Enrico Morello, Ufficio salti mortali, Codice edizioni, Torino, 2018, pagg.250, € 14,00

2/2018 MAGGIO - AGOSTO

di Leonardo Carbone

In questi ultimi anni sono sempre più numerosi i colleghi che si avventurano nella narrativa, scrivendo romanzi che spesso sfuggono al grande pubblico, ma è un vero peccato, perché si è, con il libro recensito, in presenza di “storie” dell’avvocatura, che consentono di fare conoscere le vicissitudini della professione forense, sopratutto degli ultimi anni, anche agli addetti ai lavori, vicissitudini che spesso ignoriamo o fingiamo di ignorare.

Il collega Morello, con il libro recensito, anziché avventurarsi in disquisizioni giuridiche, ha preferito raccontare, con molta ironia, la storia di un avvocato di 50 anni, che dopo vicissitudini familiari, è passato da un periodo di agiatezza ad un periodo di grosse difficoltà (clienti che non pagano, debiti con il fisco, difficoltà nel pagare gli alimenti alla ex moglie e figli). Come si legge nella copertina del libro, le “cose sembrano cambiare in meglio quando improvvisamente ricompare un amico del liceo, che nel frattempo si è misteriosamente arricchito dopo una permanenza all’estero durata molti anni.

Il vecchio compagno gli affida le battaglie legali della sua società, condotte contro il sistema e i poteri forti che con ogni mezzo cercano di ostacolarne l’attività”…ma arriva una ulteriore delusione perché non si accorge che l’amico lo sta “usando”. Il libro è uno spaccato sui cambiamenti della professione forense che spinge l’autore a scrivere (sulla quarta di copertina), con riferimento soprattutto ai liberi professionisti sulla cinquantina, che hanno difficoltà a trovare il lavoro, ad essere pagati, entrando a fare parte della schiera dei “precari” che dal pubblico impiego si è estesa anche ai professionisti, che “Siamo i nuovi poveri, gli ex ricchi che non pagano più l’affitto dello studio e l’iva ma non lo possono dire, quelli che se gli chiedi come va ti rispondono “Benissimo”, persino tra colleghi, anzi specialmente tra colleghi, “Come va il lavoro?” “Benissimo”, ma non è vero, va male, ce n’è sempre meno e noi siamo troppi”. L’autore, con il libro recensito dà uno spaccato anche dei cambiamenti e delle “vicissitudini” della società degli ultimi anni, allorchè il protagonista del romanzo (avvocato cinquantenne) afferma “Frequento un circolo di falsi ricchi, o ex ricchi che vorrebbero continuare a esserlo o comunque a sembrarlo, un circolo dove i veri ricchi non entrerebbero mai e la metà dei soci è composta da avvocati figli di avvocati”.

La storia dell’avvocato cinquantenne (sfigato) viene raccontata con uno stile sobrio ed essenziale che agevola la lettura, che scorre piacevolmente ed una volta iniziata è difficile smettere, anche perché tratta fatti e vicende dell’avvocatura che quotidianamente viviamo nelle aule dei tribunali e nei bar adiacenti (ai tribunali)….e che ogni avvocato (soprattutto i praticanti avvocati) dovrebbe leggere.