Giorgio Fontana, Il lavoro precario e il suo diritto. Un’introduzione critica Napoli, Edizione Scientifica, 2019, pagg. 218, € 14

3/2020 SETTEMBRE - DICEMBRE

A cura di Leonardo Carbone

È in libreria il libro recensito curato da Giorgio Fontana sul lavoro precario, in un momento in cui, se il vecchio diritto del lavoro sembra sul viale del tramonto, il futuro è ancora incerto e nebuloso. Come si legge nella introduzione del libro “lasciare il lavoro nelle mani del mercato e della libertà del contratto, che ne è il principale strumento realizzativo, significa trattare il lavoro umano come una cosa liberamente negoziabile, fino al punto da compromettere la stessa riproduzione sociale della classe lavoratrice. Per questo il diritto del lavoro che si contrappone alla libertà del mercato, è indispensabile più di tutti gli altri diritti, come i nostri costituenti, del resto, avevano ben compreso”.

Non si può comunque ignorare che il diritto del lavoro, da un lato è indispensabile al funzionamento della società di mercato, perché garantisce la sussistenza della forza lavoro impiegata nella produzione e crea il consenso sociale necessario alla legittimazione del sistema di capitalismo democratico, mentre dall’altro solleva perplessità ed obiezioni da parte di chi ritiene prioritario salvaguardare le libertà economiche come principio basilare delle nostre comunità e viene considerato talvolta come un ostacolo a queste libertà.

Il libro recensito è un contributo critico dell’autore su un tema molto complesso e dibattuto, la precarietà del lavoro, ritenuta una delle cause degli squilibri interni alle nostre società. Il libro, nella prima parte, ricostruisce la nascita del “mito” della flessibilità del lavoro e passa al setaccio le principali fonti giuridiche della precarietà – il lavoro autonomo di seconda e terza generazione, i rapporti di breve durata – descrivendo la progressione dell’ordinamento giuridico verso una maggiore liberalizzazione del mercato del lavoro, obiettivo principale delle politiche del lavoro nelle passate legislature (i primi tre capitoli titolano rispettivamente “Come nasce la precarietà nel diritto del lavoro”, “Il problema della regolamentazione del nuovo lavoro autonomo” e “Il lavoro flessibile subordinato”).

Come si legge nella quarta di copertina del libro recensito, oggi una delle questioni al centro delle riflessioni dei giuslavoristi è la possibilità di una trasformazione ancora più avanzata, che nasce dall’impatto del platform capitalism e della gig economy, in grado di cambiare drasticamente il lavoro nelle società post-industriali mettendo in crisi le categorie e le collaudate regole del diritto del lavoro. Nella seconda parte del volume l’autore si “dedica” ad indagare i presupposti culturali della trasformazione del lavoro, ed a riconsiderare i valori fondativi del diritto del lavoro, l’uguaglianza e la solidarietà, in perenne tensione con le ragioni dell’economia di mercato. Ed infatti i capitoli IV e V titolano rispettivamente “La flessibilità, i nuovi valori, la crisi dell’uguaglianza” e “L’origine della precarietà e i suoi presupposti”.

Il volume recensito si “chiude” con il capitolo VI titolato “Spunti e idee per un nuovo diritto del lavoro”. Per l’autore la ricerca di un equilibrio sembra diventare sempre più difficile, la crisi globale ha distrutto la credibilità dei vecchi paradigmi e ne nascono altri, ma un nuovo diritto del lavoro non c’è ancor a, anche se si intravedono le sue basi. È un libro che ogni giuslavorista e studioso del diritto del lavoro in generale non può non leggere anche per i numerosi spunti di riflessioni dell’autore.