Antonio Di Stasi (a cura di), Tecniche ed ideologie nelle riforme del Diritto del lavoro, Giappichelli, Torino, 2018

3/2018 SETTEMBRE - DICEMBRE

di Leonardo Carbone

E’ in libreria, per i tipi della Giappichelli Editore, il volume curato da un qualificato gruppo di autori (Arrigo, De Meo, Bresciani, Giuliani, Pacella, Pascucci, Torsello, Agliata, Guiducci), coordinati da Antonio Di Stasi.

Il libro recensito è diviso in più capitoli, ognuno curato da un autore, in cui vengono sviluppate le tecniche e le ideologie che hanno accompagnato le riforme del diritto del lavoro in questi ultimi anni; il lettore ha così la possibilità di conoscere l’evoluzione del diritto del lavoro dagli anni 90 in poi.

I principali istituti del diritto del lavoro vengono qui esaminati attraverso una precisa analisi tecnica che il più delle volte denota come la scelta del legislatore sia il frutto della sostituzione della ideologia solidaristica con quella “neoliberale”.

In particolare, nel volume si evidenzia come dagli anni 90 la tecnica normativa cambia, diventando prassi l’utilizzo della legge delega al Governo per intervenire con decreti legislativi di dettaglio: il diritto del lavoro, dopo la fase neocorporativa diventa “autoritario”, in quanto sempre più spesso il Governo “presenta un disegno di legge….mette la fiducia (dunque limitando la funzione parlamentare e rendendo il voto palese) e senza un altro passaggio parlamentare…emana i decreti legislativi”…..con la conseguenza che si sono persi i diritti costruiti nella prima repubblica a difesa del rapporto di lavoro. Dalla lettura del volume recensito si prende atto come l’opera di distruzione dei “vecchi” caposaldi del diritto del lavoro è passata per un lavorio quasi ventennale con l’intervento continuo su alcuni istituti a fronte anche di interpretazioni giurisprudenziali non conformi agli obiettivi del legislatore riformatore.

Non si può del resto ignorare, come viene evidenziato nella quarta di copertina del volume, che il “nuovo” predominio delle regole liberali nelle recenti “riforme” del Diritto del lavoro, viene solitamente presentato come il superamento del vecchio ed inefficiente modello di regolazione dei rapporti di lavoro che -si dice- sarebbe causa diretta dell’inefficienza delle aziende e della loro non competitività. La flessibilità dei rapporti diviene totalizzante, con l’introduzione di nuove tipologie contrattuali o l’allentamento dei presupposti richiesti a tutela del lavoratore per l’utilizzo di contratti a termine, fino alla riduzione delle tutele in caso di licenziamento illegittimo.

Per ogni tematica affrontata gli autori riportano in nota ampio apparato giurisprudenziale e dottrinario. Alla mancanza di un indice analitico alfabetico, supplisce un dettagliato indice sommario per ogni capitolo, che consente al lettore di individuare l’argomento cui è interessato.

Il libro recensito è un libro che non può mancare dalla biblioteca dello studioso di diritto del lavoro.