Francesco Marzano Elogio degli avvocati scritto da un giudice

1/2018 GENNAIO - APRILE

A cura di Leonardo Carbone

Ed. Il Coscile, 2017, pagg. 88, € 12

 Dopo “Elogio dei giudici scritto da un avvocato” di Piero 95 Calamandrei, ridato alle stampe nel 1938, è in libreria, per i tipi dell’editore Il Coscile, il libro di Francesco Marzano, Presidente di Sezione emerito della Suprema Corte di Cassazione, in cui viene fatto – da un magistrato – l’elogio degli avvocati. A distanza di quasi tre quarti di secolo, rispondendo all’augurio del Calamandrei (“A quando l’elogio degli avvocati scritto da un giudice?”) è arrivato il volume recensito, che l’autore ha curato col suo stesso spirito di giusta considerazione della sacralità del lavoro sia dei giudici che degli avvocati, considerando in particolare i vari aspetti della funzione degli avvocati ed arricchendo il suo dire anche con una buona dose di dotta ironia maturata in tutta la sua lunga e proficua esperienza professionale. Non esita a riferire di avere letto anche in una sentenza “nel caso a mano” per dire “nel caso che occupa”, così apprendere in altra decisione che la vittima aveva subito una deflagrazione, diversamente da tutte le sue sventurate consimili che in reati di violenza sessuale… in genere subiscono la deflorazione. Nel rapporto “sull’avvocatura” l’autore evidenzia come profondamente diverse sono le professioni del giudice e dell’avvocato, diverse ma non contrapposte, non duellanti, né tanto meno rissanti. Tra giudice ed avvocato non v’è, non può esserci, alcun rapporto di antagonismo, solo di empatia, nel reciproco rispetto dei diversi ruoli e nella consapevolezza del comune operare, nella casa comune della giustizia, per il perseguimento, il più umanamente appagante, dei fini che le sono propri. Nel “parlare” dell’avvocatura l’autore afferma come in fondo, al giudice non interessa affatto la frase dotta ed elegante, perfetta ed affrancata anche da svarioni lessicali, quanto piuttosto la capacità del difensore di condurlo al nocciolo dei problemi, di sollecitare su questo la sua attenzione, la sua riflessione e la sua coscienza critica, tanto da affermare di essere “grato al difensore che, sollecitando la coscienza critica del giudice, lo obbliga al dovere di umiltà”, e continua affermando “Sono grato al difensore che, nel sollecitare la mia coscienza critica, mi prospetti tutti gli argomenti idonei a sorreggere la sua tesi, perché io possa raffrontarli e compararli con quelli opposti dell’altra parte… solo così ho il conforto di sapere che nulla mi sfugga nel momento in cui devo assumere la mia decisione, e la doverosa parzialità è pungo e stimolo ineliminabile di completezza ed esaustività del mio giudizio”. Dà conto dell’alta funzione dell’avvocato scrivendo che “l’avvocatura italiana… ha assoluto bisogno di ritrovare la considerazione ed il corale apprezzamento della sua insostituibile funzione, l’incondizionato riconoscimento del suo fondamentale compito: non v’è civiltà del diritto e non v’è civiltà tout court senza l’avvocato”. Prosegue l’autore affermando “Benedetta l’invenzione dell’avvocatura che, assicurando la uguaglianza delle armi, consente il processo ed al giudice di essere giudice, ed assicura così la civiltà del diritto”, Da giudice, sa bene quanto sia prezioso e carico di responsabilità e di tensione il lavoro degli avvocati, costruito giorno per giorno con determinazione, prudenza e competenza, ma soprattutto con umanità, per perseguire solo e sempre la giustizia, e non può, come giudice, affermare di ammirare l’avvocato che spenda tutte le sue energie e la sua scienza nella tutela dei diritti del suo assistito senza badare al rilievo sociale del suo cliente. “Benedetta l’avvocatura che svolge, in tal caso, un insostituibile ruolo solidaristico e che, assicurando la reale “parità delle armi”, si fa garante dei diritti del suo officioso cliente, che testimonia non solo che “la legge è uguale per tutti”, come sta scritto nelle aule giudiziarie, ma che anche “l’avvocato è uguale per tutti”. Il libro recensito dovrebbe (anzi deve) essere letto da ogni avvocato… ma anche dai magistrati, lettura che, peraltro, scorre piacevolmente.