registra principalmente:

- un incremento del 2,4% dei contributi di cui si segnala l’incremento percentuale del 42% della modulare facoltativa
- un incremento del 17% degli interessi e proventi finanziari dove la parte più significativa è riferita al Plusvalore su titoli che ha registrato un incremento in valore assoluto di 36 milioni di     euro.

  • a livello demografico la crescita degli iscritti solo a li-vello percentuale è risultata leggermente più bassa rispetto a quello delle pensioni come meglio dettagliata nello schema che segue:

Come di consueto, per ripercorrere la vita appena tra-scorsa dell’Ente, si ritiene opportuno riportare gli stralci più significativi della “Relazione sulla Gestione” per sottolineare parte degli impegni attuati dagli Organi Collegiali su molteplici fronti quali quelli regolamentari, organizzativi, finanziari oltre a quello dell’Assistenza. In quest’ultimo campo si segnala lo sforzo compiuto per utilizzare in modo pressoché totale l’importo stanziato a tal fine nel bilancio di previsione 2017 come sottolineato dalla crescita percentuale del 53% rispetto all’anno precedente. La spesa complessivamente impegnata per istituti riconducibili al Nuovo Regolamento dell’Assistenza, nel corso del 2017, ammonta, infatti, a circa 63 milioni di euro, la quasi totalità dei fondi disponibili. Il Nuovo Regolamento per l’erogazione dell’Assistenza rientra fra quei provvedimenti voluti fortemente dal Comitato dei Delegati, per sostenere gli iscritti in un mo-mento di gravissima crisi, prevedendo un sistema più ampio e flessibile di aiuti, procedure più snelle per l’erogazione delle provvidenze, interventi da coordinare con quelli Comunitari e Statali.
Il regolamento approvato opera, rispetto al passato, una distinzione tra le diverse tipologie delle prestazioni assistenziali ivi contenute prevedendo erogazioni “in caso di bisogno individuale” e prestazioni a sostegno “della famiglia, della salute e della professione”.
La progressiva attuazione del regolamento, entrato in vi-gore il 1° gennaio 2016, ha comportato, nel corso del-l’anno 2017, l’attuazione di una serie di istituti e nazione di una serie di bandi che hanno visto una larghissima partecipazione da parte degli iscritti.
Per quanto riguarda i bandi 2017 vanno ricordati:

• Bando per l’assegnazione di borse di studio ad orfani;
• Bando per l’assegnazione di borse di studio per figli di iscritti, che frequentano corsi Universitari;
• Bando per la concessione di contributi in favore di iscritti con figli nati, adottati nell’anno 2017;
• Bando per la concessione di provvidenze in favore degli iscritti con figli al primo anno della scuola secondaria superiore;
• Bando per contributi in favore di famiglie numerose;

  • Bando per contributi in favore di famiglie monogenitoriali;
  • Bando per l’erogazione di contributi per spese di ospitalità in case di riposo o istituti di ricovero per anziani, malati cronici o lungodegenti;

• Bando per la concessione di contributi in favore di iscritti con figli in asili nido e/o primo anno scuole materne;
• Bando di concorso per il rimborso per acquisto di nuovi strumenti informatici per lo studio legale;
• Bando per l’acquisizione di specifiche competenze professionali
• Bando per l’assegnazione di borse di studio per l’acquisizione del titolo di Cassazionista;
• Bando per contributi per progetti formativi di alta specializzazione (riservato a Ordini, Associazioni e CPO);
• Bando per contributi per progetti finalizzati alla semplificazione e modernizzazione dei processi lavorativi (riservato a Ordini, Associazioni e CPO).

La partecipazione a questi bandi è stata molto elevata e ha comportato l’accoglimento di un numero di domande stimabile in circa 8.000.
Oltre a ciò sono state portate a compimento le prime procedure di gara su materie previste dal nuovo regola-mento con particolare riferimento alla fornitura di una banca dati giuridica agli iscritti (operativa dal giugno 2017) e per il servizio di prestiti agli iscritti infratrentacinquenni, con garanzia dell’Ente nel caso di redditi sotto i 10.000 euro e abbattimento integrale degli interessi. Quest’ultimo servizio riguarda il biennio 2017/ 2018.

Grazie all’adesione di Cassa Forense ad EMAPI è stata, infine, assicurata a tutti gli iscritti che alla data del 1°novembre 2016 non avevano ancora compiuto i 70 anni di età, una copertura assicurativa Long Term Care, tra-mite Postevita a condizioni molto favorevoli. Tale copertura assicurativa è stata confermata anche per il 2018. Sono state, infine, avviate le procedure di gara per la co-pertura sanitaria di base e integrativa per gli iscritti e loro familiari. Ad una prima gara andata deserta che ha comportato una proroga del contratto in essere con Uni-salute, fino al 31 marzo 2018, è seguita una seconda gara in corso di aggiudicazione.
Come è noto, a seguito dell’entrata in vigore e della piena applicazione del regolamento di attuazione del-l’art. 21 l. 247/2012, è stato sostanzialmente modificato il regime delle iscrizioni alla Cassa che, a differenza di quanto accadeva in passato, non è più sottoposto all’accertamento di condizioni reddituali o di effettività del-l’esercizio della professione. Tale cambiamento norma-tivo ha avuto quale obiettivo primario la copertura previdenziale e assistenziale per tutti gli avvocati, indipendentemente dai redditi prodotti.
Pertanto, a seguito dell’iscrizione d’ufficio di tutti quegli avvocati che, esercitando la professione in modo non continuativo non si erano iscritti al loro ente di previdenza (oltre 50.000 professionisti), sono cambiati, in modo sostanziale, anche gli scenari demografici e reddituali della categoria.
La popolazione degli iscritti alla Cassa al 31/12/2017, ha superato le 242.000 unità, ma l’incontrollato aumento del numero degli avvocati iscritti agli Albi Forensi è fenomeno che sembra ormai appartenere al passato. Il tasso medio annuo di crescita degli avvocati italiani dell’ultimo quadriennio mostra valori estremamente contenuti e comunque inferiori al 2% (0,4% nell’ultimo anno), niente a che vedere con i livelli dell’8-10% regi-strati nei primi anni 2000. Il grosso afflusso di giovani nuovi professionisti osservato negli ultimi venti anni ha prodotto un aumento dell’incidenza di avvocati sulla popolazione italiana: si è passati da circa 1,5 avvocati ogni mille abitanti del 1995 a 4 avvocati ogni mille abi-tanti nel 2017 (con un rallentamento nell’ultimo quinquennio). Così come si evince dal grafico di seguito riportato.

La media di 4 avvocati ogni mille abitanti è piuttosto alta rispetto agli altri paesi UE, ma la distribuzione del dato a livello regionale evidenzia l’esistenza di realtà molto differenti.

Il fortissimo incremento numerico della popolazione degli iscritti che si è osservato per effetto della legge 247/2012, si è attenuato già nel 2016 e 2017 e si stabilizzerà nei prossimi anni con tassi di crescita sempre di minore entità, fino a determinare per la categoria degli avvocati una situazione stazionaria, a regime, in cui il numero dei nuovi ingressi va a sostituire il numero delle uscite (per decesso, cancellazione ecc..), come, peraltro, previsto nell’ultimo bilancio tecnico al 31/12/2014. Fenomeno da attenzionare nei prossimi anni.
A questo va ad aggiungersi che la quota di rappresentanza femminile nella professione forense è fortemente lievitata negli ultimi decenni passando dal 21% del 1995 al 36 % del 2005 fino al 48% del 2017. Circoscrivendo l’analisi ai soli iscritti non pensionati nel 2017 si raggiunge la quasi parità tra i due sessi.
L’analisi dello scenario reddituale degli avvocati è im-portante non solo dal punto di vista previdenziale, ma è utile per individuare il livello di sviluppo economico della professione e la sua affermazione sul mercato. Nella tabella si riporta, per ogni anno considerato, il monte reddituale irpef complessivamente dichiarato dagli iscritti alla Cassa e dagli iscritti agli Albi (assimila-bile alla ricchezza prodotta dall’Avvocatura italiana), il rispettivo tasso di variazione annuo, il reddito irpef me-dio con il relativo tasso di variazione annuo e infine, nelle ultime due colonne, l’evoluzione reale del reddito medio ottenuto mediante rivalutazione monetaria degli importi così da riportare tutti i valori nella stessa moneta del 2016.
Dall’analisi dei dati risulta che la ricchezza prodotta dagli avvocati iscritti alla Cassa nell’anno 2016 ammonta a 8.525 milioni di euro; che tale ricchezza dopo aver avuto, nel passato, una crescita molto sostenuta (13,7%nel 2004, 11,7% nel 2006 e del 10,7% nel 2007) e mo-strato, negli ultimi anni un forte rallentamento, ha ri-preso a crescere dall’anno 2014, mostrando un aumento dell’1,9% nell’anno 2014, del 4,7% nel 2015 e di un ulteriore 1,3% nel 2016. Tale ripresa del reddito complessivamente prodotto ha comportato, nel triennio 2014/ 2016, per la prima volta dopo molti anni, anche un lieve aumento del reddito mediamente prodotto, sia in termini nominali che reali.
Difatti, il reddito professionale medio per l’anno 2016 (quale rapporto tra ricchezza totale e dichiarazioni per-venute) riferibile a ciascun avvocato iscritto alla Cassa Forense è stato pari a 38.437 euro, valore di poco superiore al reddito dell’anno precedente e ha posto fine ad un processo di recessione iniziato nel 2008 che, fino al 2014, ha comportato una riduzione del reddito medio prodotto dagli avvocati pari al 9,5%. Tale dato ha avuto un lieve consolidamento anche per il 2016 con un ulteriore piccolo incremento dello 0,1%. È chiaro che, solo se la lieve ripresa riscontrata sui redditi 2015 e 2016 verrà confermata nei prossimi anni si potrà parlare di un trend di crescita del dato che sarebbe di grande rilievo per la Cassa e per l’Avvocatura tutta e, per Totale € 23.115 questo, il fenomeno della forte femminilizzazione che ha caratterizzato sempre più negli ultimi decenni la professione forense, può costituire un ulteriore elemento di valutazione per gli scenari previdenziali se è vero come è vero che il reddito medio delle donne avvocato è pari a poco meno del 44% di quello dei colleghi uomini.
Gli avvocati di sesso maschile realizzano guadagni di gran lunga superiori rispetto alle loro colleghe, tuttavia nel 2016 l’aumento del reddito ha riguardato in modo particolare le donne che passano da € 22.772 medi del 2015 a € 23.115 del 2016 (+1,5%), mentre i colleghi uomini passano da un reddito di € 52.763 del 2015 a € 52.729 del 2016 (-0,1%).

Si è rilevato inoltre che gli incrementi di reddito sono stati più significativi nelle età più giovani per le donne e nelle età più mature per gli uomini.
Sicuramente la femminilizzazione della professione osservata negli ultimi anni, ha reso ancor più evidente la progressiva riduzione del reddito mediamente prodotto dal-l’avvocatura come si evince dalla tabella che segue.
Indubbiamente la situazione 2008 2009 ne di crisi economica e oc- Uomini € 66.025 € 63.870 occupazionale che sta attraversando il paese ha coinvolto il mondo dell'avvocatura e delle professioni in genere. Difatti, si è osservato che la contrazione dei fatturati non riguarda solo gli avvocati ma un po’ tutte le professioni. Ingegneri e archi-tetti, notai ecc. fanno parte di una catena economica in cui lo scarso livello occupazionale o solo il timore di una instabilità economica delle famiglie si traduce in una minore richiesta di assistenza da parte di un professionista: si rimanda la ristrutturazione della propria casa, si evita di iniziare una causa civile per rivendicare i propri diritti ecc. Da qui un inevitabile calo dell’attività professionale e dei redditi prodotti.

L’insieme di questi dati induce gli Amministratori del-l’Ente ad un costante monitoraggio tecnico-attuariale sulla sostenibilità del sistema. In particolare, sarà necessario verificare nel tempo gli eventuali scostamenti tra i flussi previsti (in entrata e in uscita) e quelli effettiva-mente riscontrati.
Il 2017 è stato anche caratterizzato da importanti novità sul piano legislativo e regolamentare che incideranno sulla gestione previdenziale dei prossimi anni e che meritano di essere segnalati.

Innanzitutto va ricordato il comma 195 dell’art. 1 della legge 11 dicembre 2016, n. 232 (legge di stabilità 2017), che ha esteso l’istituto del cd. “cumulo gratuito” anche alle Casse professionali, a decorrere dal 1° luglio 2017. Tale estensione è stata introdotta senza prevedere alcun tipo di copertura finanziaria a beneficio delle Casse e con enormi difficoltà interpretative e applicative, riconosciute anche dal Presi-dente dell’INPS, Prof. Tito Boeri nella relazione annuale al Parlamento. Nell’introdurre tale istituto, infatti, il legislatore, non si è posto due problemi fondamentali, considerato il variegato panorama previdenziale italiano: i requisiti di accesso e il sistema di calcolo delle prestazioni.
Per i requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia in cumulo, si fa riferimento, da un lato, ai requisiti della “legge Fornero” (66 anni e 7 mesi di età) e dall’altro ai requisiti di età e di anzianità contributiva più elevati tra quelli previsti dagli Enti interessati (cfr. commi 239 e 241 della l. 228/2012 così come modificata dalla l. 232/2016). 

Per quanto riguarda, poi, il sistema di calcolo della pensione in cumulo, il riferimento, ancor più generico, è alle “regole di calcolo previste da ciascun ordinamento” (cfr. comma 245 della legge medesima). Questa dove-rosa premessa chiarisce anche i motivi che hanno deter-minato ritardi nell’applicazione dell’istituto.
Alcuni importanti nodi interpretativi sono stati sciolti dapprima con la circolare INPS n. 140 del 12 ottobre 2017 e poi con la delibera del Consiglio di Amministrazione in data 26 ottobre 2017 che ha condiviso ed ap-provato una circolare redatta sulla base della legge vigente, coordinata con la specifica disciplina di Cassa Forense. Resta aperto il tema dei costi da sostenere da parte dell’Ente in virtù del nuovo istituto, che potrebbero essere rilevanti, e per i quali il Comitato dei Delegati ha dato incarico alla Commissione Previdenza di studiare apposite modifiche regolamentari da sotto-porre, previa discussione generale, all’esame del Comitato stesso.
Nel frattempo l’operatività della norma è subordinata alla sottoscrizione di apposita convenzione con l’INPS per la quale una delegazione tecnica dell’AdEPP (con la partecipazione attiva di Cassa Forense) si è interfacciata con una delegazione dell’Istituto, raggiungendo una ipo-tesi di accordo ora all’esame dei Presidenti dei rispettivi Enti per definire gli ultimi aspetti legati alla pretesa da parte dell’INPS del riconoscimento di rimborsi forfetari legati ai costi di liquidazione delle singole pensioni. Pretesa che, allo stato, appare priva di fondamento sia sotto il profilo giuridico sia sotto il profilo tecnico.
Vanno inoltre segnalate le importanti novità nella legge di Stabilità 2018, L. 27 dicembre 2017 n. 205, che sancisce alcuni principi fondamentali per le Casse dei professionisti e per il mondo delle professioni in generale. Innanzitutto la tutela degli investimenti delle Casse previdenziali, che sono sottratti dalla disciplina del bail-in: il comma 182 dell’art. 1 espressamente stabilisce che i valori e le disponibilità conferiti in gestitone dalle associazioni e dalle fondazioni di cui al D. Lgs. N. 509/94, compresi quelle di cui al D. Lgs. N. 103/96, costituisco-no in ogni caso patrimonio separato e non possono es-sere distratti dal fine al quale sono destinati, né formare oggetto di esecuzione da parte dei creditori dei gestori o di loro rappresentanti. Poi, finalmente, l’esclusione degli Enti di previdenza privati, sia pure a decorrere dal 2020, dalle norme di contenimento delle spese, la cosiddetta spending review, fissate per le amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato e individuate dall’Istat (prevista al comma 183 dell’art. 1 della legge di bilancio).
Un cenno va fatto anche al nuovo meccanismo di liquidazione dell’IVA introdotto dalla Legge di Stabilità 2015 (Legge numero 190/2014), e poi fortemente riformato dal D.L. 50/2017 convertito con legge 21/06/2017 n. 96 (c.d. Split Payment). Lo Split payment viene applicato secondo il classico meccanismo dei “pagamenti divisi”
o “scissione dei pagamenti”, ovvero secondo l’articolazione dell’operazione in due parti: nella prima, il sog-getto privato (impresa) incassa l’ammontare dovuto dell’operazione al netto dell’IVA dall’ente della Pubblica Amministrazione considerato; successivamente l’Ente di Pubblica Amministrazione si occuperà di versare l’IVA a debito dovuta sull’operazione considerata. Dal 1° luglio 2017 lo split payment è esteso anche ai rapporti tra professionisti soggetti a ritenuta d’acconto e Pubblica Amministrazione di conseguenza la Cassa ha dovuto modificare le sue modalità amministrative per adeguarsi a gestire l’IVA (visto che fino ad allora non era mai stato in nessun modo coinvolto) e fungere da sostituto erario. È stato abrogato, infatti, l’ultimo comma dell’art. 17-ter del d.p.r. 633/1972 che ne prevedeva l’esclusione. Particolare rilievo merita, infine, l’art. 1 comma 433 della legge 27-12-2017 n. 205 (legge di Stabilità 2018) che disciplina gli aspetti previdenziali delle nuove “società tra avvocati” prevedendo espressamente l’applicazione in fattura del contributo integrativo del 4% a favo-re di Cassa Forense. La norma prevede anche l’adozione da parte di Cassa Forense di autonome norme regolamentari per disciplinare termini, modalità dichiarative e di riscossione nonché le eventuali sanzioni applicabili. Il regolamento di cui trattasi impegnerà il Comitato dei Delegati nel corso del 2018 e dovrà essere emanato entro il 31/12/2018. Va sottolineato come la somma sia di particolare rilievo sia perché consente all’Ente di inter-venire e disciplinare una materia che avrebbe potuto comportare una ingente sottrazione di risorse alla Previdenza di categoria sia perché è la prima volta che una legge di stabilità disciplina una questione specifica di Cassa Forense.
Per quanto riguarda l’attività regolamentare di Cassa Fo-rense, oltre a segnalare l’intervenuta approvazione Ministeriale del nuovo Regolamento Generale dell’Ente, va sottolineata l’importante modifica regolamentare deliberata dal Comitato dei Delegati in data 29 settembre 2017 che ha inteso abolire temporaneamente il contributo minimo integrativo per il quinquennio 2018/2022. Ciò fermo restando il pagamento del contributo integrati-vo nella misura del 4% sul volume di affari IVA dichiarato. Un cenno meritano anche alcune delibere a carattere regolatorio, approvate dal Consiglio di Amministrazione in tema di aggiornamento del Codice Etico e del Codice Disciplinare (Consiglio di Amministrazione del 20 aprile 2017), aggiornamento del modello di organizzazione, gestione e controllo ex D. Lgs. 231/2001 (Consiglio di Amministrazione del 3 maggio 2017), aggiornamento delle Linee guida modalità di accesso agli atti (Consiglio di Amministrazione del 4 ottobre 2017) e approvazione della procedura per la gestione delle operazioni in conflitto di interesse (Consiglio di Amministrazione del 4 ottobre 2017). Non meno intensa è stata l’attività svolta dagli Organi Collegiali per la gestione finanziaria del patrimonio dell’ente che ha raggiunto la ragguardevole consistenza di oltre 11 miliardi di euro.
Prudenza nella selezione degli investimenti bilanciando il binomio rischio - rendimento unito ad una diversificazione in linea con l’asset allocation elaborata con il modello di Asset Liabiliy Management hanno consentito agli Organi Collegiali di avere nel corso del 2017 un rendimento contabile del 2,82% (ovviamente non considerando le plusvalenze implicite di oltre 1,2 miliardi e valutando la considerevole presenza di circa 2,75 miliardi di fondi ad accumulazione) e un rendimento finanziario elaborato dall’Advisor ex post Mangusta Risk del 3,52%. 

A fronte delle considerevoli crescite annuale dei flussi del patrimonio, il Consiglio di Amministrazione, interrogandosi circa la possibilità di creare alternative ai modelli attuali di gestione in uso (che presso le altre Casse sono rappresentate principalmente dai mandati di gestione o partecipazioni a SICAV Lussemburghesi), ha approvato il 28.07.2017 il progetto per lo studio di una SICAV di diritto italiano per la gestione del Patrimonio mobiliare, studio che è stato condiviso a livello di Comitato dei Delegati con il supporto della Commissione Bilancio e Patrimonio e recepito nelle linee di indirizzo del Bilancio di previsione 2018.

L’eventuale costituzione della SICAV, che sarebbe eventualmente la prima in Italia per genere, non pregiudicherebbe la gestione diretta che rimarrebbe nei volumi desiderati in capo all’Ente, costituirebbe semmai un’integrazione alla gestione mobiliare.

A latere dello studio del progetto SICAV e degli investimenti realizzati in corso d’anno, il 2017 si è caratterizzato anche per l’importante avvio del protocollo d’intesa con il FEI.

Verso la fine dell’anno infatti, il CDA ha deliberato di sottoscrivere 175 milioni nel Fondo AMUF acronimo di “Asset Management Umbrella Fund”, istituito il 17 ottobre 2017 come società in accomandita per azioni e registrato come fondo d’investimento alternativo riservato presso l’Autorità di supervisione finanziaria del Lussemburgo (CSSF) il 23 novembre 2017, creato dal Fondo europeo per gli investimenti (FEI) del Gruppo BEI, con l’ obiettivo di raccolta di 2 miliardi di euro finalizzati ad attrarre nuovi investimenti in capitale di rischio per le PMI in tutta Europa nei prossimi tre anni riservati ad investitori istituzionali e europei (società di assicurazione, fondi pensione) e fondi sovrani.

Il partenariato tra la Cassa e il FEI è unico nel genere infatti il FEI è un investitore istituzionale a lungo termine che condivide con gli altri investitori istituzionali la missione di sostenere e sviluppare l’economica europea. Attraverso AMUF si vuole costituire un fondo ad ombrello di tipo multi-settoriale, multi-stadio e multi-strategico, i primi tre comparti dell'AMUF sono il Capitale di crescita europeo, il Capitale di rischio tecnologico europeo e il Capitale di rischio europeo nel settore delle scienze della vita, diretti rispettivamente ai fondi di investimento incentrati nelle strategie generaliste in materia di capitale di crescita, nelle strategie di capitale di rischio tecnologico (come le TIC) e nelle strategie nell’ambito del capitale di rischio nel settore delle scienze della vita

Per cercare di essere in linea con le best practice internazionali e rendere l’ente efficiente sotto tutti i punti di vista, è stato obiettivo essenziale degli Organi Collegiali il potenziamento dell’Informatica, nell’ambito di un progetto pluriennale di intervento che consenta di risolvere in modo strutturale le problematiche riscontrate.

Sotto il profilo organizzativo va segnalata la messa a punto di una vera e propria “Carta dei Servizi”, approvata dal Consiglio di Amministrazione nella seduta del 26 gennaio 2017, che, consente agli iscritti di conoscere i tempi standard di lavorazione delle principali istruttorie previdenziali e assistenziali, cui gli uffici devono attenersi. Si tratta di una innovazione, operativa dal 1° marzo 2017, fortemente voluta dal Consiglio di Amministrazione e che si rivelerà molto utile, soprattutto nella prospettiva dell’auspicato salto di qualità nelle tecnologie dell’Ente. Al riguardo si segnala che, con delibera del 13 dicembre 2017, la Carta Servizi è stata ampliata ad ulteriori istruttorie e, laddove possibile, sulla base del monitoraggio effettuato, i tempi di alcune attività sono stati ridotti.

A fine 2017, al termine di una gara europea particolarmente partecipata, è stato sottoscritto il contratto con la società E-Care portando così a termine l’annunciata esternalizzazione parziale del call center. Tale società, dopo la necessaria fase di addestramento del personale, ha avviato il nuovo servizio a partire dal 1° marzo 2018.

Se può sembrare già tanto quanto è stato scritto per sintetizzare le attività svolte nel 2017, è bene precisare che, purtroppo tanto altro ancora andrebbe evidenziato, nella sintesi di un articolo giornalistico per quanto spazio possa essere stato assicurato, alcune attività che meritavano espresse menzione sono state sacrificate purtuttavia per evitare che sezioni di interesse non abbiano avuto il giusto rilievo si rimanda alla lettura del bilancio pubblicato sul sito della Cassa (www.cassaforense.it)