L’accesso alla previdenza dei liberi professionisti tra perduranti diversificazioni e prospettive di unificazione*

2/2018 MAGGIO - AGOSTO

di Leonardo Carbone

SOMMARIO. 1. - Premessa. 2. – Il rapporto giuridico previdenziale nelle previdenze categoriali. 3. -.Interazione fra ordinamento professionale ed ordinamento previ¬denziale. 4.- L'accesso al sistema previdenziale categoriale. 5 – Esercizio continuativo della professione ed iscrizione cassa di previdenza.. 6 (segue). - Esonero dal requisito dell’esercizio professionale continuativo 7. – Iscrizione albo professionale ed iscrizione cassa di previdenza. 8. – La “posizione” degli avvocati. 9. - Iscrizione facoltativa alla cassa di previdenza categoriale. 10. -Accesso alla previdenza categoriale del professionista “europeo”.11. - Attività professionale svolta in situazione di incompatibilità e riflessi previdenziali. 12. – Domanda di iscrizione alla Cassa. 13. – Pluralità di posizioni assicurative del libero professionista. 14. – La cancellazione dalla cassa di previdenza categoriale.15. – Prospettive di riforma dell’accesso alla previdenza dei liberi professionisti.

1. – Premessa.

La linea “politica” degli ultimi anni, sia del legislatore che delle casse previdenziali privatizzate per i liberi professionisti, con riferimento all’accesso alla previdenza categoriale, è tesa alla eliminazione della disorganicità della legislazione vigente in materia di ordinamento professionale e previdenziale, con la previsione di requisiti uniformi per l’accesso ad entrambi gli ordinamenti . Tale linea è stata seguita dalla maggior parte delle casse categoriali, prevedendo per l’accesso alla previdenza il solo requisito dell’iscrizione all’albo professionale, mentre per un numero ridotto di categorie professionali, permane ancora la discrasia fra i due ordinamenti. Allo stato permangono, comunque perduranti differenze nelle discipline per l’accesso alla previdenza categoriale ed all’ordinamento professionale, oltre che differenti discipline tra le varie casse categoriali.

2.- Il rapporto giuridico previdenziale nelle previdenze categoriali.

La disamina della problematica dell’accesso alla previdenza categoriale dei liberi professionisti, non può che iniziare dalla costituzione del rapporto giuridico previdenziale, con riferimento specifico alle previdenze categoriali. Presupposto della costituzione del rapporto giuridico previdenziale, inteso nel senso di "rapporto intercorrente tra gli enti previdenziali ed i soggetti protetti ed avente come contenuto il diritto di questi ultimi alle prestazioni previdenziali" , è lo svolgimento di fatto di una attività lavorativa,intesa,per quanto concerne la previdenza dei liberi professionisti,come lavoro professionale; l'attività libero professionale è configurata come presupposto necessario del rapporto previdenziale. Poichè l'iscrizione all'albo professionale è mero atto amministrativo di accertamento, costitutivo dello status del professionista, l'esercizio in concreto dell'attività libero professionale è condizione necessaria per l'obbligatoria iscrizione alla cassa e per l'instaurazione del rapporto assicurativo previdenziale a favore del professionista . Anche con riferimento al regime previdenziale dei liberi professionisti, ciò che assume giuridico rilievo all'effetto della costituzione del rapporto assicurativo previdenziale è l'effettiva prestazione di attività lavorativa libero professionale purchè "inquadrata" dall'iscrizione nel relativo albo: l'attività libero professionale costituisce il pendant del rapporto di lavoro subordinato dell'assicurazione generale obbligatoria. Verificatesi le condizioni previste dalla legge (iscrizione albo professionale e per alcune categorie professionali, anche esercizio continuativo della professione) il rapporto previdenziale sorge automaticamente: l'assicurazione sociale si instaura ope legis, senza bisogno di una specifica manifestazione di volontà da parte dei soggetti interessati. In tale sistema di insorgenza automatica ipso jure, è di tutta evidenza che eventuali comportamenti richiesti dalla legge ai professionisti rientrano nella sfera di manifestazione di conoscenza o di ricognizione o di conferma,senza peraltro avere valore costitutivo; da ciò ne consegue che la domanda di iscrizione alla Cassa, per le Casse categoriali in cui è prevista, (così come le comunicazioni obbligatorie reddituali o il pagamento dei contributi) è irrilevante ai fini della insorgenza del rapporto giuridico previdenziale. La costituzione del rapporto giuridico previdenziale, attraverso la quale si manifesta e si realizza la garanzia di cui all'art.38 Cost., non deriva nè dipende dalla volontà dei soggetti protetti o dall'ente pubblico previdenziale . Dal fatto che il rapporto giuridico previdenziale dei liberi professionisti si instaura ope legis, deriva l'ulteriore conseguenza della sua autonomia dall'attività libero professionale : in altri termini,sebbene il primo sorga sul presupposto della seconda,lo stesso rimane giuridicamente indipendente rispetto a questa ultima. Il rapporto di previdenza socia¬le,anche nella previdenza dei liberi professionisti,è infatti, distinto ed autonomo rispetto al rapporto di lavoro (sempre inteso nel senso di attività lavorativa libero professionale), perché i due rapporti sono tra loro distinti per diversità degli elementi essenziali, nonchè in quanto l'attività lavorativa libero professionale costituisce il presupposto di fatto,e soltanto questo,della costituzione automatica del rapporto di previdenza sociale. Gli enti previdenziali categoriali hanno disciplinato, con distinte e diverse discipline, la fase della costituzione del rapporto giuridico previdenziale: alcuni enti prevedono per l’insorgenza, la sussistenza per il professionista della semplice iscrizione all’albo professionale, mentre per altri è necessario anche il requisito dell’esercizio della libera professione con carattere di continuità, sempre comunque con l’insussistenza di cause ostative. La prosecuzione del rapporto assicurativo (e quindi del rapporto giuridico previdenziale) è subordinata alla permanenza dei requisiti previsti dalla legge per l'obbligatoria iscrizione alla cassa (di norma,iscrizione albo professionale ed esercizio libera professione con carattere di continuità); il venire meno di uno dei detti requisiti rileva ai fini previdenziali in quanto per il corrispondente periodo, il professionista si vede decurtata proporzionalmente l'anzianità di iscrizione alla cassa ai fini del tratta¬mento previdenziale.

3. – Interazione fra ordinamento professionale ed ordinamento previdenziale.

Nel dibattito sulla riforma della previdenza dei liberi professionisti, alla fine degli anni 70 del secolo scorso, si era posto il problema, per ogni categoria professionale,di individuare le regole per stabilire l'accesso al sistema previdenziale. La soluzione del problema dipendeva dalla combinazione di vari elementi: a) rapporto tra numero di contribuenti e numero di percettori delle prestazioni; b) entità del prelievo contributivo; c) importo medio delle prestazioni. Con riferimento al primo elemento (rapporto tra numero contribuenti e numero percettori delle prestazioni), si è scelta la via,da parte di alcune categorie, di consentire l'iscrizione alla Cassa solo per coloro che esercitano la libera professione con carattere di continuità; altre categorie hanno optato per l'accesso alla previdenza di coloro che esercitano la professione con carattere di continuità, ma hanno temperato tale elemento introducendo a carico di tutti gli iscritti agli albi, anche se non iscritti alla Cassa,un contributo di solidarietà (es., cassa di previdenza dei geometri ); altre categorie professionali hanno optato per la iscrizione alla Cassa di previdenza di tutti gli iscritti agli albi,prescindendo da ogni requisito di esercizio della professione,raggiungendo l'uguaglianza numerica tra iscritti agli albi ed iscritti alla Cassa. Con riferimento al secondo e terzo elemento (entità del prelievo contributivo ed importo medio delle prestazioni) il problema per le varie casse di previdenza è stato risolto con l'adozione del sistema contributivo a ripartizione (prelievo contributivo in funzione dei bisogni presenti), e con la espressa previsione di collegare il prelievo contributivo alle prestazioni erogate,con un meccanismo di adeguamento quasi automatico di aumento del prelievo contributivo allorchè si verificano squilibri gestionali. E’evidente come il problema in generale dell'accesso alla previdenza categoriale interagi¬sce con il problema dell'accesso alla professione e quindi con l'iscrizione all'albo . La problematica si complica in quanto è diversa, per le varie categorie professionali,non soltanto la normativa previdenziale di accesso alla cassa previdenziale, ma anche quella di accesso alla professione, normative peraltro giustificate da una "ratio" diversa: la normativa previdenziale,che opera con metodi solidaristici,tende a garantire prestazioni agli iscritti (e loro superstiti) alle casse, al verificarsi di eventi (es. invalidità) che non consentono introiti per una vita dignitosa; la normativa degli ordina¬menti professionali,con la tenuta degli albi,tende invece a garantire ai terzi una preparazione professionale degli iscritti agli albi . La diversità di disciplina dell’accesso alla professione ed alla previdenza, ha come conseguenza che lo stesso soggetto viene da un lato considerato "professionista" (con l'iscrizione all'albo professionale) pur non svolgendo di fatto attività professionale, mentre dall'altro,ai fini previdenziali,non viene considerato professionista. Poichè l'attività libero professionale costituisce il pendant del rapporto di lavoro subordinato dell'assicurazione generale obbligatoria,nonostante l'autonomia del rapporto di lavoro dal rapporto giuridico previdenziale, il problema dell'accesso alla previdenza dei liberi professionisti potrebbe trovare una disciplina comune nella riforma dei vari ordinamenti professionali (com’è avvenuto per la previdenza forense con l’art.21 della l. n.247 del 2012) con la previsione di requisiti uniformi per l'accesso alle varie professioni ed alle previdenze categoriali e di cause di incompatibilità.

4. - L'accesso al sistema previdenziale categoriale.

L’autonomia normativa conferita dal legislatore agli enti previdenziali categoriali ha consentito, anche in ordine alla costituzione del rapporto previdenziale , di tenere in considerazione le specificità di ciascuna professione. Dopo la privatizzazione delle casse di previdenza categoriali in base al d.lgs. n.509 del 1994 e successivo d.lgs. n.103 del 1996, si è posto il problema se l’obbligatorietà dell’iscrizione alla cassa di previdenza categoriale, violi o meno la libertà di associazione garantita dalla Costituzione; la soluzione non può che essere negativa, in quanto la libertà di associazione può essere limitata a condizione che la limitazione sia legata alla tutela di interessi costituzionalmente garantiti, e l’obbligatorietà dell’iscrizione alla cassa di previdenza categoriale è a tutela di un interesse, quale quello previdenziale, garantito dall’art.38 Cost. . Gli enti previdenziali categoriali prevedono norme per l’accesso al sistema previdenziale distinte e diverse da quelle per l’accesso alla professione. Peraltro, non esiste una disciplina generale comune alle varie casse di previdenza dei liberi professionisti in ordine ai requisiti per l'iscrizione alla Cassa di previdenza.. Allo stato è possibile distinguere i professionisti in due gruppi. Un primo gruppo (avvocati prima della legge di riforma n.247/2012; ingegneri ed architetti, geometri, dottori commercialisti, ragionieri e periti commerciali) per il quale è previsto,per l'accesso alla previdenza di categoria,la sussistenza di due requisiti: a) iscrizione all'albo professionale; b) esercizio della libera professione con carattere di continuità. Un secondo gruppo (avvocati, consulenti del lavoro, medici, notai, farmacisti, veterinari, biologi, infermieri, psicologi, agronomi e forestali) ,per il quale è previsto - per l'accesso alla previdenza - il solo requisito della iscrizione all'albo professionale, cui consegue l’automatica iscrizione alla cassa di previdenza categoriale. La scelta operata dai due gruppi sottintende una diversa concezione della previdenza. Infatti, prevedere (secondo gruppo) come requisito (sufficiente e necessario) per l'iscrizione alla Cassa soltanto l'iscrizione all'albo professionale, significa non "agganciare" l'iscrizione alla Cassa di previdenza ad alcun particolare elemento relativo alla intensità del lavoro professionale concretamente svolto; non prevedere per l'iscrizione alla Cassa altro requisito che quello della formale iscrizione dell'interessato all'albo professionale,significa in pratica prescinde¬re del tutto dal requisito dell'esercizio professionale,la cui mancanza non condiziona la legittimità e la persistenza dell'iscrizione. Rientrano,pertanto,fra i soggetti destinatari della normativa previdenziale anche coloro che esercitano la professione in modo saltuario e sporadico. Diversa è invece la "filosofia" del primo gruppo,che nel prevedere come requisito per l'iscrizione alla Cassa di previdenza categoriale sia l'iscrizione all'albo professionale che l'esercizio della libera professione con carattere di continuità, in pratica " espelle " dalla previdenza tutti coloro che esercitano la libera professione in modo sporadico e saltuario, anche se agli stessi professionisti,in base alla normativa dei vari ordinamenti professionali, è consentita la permanenza dell'iscrizione nell'albo professionale. Se si confrontano per quanto riguarda, nelle rispettive discipline di categoria, i requisiti per l’accesso alla previdenza, si evidenzia, quindi, una disciplina difforme per le varie categorie professionali: per alcuni professionisti è necessario, oltre l’iscrizione all’albo professionale, anche il requisito dell’esercizio continuativo della professione (requisito, questo ultimo, peraltro diversamente disciplinato dalle varie casse di previdenza categoriali), per altri professionisti invece è sufficiente l’iscrizione all’albo professionale. La diversità di disciplina per l’accesso alle casse categoriali è stata “confortata” dalla Corte costituzionale , che ha ritenuto non in contrasto con l’art.3 Cost., atteso che le casse di previdenza delle varie categorie professionali sono entità distinte, ciascuna con una propria autonomia e con un proprio equilibrio finanziario.

5.- Esercizio continuativo della professione ed iscrizione cassa di previdenza.

In ordine al “gruppo” di professionisti per i quali l’iscrizione alla Cassa di previdenza è subordinata alla sussistenza di due requisiti (iscrizione all’albo professionale ed esercizio continuativo della professione), occorre evidenziare che il requisito della continuità dell’attività professionale è richiesto dalla legge per garantire che sia la costituzione che la prosecuzione del rapporto previdenziale corrisponda all’esercizio effettivo della professione. Per rispondere a tale funzione, l’accertamento di tale requisito deve basarsi su criteri obiettivi, valevoli per tutti e facilmente accertabili senza ricorso ad “indagini” personalizzate. Mentre i requisiti necessari per l'iscrizione all'albo professionale sono quelli indicati dalle leggi professionali delle varie categorie,l'accertamento dell'esercizio della professione con carattere di continuità avviene sulla base di criteri stabiliti dal comitato dei delegati delle varie Casse previdenziali categoriali . Il nuovo "corso" della previdenza dei liberi professionisti (iniziato con la l.n.576 del 1980) prevede,infatti, per alcune categorie professionali, l'iscrizione obbligatoria alla cassa per il professionista iscritto all'albo professionale e che esercita la libera professione con carattere di continuità. Non esiste una definizione di “esercizio professionale continuativo”. Se si escludono gli avvocati per i quali l'art.2 della l.22.7.1975,n.319,nel demandare al comitato dei delegati della cassa di determinare i criteri per accertare quali siano gli iscritti alla cassa che esercitano la libera professione forense con carattere di continuità,stabilisce che "Tali criteri saranno determinati tenendo presente l'entità e,comunque,il carattere prevalente del lavoro professionale ed ogni altro utile elemento" (requisito dell’esercizio continuativo della professione venuto meno a seguito dell’entrata in vigore dell’art.21 della l.n.247/2012), per tutti gli altri professionisti il legislatore non ha dato una definizione del requisito dell'esercizio professionale con carattere di continuità nè ha indicato tassativi parametri in base ai quali qualificare continuativo un esercizio professionale. La legge ha demandato alle stesse categorie professionali - attraverso i comitati dei delegati - di fissare i criteri per accertare l'esercizio della professione con carattere di continuità; tali criteri sono,quindi,stabiliti da un organo della cassa (comitato dei delegati) nell'ambito di un potere regolamentare che è ad esso direttamente conferito dalla legge . In mancanza sia di un parametro di ancoraggio della continuità dell'esercizio dell'attività professionale,sia di un riferimento normativo che indichi tassativi parametri in base ai quali qualificare continuativo un esercizio professionale (che come innanzi riferito era in vigore solo per gli avvocati prima dell’entrata in vigore della l.n.247/2012), le varie categorie professionali per l'accertamento dell'esercizio continuativo della professione hanno fatto riferimento solo a dati di carattere fiscale (e solo in alternativa anche ad altre circostanze di fatto identificate nel numero degli affari trattati). Il periodo di mancato esercizio della professione per effetto della sospensione cautelare dall’albo, non si computa nella anzianità di iscrizione alla cassa ai fini del trattamento di previdenza . Per l'accertamento del requisito dell'esercizio professionale continuativo si fa riferimento, per alcune categorie professionali, al semplice possesso della partita IVA, mentre per altre al volume di affari IVA ed al reddito professionale irpef, congiunta¬mente e disgiuntamente. In quest’ultima ipotesi il superamento dei livelli minimi di reddito e di volume di affari, fissati dal Comitato dei delegati, costituisce presunzione iuris et de jure dell’esercizio della professione con carattere di continuità con il conseguente obbligo di iscrizione a pieno titolo alla cassa di previdenza categoriale. Il carattere di continuità dell’attività professionale non è escluso dal fatto che il professionista percepisca altro reddito per altra attività di lavoro (compatibile con l’iscrizione all’albo professionale), dovendosi fare riferimento al reddito professionale specifico della professione, e non invece al carattere esclusivo di tale attività e neppure alla sua prevalenza in termini di reddito. I criteri per l'accertamento dell'esercizio continuativo della professione,fissati dai comitati dei delegati delle varie casse di previdenza categoriali, sono tassativi; non è possibile,per il professioni¬sta,provare l'esistenza dei requisiti in parola con ricorso ad altri elementi o documentazione (es.,prova testimoniale o certificazione del Consiglio dell'Ordine) anzichè la certificazione degli uffici finanziari, atteso che la disciplina dettata per comprovare il libero esercizio della professione con carattere di continuità,è una disciplina speciale rispetto a quella generale contenuta nel codice di procedura civile. Ai fini dell’iscrizione alla cassa previdenziale categoriale non è, però, sufficiente il mero ricorrere delle circostanze formali ed estrinseche indicate dal comitato dei delegati, essendo necessario l’esercizio effettivo della libera professione in modo continuativo . Non si può, del resto ignorare che la definizione di "esercizio professionale" implica continuità dello svolgimento dell'attività professionale (con la esclusione,in quanto irrilevanti,delle attività sporadiche ed occasionali), e che il fine di lucro costituisce connotato intrinseco dell'esercizio professionale continuativo,in aderenza anche al sistema contributivo previdenziale delle Casse previdenziali categoriali. Il Comitato dei delegati,stabiliti i criteri per l'accerta¬mento della sussistenza del requisito dell'esercizio della professione con continuità,può successivamente modificarli per adeguarli alle mutate realtà economiche,sociali e professionali, tant’è che i limiti reddituali e fiscali cui è ancorato l’esercizio continuativo della professionale, sono annualmente rivalutati . Per il requisito dell’esercizio professionale continuativo sono previsti opportuni temperamenti per i professionisti: - giovani che intraprendono l'attività professionale; - che proseguono l’attività professionale oltre il compimento di età avanzata per il conseguimento della pensione di vecchiaia; - che proseguono l’attività professionale dopo l'otteni¬mento della pensione di invalidità a causa di infortunio o di infermità; - in caso di malattia prolungata o altro grave impedimento; - che rivestono determinate cariche pubbliche. E le regole fissate dalle varie categorie professionali che prevedono, per l’iscrizione alla Cassa, oltre alla iscrizione all’albo professionale, anche l’esercizio professionale continuativo, si possono così sinteticamente riassumere. Ingegneri ed architetti: l’iscrizione alla Cassa di previdenza categoriale (Inarcassa) è obbligatoria per coloro che svolgono la libera professione e non godono di altra copertura assicurativa. L’iscrizione alla Cassa non è né facoltativa né volontaria, bensì costituisce un obbligo che insorge al verificarsi di condizioni oggettive, date dal possesso dei seguenti specifici requisiti: - iscrizione all’albo professionale; - non assoggettamento ad altra forma di previdenza obbligatoria; - possesso di partita iva individuale, ovvero in qualità di componente di associazione o di società di professionisti. L’assoggettamento ad altra forma di previdenza obbligatoria, sia essa gestita da Inps, ivi compresa la gestione separata, sia da enti previdenziali privatizzati, o da enti previdenziali privati, comporta l’esclusione dall’iscrizione alla Cassa. Dottori commercialisti: sono obbligatoriamente iscritti alla Cassa gli iscritti agli albi professionali che esercitano la libera professione con carattere di continuità (accertata sulla base dei criteri stabiliti dall’Assemblea dei delegati), anche se in pensione. L’iscrizione alla Cassa è obbligatoria qualora sussistano i seguenti requisiti: - iscrizione all’Albo, sezione A, con abilitazione alla professione di dottore commercialista; - esercizio attività con continuità; - inizio dell’attività professionale con relativa posizione IVA individuale e/o partecipazione in associazione professionale e/o svolgimento dell’attività professionale mediante società tra professionisti. Il dottore commercialista iscritto in più albi professionali può avvalersi della facoltà di non iscriversi alla Cassa previdenziale categoriale optando entro sei mesi, dalla sussistenza dei requisiti per l’iscrizione alla cassa, per l’iscrizione ad una delle casse di riferimento professionale. Geometri: A seguito dell'entrata in vigore dell'art.14 della l. 4.8.1990,n.236 ( che ha sostituito l'art.22 della l. 20.10.1982,n.773), per il geometra i requisiti per l'iscri-zione obbligatoria alla cassa di previdenza sono: - iscrizione all'albo professionale; - esercizio della libera profes¬sione con carattere di continuità; - non iscrizione ad altra forma di previdenza obbligatoria. L'iscrizione è obbligatoria anche per i geometri che causa l'età sono esclusi dal conseguimento della pensione di invalidità o inabilità o perchè sono difficilmente realizzabili i requisiti contributivi e di iscrizione per il conseguimento della pensione di vecchiaia o anzianità. Ragionieri e periti commerciali: sono obbligatoriamente iscritti alla Cassa di previdenza gli iscritti all'albo professionale che esercitano la libera professione con carattere di continuità (art.24,comma 1,l. 30.12.1991,n.414). L'iscrizione avviene a domanda o d'ufficio (nel caso in cui la domanda non viene presentata). Enti previdenziali ex d.lgs. n.103 del 1996 (Enpab, ente di previdenza dei biologi,Enpapi, ente di previdenza della professione infermieristica, Enpap, ente di previdenza dei psicologi Epap, ente di previdenza per dottori agronomi e forestale). Tali enti collegano l’obbligo di iscrizione all’iscrizione ai Registri od Albi nonché all’esercizio dell’attività professionale senza vincolo di subordinazione, ancorchè svolta nelle forme della collaborazione coordinata e continuativa, prevedendo l’obbligo di iscrizione anche laddove il professionista, oltre all’attività libero professionale, svolga anche altra attività lavorativa subordinata.

6 (segue).

Esonero dal requisito dell’esercizio professionale continuativo. La normativa delle varie casse di previdenza categoriali prevede,per fattispecie particolari,l'esonero della sussistenza del requisito dell'esercizio professionale continua¬tivo per l'accesso alla previdenza. I casi di esonero non sono "uguali" per le varie casse; in genere sono previsti requisiti ridotti o esonerativi per i giovani professionisti e per i professionisti “anziani” o già pensionati o in genere nei casi di malattia, maternità o altro grave impedimento . L'unica causa di esonero comune alle varie casse di previdenza è prevista solo per i professionisti investiti di cariche pubbliche; in particolare le varie normative (art.22,comma 4,l. n.576/1980; art.14,comma 5,l.n.236/1990; art.21.comma 3,l.n.6/1981; art.2,comma 5,l.n.21/1986) prevedono che sono esonerati dal requisito dell'esercizio professionale continuativo gli iscritti alla Cassa di previdenza investiti di determinate cariche pubbliche (di norma,membri del parlamento nazionale ed europeo,dei consi¬gli regionali,della Corte costituzionale,del Consiglio Superiore della magistratura,Presidenti della Provincia o sindaci dei comuni capoluoghi di provincia o con più di 50.000 abitanti) durante il periodo di carica. Tali soggetti hanno la possibilità di ottenere a domanda e con onere a loro carico che durante il periodo della carica sia riconosciuto figurativamente un reddito professionale pari a quello massimo conseguito prima della carica. Per gli ingegneri ed architetti - ed i geometri - l'unica causa di esonero è prevista in favore dei professionisti investiti di cariche pubbliche (art.21,comma 3,l.n.6/1981 ed art.14,comma 5,l.n.236/1990). Per i dottori commercialisti, ed i ragionieri e periti commerciali,è previsto l'esonero (art.22,comma 5,l.n.6/1981 ed art.24, comma4,l.n.414/1991) nei casi di inabili¬tà,debitamente provata,per malattia o altra causa; per permanenza all'estero per motivi di studio (oltre che per l'esercizio di pubbliche funzioni come già illustrato).

7. – Iscrizione albo professionale ed iscrizione cassa di previdenza

In ordine al “gruppo” di professionisti per i quali l’iscrizione alla Cassa di previdenza consegue alla semplice iscrizione all’albo professionale, occorre premettere che: - i requisiti necessari per l’iscrizione all’albo professionale sono quelli indicati dalla legge professionale delle varie categorie; - l’attività professionale giuridicamente rilevante per l’accesso alla previdenza (e per il successivo conseguimento delle prestazioni) è solo quella svolta legittimamente nell’osservanza delle norme dell’ordinamento professionale. L’obbligo di iscrizione alla Cassa di previdenza per tale “gruppo” prescinde dall’esercizio o meno dell’attività professionale; l’iscrizione alla cassa previdenziale avviene in modo automatico in conseguenza dell’avvenuta iscrizione all’albo professionale . Il problema della iscrizione alla Cassa di previdenza categoriale si è spostato così dalla cassa categoriale all’ordine professionale. E le regole fissate dalle varie categorie professionali che prevedono, per l’iscrizione alla Cassa, la sola iscrizione all’albo professionale (e non anche l’esercizio professionale continuativo), si possono così sinteticamente riassumere. Consulenti del lavoro: l’iscrizione all’ente categoriale (Enpacl) avviene in modo automatico in conseguenza della notifica all’ente dell’avvenuta iscrizione all’albo provinciale. L’iscrizione è obbligatoria per tutti gli iscritti all’albo provinciale dei consulenti del lavoro, ad eccezione di coloro che optano per altra cassa categoriale; sono tenuti ad iscriversi all’ente anche se si è iscritti ad altra forma di previdenza obbligatoria in quanto lavoratori dipendenti. Notai: l’iscrizione alla cassa di previdenza avviene d’ufficio, nel momento in cui viene eseguita l’iscrizione al ruolo da parte dei nuovi notai. Sono iscritti alla Cassa tutti i notai in esercizio e i notai in pensione (la platea dei beneficiari può coinvolgere, secondo modalità varie, il coniuge, i figli e fino ad arrivare ai parenti di secondo grado). Medici: l’iscrizione all’ente (Enpam) è obbligatoria per tutti gli iscritti agli albi professionali (ed al conseguente pagamento dei relativi contributi). Farmacisti: la normativa prevede che sono iscritti d’ufficio all’ente (Enpaf) e tenuti al versamento dei contributi previdenziali, tutti gli iscritti agli albi professionali degli Ordini provinciali. Veterinari: in base all’art.24 della l.n. 136/91, sono obbligatoriamente iscritti all’Enpav tutti gli iscritti agli albi professionali. Ai fini dell’iscrizione (obbligatoria) allEnpav non è richiesto altro requisito che quello della iscrizione all’albo professionale. L’iscrizione è facoltativa, per i veterinari dipendenti iscritti ad altra forma di previdenza obbligatoria .

8 (segue) .

La “posizione” degli avvocati In ordine all’accesso alla previdenza forense, l’art.21, comma 8, della l.n.247 del 2012 statuisce che “L’iscrizione agli albi comporta la contestuale iscrizione alla Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense”. Il successivo comma 10 prevede che “Non è ammessa l’iscrizione ad alcuna altra forma di previdenza se non su base volontaria e non alternativa alla cassa nazionale di previdenza e assistenza forense” . Tale norma, prevede che tutti gli iscritti agli albi sono iscritti alla cassa, raggiungendo così l’uguaglianza numerica tra iscritti agli albi ed iscritti alla cassa . La riferita disciplina ha risolto, per la previdenza forense, la problematica della interazione fra ordinamento professionale e Cassa di previdenza categoriale, con la previsione di requisiti uniformi per l’accesso ad entrambi gli ordinamenti (previdenziale e professionale) , soluzione “rafforzata” dalla formulazione del riportato comma 10 dell’art.21 l.n.247/2012. Occorre evidenziare che l’art.21, comma 1, della l.n.247/2012, statuisce che “1. La permanenza dell’iscrizione all’albo è subordinata all’esercizio della professione in modo effettivo, continuativo, abituale e prevalente, salve le eccezioni previste anche in riferimento ai primi anni di esercizio professionale. Le modalità di accertamento dell’esercizio effettivo, continuativo, abituale e prevalente della professione, le eccezioni consentite e le modalità per la reiscrizione, sono disciplinate con regolamento ….4. La mancanza delle effettività, continuità, abitualità e prevalenza dell’esercizio della professione comporta, se non sussistono giustificati motivi, la cancellazione dall’albo”. L’accertamento delle riportate condizioni sono state fissate dal decreto del Ministro della Giustizia 25.2.2016 n.47 . In base alla previsione contenuta nel 2 comma dell’articolo 2 del citato regolamento, la professione forense è esercitata in modo effettivo, continuativo, abituale e prevalente (con conseguente obbligo di iscrizione alla cassa) quando l’avvocato : a) è titolare di una partita iva attiva o fa parte di una società o associazione professionale che sia titolare di una partita iva attiva; b) ha l’uso di locali e di almeno una utenza telefonica destinati allo svolgimento dell’attività professionale; c) ha trattato almeno cinque affari per ciascuno anno; d) è titolare di un indirizzo di posta elettronica certificata; e) ha assolto all’obbligo di aggiornamento professionale secondo le modalità e le condizioni stabilite dal Consiglio Nazionale Forense; f) ha in corso una polizza assicurativa per responsabilità civile. Tutti i requisiti sopra indicati devono ricorrere congiuntamente . In capo al Consiglio dell’ordine il Regolamento (art.3) prevede la competenza ad accertare la mancanza dei requisiti e a disporre la conseguente cancellazione dall’Albo professionale. La riferita normativa ha introdotto, quindi, il principio, secondo cui la permanenza dell’iscrizione all’albo (e quindi alla Cassa forense ) è subordinata all’esercizio effettivo, continuativo, abituale e prevalente della professione, che si ha in presenza della sussistenza dei requisiti innanzi elencati . L’iscrizione alla cassa è obbligatoria per: - gli avvocati iscritti agli albi professionali forensi; - gli iscritti agli albi forensi che siano contemporaneamente iscritti in altri albi professionali, salvo che non abbiano esercitato diritto di opzione, se previsto, presso altra gestione, prima dell’entrata in vigore della l.n.247/2012 (ossia prima del 1 febbraio 2013); - gli iscritti agli albi forensi che svolgano funzioni di giudice di pace, di giudice onorari di tribunale e di sostituto procuratore onorario in udienza. L’iscrizione alla Cassa forense è, quindi, obbligatoria per tutti gli iscritti agli Albi forensi, anche se contemporaneamente iscritti in altri albi professionali (es., commercialisti, ragionieri). E ciò stante la previsione di cui al comma 10, dell’art.21 l.n.247/2012 (Non è ammessa l’iscrizione ad altra forma di previdenza se non su base volontaria e non alternativa alla cassa nazionale di previdenza e assistenza forense), norma che di fatto ha abrogato il previgente istituto dell’opzione. Dopo l’entrata in vigore del menzionato articolo 21 (che prevede che l’iscrizione agli albi comporta la contestuale iscrizione alla cassa forense) si è posto il problema se permane in capo alla cassa forense il potere di annullare i periodi di iscrizione per i quali vi è stata illegittima iscrizione agli albi, soprattutto per i casi in cui il Consiglio dell’ordine non ha rilevato la illegittimità dell’iscrizione. Al riguardo, la risposta non può che essere positiva, e quindi, anche dopo l’entrata in vigore della l.n.247/2012 è da ritenersi che l’attività professionale svolta in una delle situazioni di incompatibilità previste dall’ordinamento professionale, ancorchè queste non siano state accertate e perseguite, preclude sia l’iscrizione alla cassa che la considerazione ai fini del conseguimento di qualsiasi trattamento previdenziale, del periodo di tempo in cui l’attività è stata svolta, atteso che il precetto contenuto nell’art.38, comma 2, Cost. “non può essere interpretato sino ad escludere la propria funzione di garanzia nei confronti di attività svolte in violazione di precise norme intese a tutelare, per contro, l’interesse generale alla continuità e alla obiettività della professione forense” . In ordine all’obbligo di iscrizione alla Cassa categoriale per tutti gli iscritti all’albo professionale, vi è stata – ed è ancora attuale - la protesta nei confronti della Cassa a seguito del Regolamento (attuativo dei commi 8 e 9 dell’art.21 della l.n.247/2012), che ha imposto, per tutti gli avvocati iscritti all’albo professionale, l’iscrizione automatica anche alla cassa (con imposizione di un contributo minimo, slegato dal reddito) “pena” la cancellazione dall’albo professionale. La protesta è soprattutto dei giovani avvocati con reddito molto basso, che rischiano di trovare un ostacolo all’iscrizione all’albo e all’accesso alla professione, peraltro in un momento di crisi di una larga parte dell’Avvocatura. L’art.21, comma 8, della l. n.247 del 2012 prevede, infatti, che l’iscrizione agli albi comporta la contestuale iscrizione alla Cassa forense; il successivo comma 9, prevede il pagamento di minimi contributivi dovuti dagli iscritti alla cassa nel caso di soggetti iscritti senza il raggiungimento di parametri reddituali. La giurisprudenza di merito ha confermato sia la legittimità dell’obbligo d’iscrizione alla Cassa forense per tutti gli iscritti all’Albo professionale degli avvocati, che l’imposizione di una contribuzione minima obbligatoria a carico dei professionisti svincolata dal reddito prodotto. Per le citate decisioni, le disposizioni costituzionali impongono di ritenere che, nel nostro ordinamento, all’espletamento di attività latu sensu lavorativa, sia essa intellettuale o manuale, esercitata in forma autonoma o subordinata, dietro pagamento di corrispettivo, debba accompagnarsi la copertura previdenziale . E ciò anche per ragioni di tutela di posizioni indisponibili del singolo (tutela avverso la vecchiaia, la malattia, l’invalidità e per i superstiti) e, quindi, a prescindere se poi, in concreto, al singolo potrà o meno essere erogata una qualche prestazione. Occorre ricordare che dopo la l.n.335 del 1995, ogni emolumento percepito a qualsiasi titolo non “sfugge” alla contribuzione previdenziale: il compenso ridotto percepito dal giovane professionista o dal professionista con basso reddito, va comunque assoggettato a contribuzione (o alla Cassa oppure alla c.d. gestione separata Inps, con una aliquota che va oltre il 30%) . L’Ente è, del resto, pienamente autonomo nelle determinazioni di competenza sulla materia specifica, avendo il legislatore demandato all’Ente la regolamentazione, e quindi, nell’ambito dell’autonomia e della natura giuridica che caratterizza l’ente previdenziale. Alla Cassa è riconosciuta, infatti, l’autonomia statutaria e di auto-organizzazione a seguito della trasformazione degli enti previdenziali in persone giuridiche private, autonomia che consente alle casse previdenziali categoriali di adottare tutti i necessari provvedimenti per assicurare l’equilibrio di bilancio . Peraltro, sul tema non si possono ignorare le sentenze della Corte costituzionale , che hanno rispettivamente dichiarato: - infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art.22 della l.n.576/80, e di ogni altra norma ad essa collegata, nella parte in cui, prevedendo l’assoggettamento agli obblighi previdenziali per gli iscritti di qualunque età, esclude il conseguimento delle pensioni di inabilità e invalidità da parte degli iscritti ultraquarantenni, e subordina il conseguimento delle pensioni di vecchiaia e anzianità a requisiti di durata dell’iscrizione e della contribuzione difficilmente realizzabili per gli iscritti in età avanzata; - infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art.22 della l.n.576/80 nella parte in cui assoggetta all’onere contributivo soggettivo il professionista già iscritto ad altra forma di previdenza obbligatoria. L’obbligo di iscrizione alla cassa sussiste, quindi, sia per gli avvocati già iscritti (perché esercenti altra attività lavorativa contestualmente e compatibilmente con lo status professionale) ad altre gestioni previdenziali (es., professori universitari) , sia per gli avvocati già pensionati sia della cassa di previdenza forense che di altri enti per un pregresso rapporto di lavoro, per il solo fatto dell’esercizio della professione, ed anche nel caso in cui l’iscrizione alla cassa non potrà dare luogo ad alcun trattamento pensionistico . Occorre ricordare che per il rapporto avvocato/Cassa, l’art.21, comma 10, l.n.247 del 2012 statuisce espressamente che non è ammessa l’iscrizione ad alcuna altra forma di previdenza se non su base volontaria e non alternativa alla cassa forense.

9. – Iscrizione facoltativa alla cassa di previdenza categoriale

L’obbligatorietà di iscrizione alla cassa di previdenza categoriale, può, in alcune situazioni espressamente previste dal legislatore, essere derogata lasciando al soggetto la facoltà di scegliere se iscriversi subito alla relativa cassa o attendere un determinato periodo di tempo, oppure di non iscriversi alla cassa categoriale, perché già tutelato per altra attività. Le casse di previdenza categoriali al fine di consentire l’accesso alla previdenza soprattutto ai giovani, prevedono per i praticanti la facoltà (e non l’obbligo) di iscrizione alla cassa; in tal caso l’iscrizione alla cassa decorre dall’anno di presentazione della domanda, facoltà che deve essere esercitata entro termini di decadenza previsti dai regolamenti delle varie casse (ed infatti, per la Cassa forense, il praticante può esercitare la facoltà di iscrizione del periodo di praticantato anche successivamente, al momento di iscrizione come avvocato; la richiesta potrà riguardare tutti gli anni di iscrizione nel registro dei praticanti, a partire da quello del conseguimento della laurea). Con l’iscrizione alla cassa (anche se facoltativa) scattano per il praticante gli obblighi gravanti sui soggetti obbligatoriamente iscritti alla cassa (es., trasmissione della dichiarazione reddituale annuale; versamento contributo soggettivo ed integrativo, anche se ridotto e con tutti i benefici previsti per i giovani iscritti; contributo maternità). Il praticante non iscritto alla Cassa non ha alcun obbligo nei confronti della stessa, e quindi, non deve né inviare il cd. Mod.5 né applicare la percentuale del contributo integrativo sui corrispettivi rientranti nel volume di affari iva. Con il decorso del periodo massimo di praticantato cessa automaticamente il diritto del praticante al mantenimento dell’iscrizione alla cassa di previdenza . Ne consegue l’illegittimità dell’iscrizione alla cassa del periodo di illegittima iscrizione nel registro dei praticanti per superamento del periodo massimo fissato dalla legge; è irrilevante il mancato o tardivo esercizio del potere del consiglio dell’ordine . Per alcune categorie professionali vi è la possibilità di optare a quale cassa di previdenza iscriversi, in presenza di particolari situazioni. Per i dottori commercialisti, l'iscrizione alla cassa di previdenza è facoltativa (art.22,comma 1,l.n.21 del 1986) se iscritti a forme di previdenza obbligatoria o beneficiari di altra pensione (non della cassa), in conseguenza di diversa attività da loro svolta,anche antecedentemente all'iscrizione all'albo professionale (es.,professori universitari,insegnanti in genere,esercenti altra attività di lavoro autonomo o subordinato). Per gli avvocati e i praticanti, che al momento dell’iscrizione alla cassa hanno compiuto il 40° anno di età, possono, mediante apposita istanza, da inviare entro sei mesi dalla comunicazione di iscrizione, ottenere – con pagamento di apposita contribuzione - che l’iscrizione si consideri avvenuta in data anteriore al 40° anno. Ciò ai soli fini della tutela per pensioni di inabilità, invalidità e premorienza e per completare l’anzianità minima necessaria per acquisire il diritto alla pensione di vecchiaia. Sempre con riferimento agli avvocati, è previsto che gli iscritti agli albi, entro 6 mesi dalla comunicazione di iscrizione alla cassa, possono chiedere la retrodatazione dell’iscrizione per gli anni di pratica, per un massimo di cinque (e con pagamento di apposita contribuzione). Per i veterinari , l’iscrizione alla cassa è facoltativa per coloro che si iscrivono per la prima volta agli albi professionali e che esercitano esclusivamente attività di lavoro dipendente o autonomo, per le quali siano iscritti ad altra forma di previdenza obbligatoria. II veterinario iscritto all’Enpav, che si iscriva anche in albi relativi ad altre professioni, deve optare (art.31 l.n.136/1991) per uno degli enti o casse di previdenza delle professioni nei cui albi è iscritto entro sei mesi dalla nuova iscrizione.

10– Accesso alla previdenza categoriale del professionista “europeo”.

Una problematica in “espansione” è quella relativa alla posizione previdenziale dei liberi professionisti (in particolare avvocati) di paesi dell’Unione Europea iscritti sia in albi professionali italiani che esteri, oltre che alla cassa di previdenza straniera . La problematica è se tali professionisti debbano o meno iscriversi anche alla cassa previdenziale categoriale italiana, e, comunque, sottostare alle regole dettate dalle varie casse (es., invio modello reddituale). E’ una problematica di particolare attualità, in quanto, nel periodo attuale, sempre più si sta affermando la libera circolazione dei lavoratori e, dunque, anche dei liberi professionisti negli Stati membri dell’Unione Europea. Le problematiche sono connesse ai diversi obblighi, sia tributari che previdenziali, nei confronti dei paesi di origine o dei paesi nei quali si siano stabiliti per lo svolgimento della propria attività professionale. E per quanto riguarda l’aspetto previdenziale, lo stesso non può ormai essere sottovalutato nell’ambito di una società cosmopolita come quella in cui viviamo, al fine di evitare il rischio di una inadeguata copertura assicurativa in caso di necessità o al momento dell’età pensionabile, con conseguenti ricadute di tipo sociale. Sulla problematica segnalata vi sono state contrastanti decisioni della Suprema Corte di Cassazione . La problematica in questione trova soluzione, invece, nella stessa normativa comunitaria (in particolare regolamento (CE) n.883/2004), normativa che disciplina la posizione – ai fini previdenziali – della persona che esercita abitualmente una attività lavorativa autonoma in due o più Stati membri . Infatti, la problematica “previdenziale” dei liberi professionisti di uno Stato dell’Unione europea che risulta iscritto all’albo professionale di un paese dell’Unione europea ed alla cassa previdenziale di tale Stato, ed esercitando contemporaneamente la sua attività professionale anche in Italia con relativo studio e centro dei suoi interessi, deve essere risolta sulla base di quanto prevede la normativa europea che disciplina l’attività professionale svolta in due Stati membri dell’Unione europea. E su questa linea si è collocata la Suprema Corte di Cassazione, che con sentenza 19 marzo 2018 n.6776 ha affermato due importanti principi: - l’avvocato cittadino di un paese dell’Unione europea, iscritto all’albo professionale italiano congiuntamente all’albo degli avvocati del paese di provenienza ed alla correlativa cassa di previdenza, che esercita attività professionale in prevalenza in Italia, ha l’obbligo di iscrizione alla Cassa forense; - l’avvocato cittadino di un paese dell’Unione europea, iscritto all’albo degli avvocati in Italia congiuntamente all’albo degli avvocati del paese di provenienza ed alla correlativa cassa di previdenza, ha l’obbligo della comunicazione annuale (c.d. Mod.5) alla Cassa forense dell’ammontare del reddito professionale. La citata sentenza 6776/2018, richiamato il principio dell’indisponibilità ed inderogabilità che connota la materia previdenziale, il quale esclude che il soggetto interessato alla tutela previdenziale possa operare una scelta della legislazione di sicurezza sociale dello Stato in cui desidera sia attuata la sua protezione sociale, affronta e risolve nel senso di cui ai riportati principi, sulla base della normativa comunitaria (art.13 Regolamento CEE 14.6.1971 n.1408; Regolamento CEE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 29.4.2004 n.883; Regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio),la problematica relativa alla posizione previdenziale dei liberi professionisti di paesi dell’Unione Europea iscritti in albi professionali sia italiani che esteri, oltre che alla cassa di previdenza “straniera”, ed in particolare se tali professionisti debbano o meno iscriversi anche alla cassa previdenziale categoriale italiana, e, comunque sottostare alle regole dettate dalle casse categoriali (fra cui, l’invio della dichiarazione annuale reddituale). Per gli iscritti ad un albo forense che esercitino l’attività professionale in modo concorrente o esclusivo in un altro Stato membro dell’Unione Europea si applicano i Regolamenti comunitari n. 883/2004 e n. 987/2009 per la determinazione della legislazione previdenziale applicabile. E’ una problematica di particolare attualità, in quanto sempre più si sta affermando la libera circolazione dei lavoratori e, dunque, anche dei liberi professionisti negli Stati membri dell’Unione Europea .

11. Attività professionale svolta in situazione di incompatibilità e riflessi previdenziali.

Requisiti per l'iscrizione alla Cassa di previdenza so¬no l'iscrizione all'albo professionale e, di nor¬ma, l'esercizio della libera professione con carattere di continuità. I requisiti necessari per l'iscrizione all'albo professionale sono quelli indicati dalla legge professionale delle varie categorie. L’attività professionale giuridicamente rilevante per l'accesso alla previdenza (e per il successivo conseguimento delle presta¬zioni) è solo quella svolta legittimamente nell'osservanza delle norme dell'ordinamento professionale di categoria,con esclusione,quindi,della computazione,ai fini previdenziali,dei periodi durante i quali l'attività sia svolta in una delle condizioni di incompatibilità individuate dalla legge professionale . L'attività professionale svolta in una delle situazioni di incompatibilità previste dall'ordinamento professionale,ancorchè non sia stata accertata e perseguita dal competente Ordine professionale,preclude sia l'iscrizione alla Cassa,sia la considerazione,ai fini del conseguimento di qualsiasi trattamento previdenziale,del periodo di tempo in cui l'attività medesima è stata svolta. Al fine di evitare l'accesso alla previdenza categoriale a coloro che sono "illegittimamente" iscritti agli albi professionali, le normative delle varie casse attribuiscono alle stesse un autonomo potere di verifica che la professione non sia (stata) esercitata dall'iscritto in condizioni di incompatibilità, ancorchè quest'ultima non sia (stata) rilevata dal competente Consiglio (o Collegio) dell'Ordine. Occorre evidenziare che la vigente normativa (es.,art.22,comma 3,l.n.21/1986 dei dottori commercialisti) attribuisce alle Casse di previdenza il potere di accertare, sia all’atto dell’iscrizione alla cassa, sia periodicamente, e comunque prima della erogazione dei trattamenti previdenziali, che l’esercizio della professione non sia stato svolto nelle situazioni di incompatibilità previste dall’ordinamento professionale della categoria, ancorchè la incompatibilità non sia stata accertata dal Consiglio dell’Ordine competente, rendendo inefficaci agli effetti dell'anzianità di iscrizione i periodi per i quali il professionista è stato illegittimamente iscritto all'albo professionale in viola¬zione della legge professionale . E’ la Corte costituzionale ha dichiarato infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art.2 della l. n.319/1975 nella parte in cui preclude agli avvocati che, pur esercitando la professione, si siano trovati in situazione di incompatibilità, anche se non accertata e perseguita (decisione che, al di là della norma sottoposta al vaglio di costituzionalità, si applica al sistema previdenziale categoriale dei liberi professionisti). Ai fini del perfezionamento del diritto alle prestazioni non sono valutabili, quindi, i periodi di esercizio professionale espletato in situazioni di incompatibilità. La cassa di previdenza, deve, quindi, neutralizzare tali periodi, ancorchè l’incompatibilità non sia stata accertata e perseguita dal consiglio dell’ordine competente.

12. – Domanda di iscrizione alla cassa di previdenza categoriale.

La domanda di iscrizione alla Cassa,ininfluente sulla insorgenza del rapporto giuridico previdenziale (che come si è detto si costituisce ipso jure),costituisce di norma un obbligo imposto al professionista al verificarsi della condizioni fissate dalle norme disciplinanti le varie casse professionali. Occorre, comunque, evidenziare che la domanda di iscrizione non costituisce un requisito costitutivo del rapporto giuridico previdenziale, che come già detto si costituisce ipso jure. Le normative delle varie Casse,prevedono che l'iscrizione può avvenire o su domanda dell'interessato o d'ufficio (in caso di omessa domanda). Per le categorie professionali per le quali la normativa prevede che l’iscrizione all’albo professionale comporta anche l’iscrizione alla cassa di previdenza, non è prevista alcuna domanda amministrativa alla cassa da parte del professionista. E ciò in quanto sarà l’ordine professionale a comunicare alla Cassa di previdenza l’avvenuta iscrizione di un professionista all’albo professionale (es. per i consulenti del lavoro, l'art.22,comma 2,della l.5.8.1991,n.249 prevede che ai fini dell'iscrizione all'ente di previdenza il Consiglio provinciale dei consulenti del lavoro "deve" comunicare all'ente previdenziale l'avvenuta iscrizione all'albo,così come l'avvenuta cancellazione). Per le categorie professionali per le quali l’iscrizione alla cassa di previdenza è subordinata all’iscrizione all’albo professionale ed all’esercizio della professione con continuità, sarà il professionista, al verificarsi di entrambi i requisiti, a presentare apposita domanda di iscrizione alla cassa di previdenza, secondo le modalità temporali fissate dalle casse. In ordine alle modalità temporali per la iscrizione alla Cassa,non esiste una disciplina uniforme per le varie Casse di previdenza. Ed infatti: - per gli avvocati, prima dell’entrata in vigore dell’art.21 della l.n.247/2012, per l'art.11 della legge 11.2.1992,n.141 la domanda doveva essere inviata alla cassa entro l'anno solare successivo a quello nel quale l'interessato aveva raggiunto il minimo di reddito o il minimo di volume d'affari di natura professionale fissati dal Comitato dei delegati della Cassa per l'accertamento dell'esercizio continuativo della professione; - per gli ingegneri ed architetti l'art.21,comma 2,l.3.1.1981,n.6 si limita a prevedere che "l'iscrizione alla cassa avviene tanto d'ufficio.....quanto su domanda" ed a stabilire penalità in caso di omessa domanda,senza stabilire,però,alcun termine per la presentazione della domanda di iscrizione alla cassa; soccorre,però,in tal caso,l'art.2 del dPR 30.5.1975,n.301 che nel disciplinare,per gli ingegneri ed architetti,le modalità di iscrizione alla Cassa,prevede che i professionisti che sono tenuti ad iscriversi alla Cassa "debbono farne denuncia alla Cassa con lettera raccomandata con ricevuta di ritorno entro 30 giorni dalla notizia dell'avvenuta iscrizione nei rispettivi albi professionali" e che trascorso tale termine "l'iscrizione nei ruoli è effettuata d'ufficio". - per i geometri la legge non fissa alcun termine per la presentazione della domanda di iscrizione alla cassa (art.22,comma 3,l.20.10.1982,n,773 come sostituito dalla l.n.236/1990),anche perchè in caso di omessa o tardiva domanda di iscrizione alla cassa il geometra non è assoggettato ad alcuna penalità; tale omessa previsione di penalità è in sintonia con la precedente disciplina dei geometri che prevedeva per l'iscrizione alla cassa la semplice iscrizione all'albo professionale. - per i dottori commercialisti è invece previsto (art.22,comma 2,l.21.1.1986,n.21) che la domanda deve essere inoltrata alla Cassa entro sei mesi dalla data di inizio dell'esercizio della professione (e gli effetti decorrono dal 1 gennaio dell'anno in cui avviene l'iscrizione). - per i ragionieri e periti commerciali, è previsto ((art.24,comma 2,l.30.12.1991,n.414) lo stesso termine di sei mesi dalla data di inizio dell'esercizio della professione per presentare domanda di iscrizione alla Cassa. L'inosservanza delle modalità temporali (nei casi in cui sono previste) da parte del professionista per l'iscrizione alla propria Cassa di previdenza,è sanzionata dal legislatore con "penalità" pecuniarie (di solito rapportate ai contributi omessi ed al ritardo),ma non penali. Per i casi in cui la legge non prevede alcun termine per la presentazione della domanda,la domanda di iscrizione alla Cassa è da ritenersi possa essere presentata,al massi¬mo,l'anno successivo all'esercizio della professione con carattere di continuità, termine entro il quale il professionista è tenuto a comunicare alla cassa l'ammontare dei redditi professionali dichiarati ai fini irpef ed il volume d'affari ai fini dell'Iva nell'anno precedente; e ciò in quanto a tale data il professioni¬sta,è venuto a conoscenza dei redditi e del conseguente obbligo di iscrizione alla Cassa.

13. – Pluralità di posizioni assicurative dei liberi professionisti.

Il tema della unicità della posizione assicurativa pubblica in costanza di più attività lavorative con contenuti professionali distinti per le specificità funzionali di ciascuna di esse,nell'ambito della previdenza dei liberi professioni¬sti,è stato risolto in modo non uniforme dal legislatore. Non esiste,peraltro,nell'ordinamento previdenziale un principio generale inteso ad evitare che lo stesso soggetto sia iscritto contemporaneamente a più assicurazioni obbligatorie . Infatti in ordine alla compatibilità della iscrizione alla cassa di previdenza categoriale con altre attività,o status di pensionato del professionista,con conseguente obbligatorietà o meno della iscrizione alla cassa,non esiste una disciplina uniforme, anche se è possibile "intravedere" la linea di tendenza del legislatore in materia . Così l'art.22 della l.20.9.1980,n.576 e successive modificazioni ed integrazione di cui alla l.n.175/1983,prevede l'obbligo di iscrizione alla cassa sia per gli avvocati che già iscritti (perchè esercenti altra attivi¬tà lavorativa contestualmente e compatibilmente con lo status professionale) ad altre gestioni previdenziali (es.,professori universitari,insegnanti scuole medie),sia per gli avvocati già pensionati,sia della Cassa che di altri enti (per un pregresso rapporto di lavoro),per il solo fatto dell'esercizio della professione ed iscrizione all’albo) ed indipendentemente da ogni altra eventuale posizione del singolo soggetto; anche nel caso in cui l'iscrizione non potrà dare luogo ad alcun trattamento pensionistico (es.per iscrizione all'albo in età avanzata o iscritti ultraquarantenni); l'avvocato è comunque soggetto all'obbligo della iscrizione alla Cassa (e conseguente contribuzione) atteso il dovere di solidarietà di gruppo,indipendentemente dai vantaggi personali conseguibili. Sono esclusi dalla Cassa di previdenza forense,per espressa previsione (art.22,comma 5,l.n.576/1980) gli iscritti negli elenchi speciali di cui all'art.23 della l.31.12.2012 n.247. Per gli ingegneri ed architetti l'art.21,comma 5,l.3.1.1981,n.6 prevede l'esclusione dall'obbligo della iscrizione alla cassa per coloro che risultano già iscritti a forme di previdenza obbligatorie in dipendenza di un rapporto di lavoro subordinato o comunque di altra attività esercitata (es.,docenti universitari,insegnanti scuole,dipendenti pubblici e privati,rappresentanti,ecc.).Ne consegue che l'ingegnere ed architetto,pur svolgendo la professione in modo continuativo, deve "evitare" di svolgere altra attività lavorativa,anche di breve durata (es.,lavoro part-time) per non essere escluso dalla iscrizione alla cassa. Se si escludono gli avvocati e gli ingegneri ed architetti,per gli altri professionisti le normative previdenziali di categoria lasciano di norma libera scelta di iscrizione alla cassa di previdenza ai professionisti che,oltre ad esercitare la libera professione,svolgono attività per la quale risultano già tutelati ai fini previdenziali. Ed infatti,per i geometri,l'art.14 della l.4.8.1990,n.236 ha confermato la facoltatività della iscrizione alla cassa per gli iscritti ad altra forma di previdenza o già pensionati: tale norma prevede che l'iscrizione alla cassa è facoltativa per i geometri che,pur essendo iscritti all'albo ed esercitando la libera professione con carattere di continuità,sono iscritti a forme di previdenza obbligatoria o beneficiari di altra pensione in conseguenza di diversa attività da loro svolta,anche precedentemente alla iscrizione all'albo professionale . Di contenuto analogo sono le disposizioni dettate per i dottori commercialisti (art.22,comma 1,l.21.1.1986,n.21),per i ragionieri e periti commerciali (art.24,comma 1,l.30.12.1991,n.414),per i consulenti del lavoro (art.22,comma 1,l.5.8.1991,n.249),che prevedono la iscrizione facoltativa alla Cassa di previdenza per i professionisti iscritti a forme di previdenza obbligatoria o beneficiari di altra pensione in conseguenza di diversa attività da loro svolta,anche precedentemente all'iscrizione all'albo professionale; occorre segnalare,però,che sia i dottori commercialisti (art.32,comma 1,l.n.21/1986) che i consulenti del lavoro (art.22,comma 1,l.n.249/1991), iscritti in più albi professionali,devono optare per l'iscrizione in una sola Cassa di previdenza categoriale. Per i ragionieri e periti commerciali, con il nuovo sistema previdenziale di cui alla l.n.414/1991, è stato introdotto il principio dell’iscrizione in un’unica cassa di previdenza, consentendosi agli iscritti a più casse di optare per una delle casse di previdenza L'obbligo di iscrizione all'ente previdenziale categoriale che alcune casse di previdenza prevedono anche per i professionisti già soggetti - per altra attività contemporaneamente svolta - ad altro regime previdenziale pubblico ( es.,docenti universitari e di scuola in genere),trova la sua giustificazione nel passaggio della previdenza dei liberi professionisti da un sistema mutualistico (contraddistinto dall'accreditamento dei contributi in conti individuali e dalla corrispondenza fra rischio e contribuzione e quindi dalla proporzionalità fra premi e rendita) ad un sistema di previdenza solidaristico (caratterizzato da una non corrispondenza tra rischio e contribuzione e dalla irrilevanza della proporzionalità fra contributi e prestazioni previdenziali); nei sistemi previdenziali per i liberi professionisti invero il principio di solidarietà non si sovrappone al principio mutuali¬stico ma funge da correttivo mitigando il criterio di proporzionalità delle prestazioni ai contributi versati nella misura occorrente per assicurare a tutti gli appartenenti alla categoria mezzi adeguati alle loro esigenze di vita,giusto il precetto dell'art.38 Cost.. Il sistema previdenziale categoriale basato sulla solidarietà di categoria "giustifica" la soggezione all'iscrizione alla Cassa (con conseguente obbligo contributivo) di tutti i membri della categoria,compresi coloro che non abbiano comunque necessità nè intenzione di avvalersene,essendo destinatari di analoghi vantaggi assicurativi per essere titolari di altra posizione assicurativa pubblica (nè si può parlare di duplicazione di tutela in quanto si fa riferimento a due diverse attività lavorative). Quanto alla diversa disciplina esistente tra le varie casse previdenziali categoriali in tema di obbligo o meno di iscrizione alla cassa per quei professionisti che siano soggetti anche ad altro sistema previdenziale,la Corte costituzionale è intervenuta confermando la legittimità della normativa ed evidenziando come ogni sistema ha una propria autonomia e che le rispettive soluzioni sono da riportare,in linea di principio,ad accertamento di presupposti,a determinazione di fini e a valutazione di congruità dei mezzi non estensibili fuori del sistema considerato; le casse di previdenza delle varie categorie professionali sono entità distinte con una propria autonomia ed un proprio equilibrio finanziario , sicchè è giustificata una loro diversa regolamentazione (sia per quanto riguarda la normativa organica sia per quanto concerne eventuali disposizioni transitorie). In tale «quadro» di tendenza va evidenziato che il legislatore tende (l. 335/1995), a disincentivare duplicità di posizioni assicurative con conseguente duplicità di prestazione pensionistica.

14. – La cancellazione dalla cassa previdenziale categoriale.

La cancellazione dalla Cassa,come già l'iscrizione,può avvenire sia d'ufficio (es.,decesso dell'iscritto; accerta¬mento da parte della Cassa della mancanza di continuità nell'esercizio professionale), che a domanda del professionista. La cancellazione dalla cassa può avvenire infatti : - per domanda dell’iscritto; - per morte dell'iscritto; - per cancellazione dall'albo professionale; - per esercizio della professione con produzione di reddito irpef o volume di affari iva in misura inferiore ai minimi stabiliti per i vari anni dai Comitati dei delegati; - per opzione a favore di altra cassa di previdenza per liberi professionisti.

15. - Prospettive di riforma dell’accesso alla previdenza dei liberi professionisti

La diversità di regole dettate per le varie categorie professionali,sia per l'accesso alla professione che al sistema previdenziale categoriale, ha rappresentato uno degli ostacoli maggiori per la istituzione di una Cassa nazionale unica per tutti i liberi professionisti; la disorganicità delle norme in materia di previdenza delle varie categorie professionali - soprattutto in ordine ai criteri per l'accesso al sistema previdenziale categoriale - concorre direttamente alla realizzazione di palesi ed ingiuste sperequazioni nell'accumulazione delle risorse finanziarie e di conseguenza,nella erogazione dei trattamenti pensionistici; è auspicabile una generale riconsiderazione di tutta la materia dell'accesso alla previdenza dei liberi professionisti allo scopo di eliminare,nel rispetto della pluralità e della tipicità delle singole professioni,la disorganicità della legislazione vigente. E’ auspicabile che le riforme degli ordinamenti professionali siano in “linea” con gli ordinamenti previdenziali, armonizzando le discipline dei due ordinamenti, rendendo sempre più omogenee le discipline per l’accesso ad entrambi gli ordinamenti; verrebbe limitato, peraltro, il contenzioso relativo alla sussistenza dei requisiti costitutivi dell’obbligo di iscrizione, con conseguente certezza del diritto nella materia previdenziale, certezza che dovrebbe essere la regola e non l’eccezione, trattandosi di materia “sensibile”. E di quanto appena evidenziato ne hanno preso atto le stesse categorie professionali, che in occasione delle riforme al sistema previdenziale categoriale o all’ordinamento della professione, hanno in prevalenza optato per la previsione di regole comune di accesso ai due sistemi. Ed infatti, basta qui accennare alla previdenza forense, che in occasione della riforma dell’ordinamento professionale di cui alla l.31.12.2012 n.247 con l’art.21 ha previsto l’iscrizione alla Cassa Forense degli iscritti all’albo professionale. Con riferimento alla tutela previdenziale dei liberi professionisti, è auspicabile anche il «dirottamento» dell’iscrizione (e della relativa contribuzione) alla cassa di previdenza categoriale, per tutte le attività «collaterali» eventualmente svolte dal libero professionista. Tale «operazione» renderebbe l’attuale sistema meno irrazionale, ed eviterebbe (o ridurrebbe) la duplicazione di regimi e strutture previdenziali, in ciò conformandosi a strategie di semplificazione dell’organizzazione della pubblica amministrazione e degli enti strumentali, ma anche e soprattutto a linee di politica legislativa in materia previdenziale, dirette all’eliminazione di duplicazioni di organismi previdenziali e di trattamenti pensionistici, ribadite peraltro, e più volte, dallo stesso legislatore (cfr. art. 2, comma 3, l. n. 537/1993), oltre ad essere più «consona» con la riforma di cui alla l. n. 335/1995 che «tende» ad una pensione unica. L’anomala situazione della duplicità di posizioni assicurative (e conseguente ridotta tutela previdenziale) potrebbe essere eliminata con una radicale riforma dell’accesso alla previdenza in generale (e non soltanto dei liberi professionisti), prevedendo l’iscrizione e versamento della contribuzione (rectius, di tutti i contributi) nella gestione previdenziale che tutela l’attività principale: ciò consentirebbe l’attribuzione di una pensione unica rapportata a tutta la contribuzione relativa alle diverse attività svolte. Del resto, non si può ignorare che il legislatore ha già «imboccato» tale strada per i componenti delle c.d. «autorità indipendenti», prevedendo (art. 39 l. 488/1999) che il trattamento economico erogato da detta autorità a soggetto già iscritto ad un ente previdenziale, verrà attratto nella posizione contributiva e pensionabile in essere presso tale ente. Tale canovaccio sarebbe certamente più in sintonia con l’architettura del sistema previdenziale disegnato per i liberi professionisti dal d.lgs. n. 509/1994, e assicurerebbe un maggior equilibrio finanziario alle casse categoriali, che, si ricorda, attuano la tutela prevista dall’art. 38 Cost., senza alcun «aiuto» da parte dello Stato o della collettività.

I problemi attuali e le prospettive di riforma dell’accesso alla previdenza categoriale dei liberi professionisti, devono, comunque, essere inquadrati nell’evoluzione del sistema pensionistico in generale, tenendo conto delle linee di «tendenza» del legislatore in materia.