Daniela Carbone-Leonardo Carbone, Ordinamento previdenziale dell’avvocatura

2/2021 MAGGIO-AGOSTO

A cura di Guido Canavesi

Leonardo Carbone è un antesignano e instancabile commentatore, formatore e divulgatore delle vicende giuridiche della previdenza dei liberi professionisti, in particolare di quella forense.

Nella sua ultima fatica editoriale, Ordinamento previdenziale dell’avvocatura (edito da La Tribuna), è affiancato dalla figlia Daniela, anch’essa avvocato ed esperta previdenzialista. Circostanza, questa, che pare giusto sottolineare quale concreta testimonianza della forza educativa di una passione culturale, che in questi tempi difficili ci indica una strada che trascende la dimensione familiare.

Nel volume, l’esposizione della previdenza forense è accompagnata da un ricco e aggiornato apparato di note bibliografiche, giurisprudenziali e di prassi amministrativa. Le fonti bibliografiche, in particolare, sono, sotto un duplice profilo, un interessante segnale della scarsa attenzione finora dedicata, soprattutto dal mondo accademico, alla previdenza dei liberi professionisti: da un lato, infatti, senza nulla togliere al loro valore, si tratta in molti casi di testi pubblicati su questa rivista, che per natura, dimensioni e diffusione non ha tra le sue principali finalità l’approfondimento scientifico; per altro verso note, commenti e articoli su altre riviste portano per lo più la firma dell’Autore del volume di cui stiamo scrivendo.

Il libro si articola in quindici capitoli che restituiscono una visione organica e sistematica dell’universo previdenziale degli avvocati. È una visione non descrittiva, ma critica e dinamica, attraversata da una tensione unificante che si sviluppa secondo due linee principali. La prima è metodologica e sta nella considerazione degli approdi giurisprudenziali quali elementi imprescindibili di cui occorre comunque prendere atto perché qualsiasi discorso e dialogo giuridico non resti astratto. Per quanto possa apparire ovvio, soprattutto a chi svolge la professione forense, non è una scelta scontata in un tempo in cui sfuma il confine tra fatti ed opinioni. È per questa scelta di concretezza che il volume non indulge in approfondimenti tecnico-critici su specifici aspetti (penso, ad esempio, alla vicenda interpretativa dell’art. 3, comma 12, l. n. 335/1995): offre il dato, delinea l’evoluzione legislativa e giurisprudenziale, evidenzia spunti critici e interrogativi. L’altra linea unificante lega il presente al passato e si apre al futuro. È la linea diacronica dell’evoluzione non solo normativa, ma storico-sociale della professione forense e della figura dell’avvocato.

Non a caso il volume si apre interrogandosi sulle prospettive della professione di fronte alle grandi trasformazioni e transizioni in corso, globalizzazione, digitalizzazione, calo demografico, specializzazione e trasversalità delle competenze richieste per governare la complessità dei fenomeni, solo per dirne alcune. Mentre nel secondo capitolo comincia a tracciare il filo che dalle origini prerepubblicane arriva, attraverso il filtro dei principi costituzionali, alla privatizzazione e alle sfide odierne ad essa poste dalla drammatica esperienza della pandemia.

Della privatizzazione è sottolineata, rispetto alla previdenza dei lavoratori dipendenti, la differenza in termini di solidarietà interamente endocategoriale, che si accompagna all’autofinanziamento e alla conseguente autonomia normativa degli organi delle Casse. Il riconoscimento della conformità a Costituzione di questo modello non prescinde dall’incertezza quanto al ruolo di ultima istanza dello Stato in caso di squilibri di bilancio. D’altra parte, il frequente confronto con la disciplina previdenziale delle altre categorie – ad esempio quanto al rapporto tra iscrizione all’Albo professionale e alla cassa di previdenza – dà respiro all’analisi e fa comprendere come il tratto della privatizzazione non abbia cancellato la singolarità ed autonomia delle Casse, rimettendo semmai alla volontà e responsabilità degli enti la ricerca di forme di coordinamento e sinergie tanto più necessarie a fronte di comuni bisogni, di cui l’Associazione degli enti previdenziali privati (AdEPP) rappresenta una prima esperienza da implementare.

Tra i molti aspetti toccati nei capitoli del libro, due in particolare meritano di essere richiamati, per la loro attualità. Innanzitutto, è significativa la chiusa del libro (cap. 15), dedicata ai trattamenti assistenziali erogati da Cassa forense, aspetto meno noto rispetto alla primaria funzione pensionistica, eppure ricco di misure. Da altra prospettiva, importante e meritoria è l’attenzione riservata agli istituti – ricongiunzione, totalizzazione e cumulo – volti a garantire la posizione assicurativa di coloro la cui contribuzione sia dispersa in più enti previdenziali a causa delle diverse attività lavorative esercitate. La gratuità della totalizzazione e del cumulo ne fanno strumenti di grande impatto pratico, ma ancora poco conosciuti tra i potenziali fruitori. Per concludere, domandiamoci: qual è il ruolo attuale della previdenza forense?

La risposta degli Autori può sorprendere, perché sposta l’asse della previdenza dalla liberazione di un possibile futuro bisogno ad una garanzia di certezza – che è pur sempre un bisogno – nell’oggi. È questo, infatti, il senso di quanto si legge nelle prime pagine del libro e cioè che il sistema previdenziale deve «interpretare e guidare la fase di trasformazione della professione, garantendo non solo l’assistenza nelle situazioni di bisogno, ma assicurando anche un’assistenza sulla capacità lavorativa del professionista, con un sostegno economico per fare superare al professionista un momento critico».